Perché le scuole paritarie devono pagare l’Ici?

C’è un vuoto normativo creato dal governo Monti. Dopo i recenti casi di Livorno, Ferrara e Trento, parla il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi

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Il primo a chiedere l’Ici alle scuole paritarie è stato il Comune di Livorno, un’iniziativa confermata dalla Cassazione. Poi è toccato a quelle di Ferrara, difese strenuamente dall’arcivescovo Luigi Negri con una lettera a Matteo Renzi. Quindi è toccato alle scuole della provincia di Trento e, infine, a Ravenna, dove 14 istituti paritari pare debbano al Comune circa 180 mila euro di Ici arretrati. Pare che anche l’amministrazione di Bologna ci stia pensando. Tempi.it ne ha parlato col sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, da sempre impegnato sul fronte della libertà d’educazione.

Possiamo fare un po’ di chiarezza? È giusto che le scuole paritarie debbano versare l’Ici?
Occorre fare parecchi passi indietro, e arrivare fino al 1992, quando al governo c’era Giuliano Amato. Sotto la sua legislatura è stato introdotto l’Ici (imposta comunale sugli immobili) e di conseguenza sono state introdotte tutte le relative esenzioni, tra le quali quelle per le associazioni di volontariato e le scuole paritarie, in quanto facenti servizio pubblico. Così come lo svolgono le scuole statali, alle quali però l’Ici non è mai stato chiesto. Poi è arrivata la legge Berlinguer del 2000, che ha ulteriormente rafforzato questo concetto.

Dalla legge Berlinguer alla sentenza della Cassazione sul caso di Livorno cosa è cambiato?
Va ricordato che nel 2010 l’Europa ha pesantemente sgridato l’Italia per le sue ottemperanze in materia di scuole paritarie. La comunità europea ha chiesto al nostro paese di adeguarsi in termini di fondi da stanziare, pena le sanzioni. Nonostante ciò, con il governo Monti, nel 2011, non ha fatto altro che aumentare la confusione in materia, cambiando il nome da Ici a Imu, e sostenendo che tutti coloro che svolgono attività commerciali avrebbero dovuto versare l’imposta. Per assurdo, anche una mensa per i poveri, che paga un cuoco affinché cucini, risultava attività commerciale. Io allora facevo parte del gruppo Pdl, e ricordo che abbiamo protestato perché il Governo facesse le debite precisazioni. Mario Monti ci rispose che, effettivamente, avevamo ragione e che avrebbe provveduto a introdurre qualche norma che esentasse le scuole paritarie, visto che le statali già non dovevano versare nulla. Ma non è successo niente. Di fatto, quindi, su quel periodo aleggia un vuoto normativo.

Come si è comportato il governo Renzi?
Il Miur, di cui sono sottosegretario, si è impegnato fin dal 2013, dopo il breve Governo Letta, e ha ribadito l’esenzione dell’Ici/Imu per le scuole paritarie. Il problema, però, è quel vuoto normativo che riguarda il periodo dal 2009 al 2011, proprio quello che alcuni Comuni vogliono recuperare. Va detto che stiamo parlando di realtà isolate, perché i sindaci sanno bene quanto le scuole paritarie fanno per il territorio. Penso che nessuno di loro voglia che nei prossimi mesi quegli istituti chiudano, per via di Ici di migliaia di euro. Come potrebbero ricollocare quegli studenti, visto che le scuole statali in molti casi sono al completo?

Quindi, ricapitolando, qual è la situazione Ici/Imu per le scuole paritarie?
Si è deciso che le scuole paritarie che hanno una retta inferiore ai 5.800 euro l’anno non devono versare alcuna imposta. Perché è la stessa cifra che costa allo Stato un alunno di una scuola statale, secondo quanto stabilito dall’Ocse. La sentenza della Cassazione di Livorno, in quanto tale, fa legislatura, visto che è stata pronunciata dall’ultimo grado di giudizio e visto che riguarda il periodo precedente. In questo caso il Governo dovrebbe fare un atto normativo, emanare una sentenza in grado di interrompere la catena.