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Il momento di massima vicinanza fra America e Israele rischia di finire in divorzio

Di Rodolfo Casadei
09 Giugno 2026
La divaricazione degli interessi di Trump e di Netanyahu va perfino al di là degli obiettivi divergenti perseguiti dai due leader nella maxi offensiva avviata insieme contro l’Iran e i suoi “mandatari” in Libano e a Gaza
Il presidente americano Donald Trump nel suo resort di Mar-a-Lago, Florida, con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu , 29 dicembre 2025 (foto Ansa)
Il presidente americano Donald Trump nel suo resort di Mar-a-Lago, Florida, con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu , 29 dicembre 2025 (foto Ansa)

Chiunque sia il leader della coalizione alternativa al governo uscente di Benjamin Netanyahu nelle elezioni che si terranno in Israele a settembre o a ottobre (l’ex generale Gadi Eisenkot, l’ex capo di gabinetto Naftali Bennet, oppure l’attuale leader dell’opposizione Yair Lapid), le argomentazioni per convincere gli elettori a mandare a casa la maggioranza che ha governato il paese dalla fine del 2022 e premiare l’alternanza sono facili da immaginare: la strada ultramilitarista scelta da Netanyahu per reagire al pogrom del 7 ottobre 2023 non ha accresciuto la sicurezza degli israeliani, ha estenuato le forze armate e soprattutto ha incrinato in modo apparentemente irreversibile l’alleanza con gli Stati Uniti. Le sfuriate telefoniche di Donald Trump col primo ministro israeliano per la questione libanese e le prime pagine dei giornali americani con la notizia non confermata che esisterebbe un rapporto della Defense Intelligence Agency (Dia, il servizio d'intelligence militare del Penta...

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