«In Nicaragua vogliono annientare la Chiesa. Il mio dossier nelle mani del Papa»

Di Paolo Manzo
17 Ottobre 2025
Intervista a Martha Molina, l’avvocata che ha fatto avere a Leone XIV un report sulle persecuzioni anticattoliche del regime di Ortega: «In un paese di 7 milioni di abitanti, 80 mila paramilitari sorvegliano la vita dei cattolici fin dentro casa»
Via Crucis per i cristiani perseguitati dal regime sandinista in Nicaragua, San José, Costa Rica, 23 marzo 2024 (foto Ansa)
Via Crucis per i cristiani perseguitati dal regime sandinista in Nicaragua, San José, Costa Rica, 23 marzo 2024 (foto Ansa)

Martha Patricia Molina, avvocata nicaraguense in esilio, è oggi la voce più autorevole della Chiesa perseguitata del Nicaragua. Il suo dossier, intitolato Nicaragua: una Chiesa perseguitata, è stato consegnato in ottobre nelle mani di papa Leone XIV dalla sua amica Muriel Sáenz. Nel documento, la giurista ricostruisce in modo dettagliato la repressione sistematica contro sacerdoti, vescovi e laici cattolici da parte del regime sandinista di Daniel Ortega e sua moglie, Rosario Murillo.

Da quando, nel 2018, le proteste popolari contro il governo si sono trasformate in una brutale campagna di terrore, con oltre 500 morti, soprattutto giovani, uccisi dalla dittatura, la Chiesa che aveva difeso gli studenti universitari perseguitati è diventata agli occhi del potere un nemico politico da eliminare. Secondo i dati raccolti da Molina, oltre 300 religiosi sono stati costretti all’esilio, più di mille enti ecclesiali chiusi, 36 chiese confiscate e decine di media cattolici messi a tacere: un soffocamento della vita religiosa che, nel 2025, ha assunto contorni ancora più brutali.

La fine sospetta di Cárdenas, consulente dei vescovi

A confermare la gravità della situazione è arrivata la denuncia della Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh), che ha condannato la morte di Carlos Cárdenas, consulente legale della Conferenza episcopale nicaraguense, arrestato a luglio e deceduto in cella in agosto. «La morte di Cárdenas ha lasciato troppi dubbi», racconta Molina a Tempi. «Era sotto sequestro del regime sandinista. Alla famiglia non è stato permesso nemmeno di vegliarlo o di celebrare un funerale. Tutto è avvenuto in fretta, senza indagine medica indipendente: l’istituto legale è totalmente asservito alla dittatura sandinista. Lui è la settima persona assassinata dalla dittatura sotto il regime di sorveglianza penitenziaria ed è molto triste quello che sta succedendo alla gente della Chiesa».

Nel suo lavoro di documentazione, ci racconta Molina, «mi arrivano quotidianamente denunce sulla repressione che stanno subendo i sacerdoti, i vescovi, i diaconi, le religiose, i chierici e i laici. Ma purtroppo la gente non denuncia pubblicamente perché ha paura, la repressione sta aumentando sempre di più in Nicaragua e le persone potrebbero essere imprigionate, esiliate o anche uccise». Per questo il numero delle denunce pubbliche «è diminuito considerevolmente, e le accuse sono sempre più spesso anonime. Di queste, comunque, non ho tenuto conto nel dossier», aggiunge la giurista. Lo stesso dossier, consegnato al Papa, è già arrivato all’Onu, all’Osa (l’Organizzazione degli Stati americani) e al dipartimento di Stato americano, che nel 2024 ha conferito a Molina l’International Religious Freedom Award.

Papa Leone XIV riceve dalle mani di Muriel Sáenz il dossier di Martha Molina sulle persecuzioni contro la Chiesa cattolica in Nicaragua (foto M. Sáenz)

La morte di padre Guevara Calero, attaccato con l’acido in chiesa

La persecuzione non risparmia neppure i simboli più sacri. Domenica scorsa, 12 ottobre, è morto il sacerdote Mario Guevara Calero, vittima nel 2018 di un attacco con acido solforico nella cattedrale di Managua. L’aggressione fu compiuta da una cittadina russa, Elis Leonidovna Gonn, che gettò il liquido corrosivo sul volto e sul corpo del prete, provocandogli gravi ustioni.

La stessa Gonn, liberata dalla dittatura per motivi mai chiariti, è tornata a colpire due anni dopo in Italia: il 23 giugno 2020 ha infatti accoltellato – dopo avergli spruzzato addosso del gas urticante – il gestore di un bar di Torino dove si era presentata per un colloquio di lavoro.

Il 63enne padre Guevara è morto dopo anni di sofferenze e numerosi interventi chirurgici. Questa settimana sarà sepolto a Masaya. La sua figura è una delle tante divenute simbolo del martirio della Chiesa nicaraguense.

I numeri della persecuzione

«Di fronte ai regimi criminali che soggiogano i popoli», ha ricordato martedì monsignor Silvio Báez, vescovo ausiliare di Managua costretto in esilio a Miami, «dobbiamo coltivare la ribellione spirituale, intellettuale e morale per denunciare l’ingiustizia». Le parole di Báez riecheggiano nel nuovo rapporto di Molina: tra il 2018 e luglio 2025 si contano 1.010 attacchi o aggressioni contro la Chiesa cattolica e oltre 16.500 processioni o atti di pietà popolare proibiti. «Il regime vuole annientare la fede cattolica», spiega l’avvocata a Tempi, «imponendo omelie di massimo cinque minuti, vietando di pregare per i vescovi in esilio e punendo i fedeli che chiedono libertà durante la Messa».

Il controllo, denuncia Molina, è capillare: «Solo i paramilitari incaricati della sorveglianza ecclesiale sono più di 80 mila. In un paese di 7 milioni di abitanti, più dell’1 per cento della popolazione è coinvolto nella persecuzione religiosa». Nonostante ciò, la Chiesa nicaraguense continua a resistere. «Le famiglie cattoliche mantengono viva la fiamma della fede», racconta, «anche nelle case sorvegliate. I sacerdoti in esilio celebrano in silenzio, in case private o cappelle di fortuna, ma non smettono di servire il popolo di Dio».

Con la consegna del dossier in Vaticano, Molina spera che «la voce della Chiesa perseguitata del Nicaragua risuoni nel cuore della cristianità». Papa Leone XIV, afferma l’attivista, «rappresenta un faro di speranza per chi vive nella paura. La mia missione non è politica ma morale: mostrare al mondo che in Nicaragua si muore per la fede, e che il silenzio complice è anch’esso una forma di persecuzione».

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