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Processo Del Turco, in appello l’accusa chiede condanna più lieve. Ma le «prove schiaccianti» proprio non ci sono

ottobre 1, 2015 Chiara Rizzo

Entra nel vivo, davanti alla corte dell’Aquila, il secondo grado di “Sanitopoli Abruzzo”. Il pg: nulla di anomalo nei conti dell’ex governatore

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Una condanna più lieve tenendo conto «della pena giusta e non spettacolarmente esemplare». Con le parole pronunciate del procuratore generale dell’Aquila Ettore Picardi nella sua requisitoria, entra nel vivo il processo di appello “Sanitopoli Abruzzo” che ha come imputato eccellente Ottaviano Del Turco. L’ex governatore del Pd è accusato (insieme a due assessori della sua giunta, al segretario della presidenza regionale, all’ex capogruppo Pd in regione, all’ex dirigente dell’Asl di Chieti, a un ex consigliere regionale del Pdl e all’ex direttore dell’Agenzia sanitaria regionale) di corruzione per aver preteso e ottenuto presunte tangenti dall’imprenditore della sanità privata abruzzese Vincenzo Angelini (co-imputato all’Aquila e a sua volta “protagonista” di un altro processo a Chieti per bancarotta fraudolenta).

LE ACCUSE. Nel processo di primo grado Del Turco è stato condannato a 9 anni e 3 mesi. Ad Angelini, considerato il teste chiave dell’impianto accusatorio, sono stati comminati invece 3 anni e 6 mesi, sempre per corruzione. I giudici di primo grado, guidati dal presidente Carmelo De Santis (andato in pensione per raggiunti limiti di età subito dopo il verdetto), hanno ritenuto attendibile l’accusa mossa a Del Turco e agli altri imputati di aver intascato 5,8 milioni di euro in cambio di “aggiustamenti” al sistema sanitario regionale a vantaggio di Angelini. La “gola profonda”, dopo aver inizialmente negato di aver mai versato tangenti, aveva ricostruito le presunte dazioni nel corso di alcuni interrogatori fiume nel 2008, seguiti, il 14 luglio dello stesso anno, dal clamoroso arresto di Del Turco e degli altri imputati.

«PROVE SCHIACCIANTI». Quel giorno il procuratore capo di Pescara Nicola Trifuoggi aveva anche convocato un’affollata conferenza stampa in cui aveva promesso «una valanga di prove schiaccianti». Tuttavia ci volle un altro anno e mezzo di ulteriori indagini prima che si avviasse il processo di primo grado. E la “prova regina” dell’accusa risultò essere una serie di fotografie, scattate dall’autista di Angelini, che proverebbero come quest’ultimo avesse consegnato direttamente a casa dell’allora governatore parte delle tangenti. Ma si tratti di immagini molto buie e del tutto sfuocate (come si vede qui sotto). Nel corso delle indagini e del processo, per altro, non sono state trovate somme di dubbia provenienza nei conti di Del Turco, passati al setaccio, e nemmeno tra i suoi beni immobili. Ciò nonostente, i giudici del tribunale di Pescara hanno ritenuto che «le dichiarazioni di Angelini, anche qualora lo si ritenga di scarsa credibilità soggettiva, risultano suffragate da numerosi riscontri, certi e concernenti aspetti non marginali della narrazione».

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NULLA NEI CONTI BANCARI. È proprio sull’aspetto dei soldi, la prova reale di tangenti, che si è concentrata in appello l’esposizione delle tesi accusatorie davanti alla Corte dell’Aquila. Tra i passaggi più interessanti della requisitoria del pg Picardi, quello in cui il magistrato ha dichiarato che mentre per gli altri imputati della giunta Del Turco ci sarebbero riscontri di flussi anomali di denaro e di possibili tangenti nei conti bancari, nel caso dell’allora governatore abruzzese non c’è nessuna anomalia, né nei movimenti bancari, né in quelli finanziari, né in quelli immobiliari.

UNA «PENA GIUSTA»? Picardi ha proseguito spiegando che, sebbene questo aspetto possa rafforzare gli argomenti della difesa di Del Turco, per lui le accuse restano credibili per il complesso delle testimonianze di Angelini, della sua segretaria e del suo autista, oltre che per le fotografie. Picardi ha detto anche che a suo giudizio la pena inflitta a Del Turco è eccessivamente sproporzionata, e ha chiesto di ridurla di tre anni, per un totale di sei anni e mezzo di reclusione. Il procuratore Picardi ha infatti sottolineato: «Ritengo che non si possa aderire in pieno a quelle che sono state le valutazioni dei colleghi che hanno richiesto le condanne e di quelli che hanno effettuato le decisioni di primo grado, quindi ci sarà una diminuzione delle stesse in quanto mi pare più in linea con i precedenti giudiziari tenere conto della pena giusta e non di quella spettacolarmente esemplare, secondo il mio modo di vedere».

Foto Del Turco in tribunale: Ansa


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