Proposta rivoluzionaria ad Omegna: «Perché non facciamo lavorare i cassaintegrati per il Comune?»

Un ordine del giorno firmato all’unanimità propone l’istituzionalizzazione dell’originale trovata di Alessi: destinare i cassaintegrati al mantenimento del verde pubblico e a pitturare le scuole

Una proposta per far risparmiare i Comuni e, al tempo stesso, riattivare i cassaintegrati. La giunta di Omegna, paesino di 16 mila abitanti sulle rive del lago d’Orta in provincia di Verbano Cusio Ossola, ha votato all’unanimità un ordine del giorno che impegna l’amministrazione comunale ad attivarsi presso il Governo per sollecitare un intervento legislativo che consenta l’impiego, da parte degli enti locali, di lavoratori in cassa integrazione. Dovrebbero essere loro a svolgere quelle attività che gli enti, a causa di problemi di organico, carenza di professionalità o limiti di spesa, non possono più permettersi.
La proposta mira a istituzionalizzare una trovata di Alessi, la storica azienda locale di design, oggetti da cucina e altri casalinghi, che ottenne gli onori della cronaca nazionale quando, solo qualche mese fa, prestò al Comune i suoi dipendenti in cassa integrazione per svolgere lavori come la pulizia delle strade e il mantenimento del verde urbano. Allora anche l’amministratore delegato Michele Alessi fece il giardiniere per un giorno affiancato nello svolgimento delle sue mansioni dai sindacalisti della fabbrica.

UN MODELLO PER IL PAESE. Promotore dell’iniziativa è stato il consigliere di opposizione, il pidiellino Giulio Lapidari, che è anche vicepresidente del Consiglio provinciale, e che aveva presentato un suo ordine del giorno che poi è stato assorbito in un nuovo odg che ha ottenuto il voto unanime della giunta. Nella versione finale si legge che il Consiglio comunale di Omegna «esorta un confronto con le sigle sindacali per verificare fattivamente e in tempi brevi la realizzazione di un progetto di collaborazione tra i cassaintegrati e la città di Omegna per esigenze e necessità da concordare». Potrebbero essere interessati lavori come, per esempio, l’imbiancatura e i piccoli interventi di manutenzione ordinaria nelle scuole, la pulizia delle strade e il mantenimento del verde pubblico. Lavori per i quali il Comune dovrebbe solamente pagare i materiali necessari e di cui si incaricherebbero i cassaintegrati che già ricevono l’ottanta per cento del loro stipendio dalla ditta per cui lavorano. Un progetto che, precisa l’odg, «potrebbe essere d’esempio per altre realtà e, magari, promosso su scala nazionale». L’ordine del giorno sarà «trasmesso alla Provincia, alla Regione e al ministero del Lavoro».
A beneficiare di una simile soluzione, precisa Lapidari, sarebbero tanto il Comune, che potrebbe finalmente concludere quei lavori ora fermi per assenza di risorse, quanto la collettività e i cassaintegrati, che così potrebbero perlomeno evitare l’inattività. Con l’effetto, inoltre, di disincentivare la ricerca, da parte dei cassaintegrati, di secondi lavori in nero.