Il triste destino dei figli dell’eterologa: essere «indecidibili». Impossibile stabilire di chi siano gli embrioni scambiati al Pertini

Secondo il Comitato nazionale di bioetica ci sono «buone e fondate ragioni» per attribuire la paternità dei gemelli «a entrambe le coppie». Potrebbero vivere con quattro genitori

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Di chi sono i due gemelli che per uno scambio di provette all’ospedale Pertini saranno partoriti da una donna diversa dalla madre genetica, sposata a un uomo diverso dal padre genetico? Già la domanda fa pensare a questi bambini come oggetti ma la risposta del Comitato nazionale di bioetica è ancora più inquietante: la questione è «indecidibile».

«QUESTIONE INDECIDIBILE». Come scrive il Foglio, il Comitato è stato interpellato dalla Regione Lazio per risolvere la drammatica guerra tra le due coppie, aperta da questo caso di fecondazione eterologa involontaria: i bambini sono dei genitori genetici o della donna che li sta portando in grembo? «Il parere del Cnb riconosce buone e fondate ragioni a entrambe le coppie. Per questo dichiara “indecidibile”, da un punto di vista bioetico, un’attribuzione netta di maternità e paternità».

QUATTRO GENITORI. Dal punto di vista giuridico, invece, la questione è aperta. I due bambini possono avere solo due genitori che, per assurdo, potrebbero essere anche la madre partoriente e il padre genetico. Qualunque soluzione venga scelta, «il Cnb sostiene però che non sarà possibile escludere nessuno di quei quattro soggetti dal contatto con i bambini, che con le opportune cautele dovranno conoscere la verità sulle circostanze della propria nascita». I gemelli, dunque, grazie alla fecondazione extracorporea potrebbero avere una vita abitata da quattro genitori, due genetici e due committenti.

MATERIALE DA LABORATORIO. Bisognerà cominciare ad abituarsi a questi casi ora che la Corte costituzionale ha deciso che la fecondazione eterologa, un tempo vietata dalla legge 40, è legale perché gli adulti hanno diritto ad avere bambini. Ma, come scrive il Foglio, «corollario della “produzione semi-industriale di bambini” e della sua logica sono anche le teorie esposte da Gilberto Corbellini e Michele De Luca, sull’ultimo Domenicale del 24 Ore, per sostenere l’uso di embrioni umani a fini di ricerca. Trasferita la fertilizzazione fuori dal corpo della donna, l’embrione diventa mero “aggregato di cellule”, nient’altro che materiale da laboratorio». Un destino anche peggiore dell’indecidibilità.

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