Pellegrinaggio da Macerata a Loreto. C’è una gran casa e non è costruita sulla sabbia del web

A parte la crisi delle 3 del mattino, modestamente sono stato un colosso. E bravo il sindaco che ci ha detto «grazie, svegliate Loreto, abbiamo bisogno della vostra coscienza»

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Anticipiamo un articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Ho provato a trascinare Stefano Parisi al pellegrinaggio Macerata-Loreto. «Tu mi vuoi morto. Ho fatto più chilometri in questa campagna elettorale per Milano che in vent’anni di jogging mattutino. Grazie, portami con te nel cuore, sai che sono cattolico ma non tanto praticante, soprattutto se è una marcia di 28 chilometri senza soste». E così mi è toccato pellegrinare solo soletto. Sì, perché il pullman organizzato dai soliti “Amici di Zaccheo” partiva alle 11 e io alle 13 avevo pranzo con Flora Crescini e Luisa Muraro, alle 15 l’incontro di Forza Italia e alle 16.20 il primo dei diversi treni che ho preso per arrampicarmi fin su quel bel municipio appenninico.

Parentesi. Nel frattempo Betta e Chiara, le donne dello staff del candidato Amicone, sono andate a compulsare i verbali dei 1.248 seggi elettorali milanesi. Siamo a Milano, non a Timbuctu. Bene. Ma secondo voi è verosimile che in un seggio in cui hanno votato 800 elettori il verbale riporti che non è stata espressa nemmeno una preferenza? Nemmeno una su 800 elettori? Non ci posso credere. E comunque, in mezza giornata le mie fanciulle sono arrivate a esaminare ben 25 verbali. Cosa vuoi democratizzare e sburocratizzare cosa, se perfino a Milano, non solo a Timbuctu, devi ancora passare da tonnellate di incartamenti e poi provare a capire se i numeri sono stati riportati correttamente, a cabala o a casaccio? Chiusa la parentesi.

Il Califfato nel locale gay
Nel frattempo che parto per Macerata e prometto a Luisa di rivederci il 22 alla Libreria delle donne (sì, lo confesso, temo di essermi preso una sbandata per il femminismo, d’altra parte sono sempre stato lesbico), un amico mi informa che a sua moglie insegnante in un istituto di suore è arrivata una mail da una associazione di lesbiche che la invita a contattarla per organizzare a scuola corsi Lgbt e “giochi di ruolo” tra le ragazze. Cosa vi dicevamo noi del Family Day? Passate le unioni civili, comincerà anche in Italia l’epoca dello stalking autorizzato dalle leggi dello Stato. Già. Cosa ci voleva per capire che c’entrano niente l’omosessualità, i diritti, le discriminazioni e i trallallà dell’infantilismo piagnucoloso, quelle sono organizzazioni isterico-totalitarie, i loro militanti sono inseriti in vere e proprie aziende profit, incassano prebende, alimentano catene di imprese, dalle palestre alle farmaceutiche, vendono prodotti e, esattamente come le varie scientology, il loro scopo è fare business e proseliti? State tranquilli, è tutto come previsto dallo psicoanalista francese Tony Anatrella: «L’agenda Lgbt sarà la sfida totalitaria del XXI secolo. Minerà alle radici le basi della civiltà occidentale e creerà le condizioni per una immaturità diffusa della società. Un’ideologia completamente sganciata dalla realtà com’è questa pretesa di costruire programmaticamente la società cancellando la differenza sessuale maschile femminile, produrrà infantilismo, regressione e tutti gli altri ben noti danni causati dalle ideologie nella storia dell’uomo».

Stiamo messi bene, pensavo. Quando mi ha raggiunto la notizia del fedele afghano-americano Omar. Che invasatosi del Califfato islamico via Facebook, ha compiuto la più grande strage con armi da fuoco che la storia americana ricordi. E proprio in un locale gay. A dire il vero, quest’ultimo anno di Obama presidente è stato un vero e proprio record di massacri in America. Le statistiche dicono che nel 2015 ci sono state più stragi che giorni dell’anno e che il 2016 viaggia suppergiù alla stessa media. Colpa delle armi in circolazione negli Stati Uniti o del veleno in circolazione sui social media? Colpa dell’Isis, che naturalmente esiste perché è finanziata per esistere e per farci sapere che «Omar ci ha fatto il più bel regalo per il Ramadan», o è piuttosto il problema di un mondo spinto verso la sregolatezza di tutti i sensi, dove le forze produttive investono sull’antirealtà e sull’antieducazione, di modo che la sregolatezza emozionale e l’indisciplina mentale siano accelerati alla velocità della luce e portino combustibile a quel massimo veicolo dell’antirealtà e dell’antieducazione che sono le piattaforme digitali?

La regressione del Terzo Millennio
Sono questioni senza soluzione, direte. Il progresso tecnologico è inarrestabile e tanti saluti alle persone che non riescono a stare al passo. Però, le cluster bomb, le bombe a grappolo costruite appositamente con l’obiettivo di colpire le persone, sono state messe al bando col Trattato di Ottawa del 1999. Perché non mettere al bando (come già fanno Russia e Cina) un po’ di quelle porcherie digitali che, come le bombe e le droghe, sfasciano i cervelli e alimentano il crimine? Perché non ci si interroga sui bei risultati a cui ci hanno condotti l’imperialismo e il colonialismo per via telematica esaltati dall’epoca obamiana, tanto caciarona e satolla di pacifismo e di lovislove, che sono alla base di vere catastrofi internazionali (vedi la follia della “trasparenza” alla Assange, le “primavere arabe” farloccate da Twitter o la propaganda pornografica e jihadista promossa via Google) e portano accumulazione e speculazione finanziaria al mulino yankee?

Per dirla con uno strillo di copertina dell’Espresso, “Facebook, Amazon, Google e Apple. Ecco come i giganti hi-tech dominano il mercato mondiale. Nell’arco di un decennio sono passate ad essere da piccole start-up a macchine da soldi. I cui capi guadagnano fino a sette miliardi in un’ora. E si mangiano il resto dell’economia”. Ecco, durante il decennio obamiano le piattaforme digitali che hanno finanziato Obama e in cambio hanno ricevuto da Obama tutto il supporto politico-industriale del caso, si sono mangiate il resto dell’economia mondiale. Zuckerberg e soci guadagnano 7 miliardi l’ora. E noi, miliardi di pirla, siamo qui a ciattare e cliccare ogni secondo facendoci portare via tempo e cervello nel più inane e narcisistico gioco dell’intrattenimento emotivo. Tra vent’anni, quando tutto questo sarà finito e Facebook giacerà come un rottame sulla nuvoletta di iCloud, allora si faranno i conti di quanta perdita di tempo e di quanto scempio di valore, di energie e, soprattutto, di esperienza reale di comunità umana è costato al mondo questo giocone planetario mirante a edificare l’uomo solitario, infantilizzato e regredito dei primi decenni di Terzo Millennio.

Pieni di forza, di grazia e di gloria
Ecco qual era il baco che si temeva allo scoccare dell’anno 2000 e che in realtà sulle prime sembrò lo scherzo di un buontempone. Il baco è la grande casa nel villaggio globale, costruita sulla sabbia della folla solitaria linkata nell’etere. A proposito di grande casa. Sapevatelo voi che c’è nel mondo una gran casa? E che, come dice la canzone, questa gran casa «è la dimora di nostro Signore»? Io un po’ sapevolo, ma non mi è ancora molto chiaro perché, giunti agli ultimi tre chilometri di saliscendi prima della famosa Casa della Madonna di Loreto, il buon vescovo Giancarlo Vecerrica, dalla testa dell’immane corteo, ci magnificasse la pimpante allegrezza di cantare proprio allorché il temporale ci inzuppava la mutanda e le pendenze a 45 gradi ci incriccavano l’ultimo peroneo lungo e breve. Scusa monsignore, ma «pieni di forza, di grazia e di gloria» de che, se nel mio piccolo ho dovuto far sorreggere perfino il povero Madda, fondatore dei famosi zacchei e del famoso “Fronte del cuore”, che quest’anno l’ha patita forte la faticaccia?

Quanto al sottoscritto, non è per farmi i complimenti, ma a parte la leggerissima crisi delle 3 del mattino, sono stato un colosso. E dire che avevo nelle gambe anche la traversata a piedi di tutta Macerata, perché non ho trovato neanche un trasnsfert dalla stazione ferroviaria alla partenza del pellegrinaggio. E comunque, bravo il sindaco di Loreto. Che ci ha accolto con un «grazie, svegliate Loreto, svegliate le vostre città, abbiamo bisogno della vostra coscienza». Così anch’io, in tutta coscienza, dopo otto ore di marcia senza neanche una sosta, adesso mi sento proprio un leone anche per il pellegrinaggio in Consiglio comunale. (Ciao Madda, hai visto che ti ho lasciato una bella fanciulla ad aspettarti e a trascinarti come un sacco di patate su per l’ultimo miglio?). 

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