La Quaresima del Nicaragua: Ortega vieta 5.726 processioni

Di Caterina Giojelli
02 Marzo 2026
Stretta del regime sulle celebrazioni e sulla vita delle parrocchie. Anche quest’anno, i fedeli si preparano alla Pasqua con la polizia fuori dalle chiese, messe sorvegliate e il divieto di «attività religiose» in pubblico
Una donna regge una croce fatta di foglie durante la celebrazione della Domenica delle Palme a Managua, Nicaragua, 2 aprile 2023
La celebrazione della Domenica delle Palme a Managua, Nicaragua, 2 aprile 2023 (foto Ansa)

Questa Quaresima saranno vietate in tutto «5.726 processioni, per un totale di 27.034 tra processioni e atti di pietà popolare proibiti dalla dittatura sandinista dal 2019». Martha Patricia Molina aggiorna ad Aciprensa i numeri del sesto rapporto della sua indagine Nicaragua: una Chiesa perseguitata, terribile bilancio dell’oppressione cristiana da parte del regime che i lettori di Tempi conoscono bene.

Un rapporto consegnato a ottobre a Leone XIV e che documenta la più grande e sistematica persecuzione che la Chiesa abbia mai conosciuto nel paese: oltre 300 religiosi costretti all’esilio, più di mille enti ecclesiali chiusi, 36 chiese confiscate e decine di media cattolici messi a tacere; un soffocamento della vita religiosa che, nel 2025, ha assunto contorni ancora più brutali, come ha testimoniato il drammatico Te Deum inviato a Tempi da uno dei sacerdoti esiliati dal governo sandinista, allontanato dalla sua parrocchia, poi imprigionato in una cella di massima sicurezza, in isolamento totale, torturato e infine cacciato dal suo paese.

La polizia minaccia i parroci: «Tutte le attività religiose sono proibite»

Per questa Quaresima, iniziata il 18 febbraio, la strategia del regime di Daniel Ortega e Rosario Murillo contro le 409 parrocchie del Nicaragua si è affinata: oggi «è il capo della polizia o un suo subalterno a dire al sacerdote che le attività religiose sono proibite e che tutte devono essere svolte all’interno delle chiese». Solo a pochi parroci è stato concesso, al massimo, «il permesso di fare un giro intorno all’isolato della chiesa», previa lettera indirizzata al capo della polizia per richiedere l’autorizzazione, dichiarare se e quanti fuochi d’artificio intenda utilizzare «e chi saranno le persone incaricate di maneggiarli».

La polizia «è arrivata al punto di richiedere il programma della Settimana Santa alle diocesi», mentre, come negli ultimi anni, i sindaci organizzino attività “religiose” «senza l’autorizzazione e la partecipazione della Chiesa cattolica». Vietata per quest’anno anche la Via Crucis di Managua, già confinata negli anni scorsi nel perimetro della chiesa, sorvegliato da una coppia presidenziale che vede nel rito pubblico un atto di sedizione.

Gli Ortega «citano Dio per coprire i crimini quotidiani»

In Nicaragua, ricorda l’avvocata nicaraguense in esilio, «nulla è normale. Siamo l’unico paese d’America in cui una dittatura perseguita i cristiani solo perché professano la loro fede. I laici entrano in chiesa per pregare, per partecipare alle celebrazioni eucaristiche, per sciogliere i loro voti, ma in Nicaragua queste azioni, che non fanno male a nessuno, la dittatura le criminalizza e le considera atti contrari al progetto rivoluzionario».

Il regime maschera questa repressione con una retorica intrisa di misticismo distorto. Molina mette in guardia dalla dialettica dei «co-dittatori», precisando che il ruolo di Rosario Murillo è, in questo senso, preminente, capace di citare le Scritture per coprire i crimini quotidiani. «Parlano dell’amore per il prossimo, dell’amore per Dio e del Vangelo. Ma dobbiamo chiedere a Dio di non lasciarci ingannare da questi messaggi falsi, perché nessuno che ama il vero Dio commette quotidianamente tutte le azioni perverse e i soprusi che compie la dittatura».

In Nicaragua «chiunque può essere arrestato o esiliato in qualsiasi momento»

Tassate le elemosine, rubata la pensione ai preti, chiusa Radio Maria, retate nelle diocesi, vietato l’ingresso della Bibbia, vietati i presepi viventi per le strade, vietato festeggiare la Purísima (la Madonna, santa patrona del Nicaragua, nella settimana che porta alla festa dell’Immacolata concezione), vietate le processioni: ogni celebrazione, anche in vista di questa Pasqua (proprio come a Natale), resterà confinata tra le mura dei templi, sotto la «sorveglianza permanente della polizia e sotto la minaccia che tutto ciò che viene detto o fatto possa essere considerato un crimine. Chiunque può essere arrestato o esiliato in qualsiasi momento», ricordava la stessa Molina a Tempi.

Il sandinismo ha individuato nella Chiesa l’ultima istituzione dotata di quella «riserva di credibilità morale» che il potere ha perduto nel sangue delle repressioni del 2018. Per questo la persecuzione si è fatta sistematica: altoparlanti della polizia piazzati davanti alle cattedrali per coprire con musica ad alto volume il suono della liturgia e un monitoraggio costante che non risparmia nemmeno i momenti di preghiera. «In Nicaragua la dittatura offre solo tre opzioni: l’esilio, il carcere o la morte».

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