Padre Aldo: «Adesso mi rendo conto che Dio ha voluto questa clinica per me»

Come sta padre Aldo Trento, il dibattito sulla scuola in presenza e la Dad, la nostalgia di Trump. Lettere a Tempi

padre Aldo Trento nella sua clinica ad Asuncion in Paraguay

Cari amici, leggo sui social notizie poco rassicuranti sul nostro caro padre Aldo Trento. Voi sapete qualcosa?
Angelo Carli via email

Padre Aldo ha il Covid-19, ma sta bene. Ora si trova nella sua clinica ad Asunción in Paraguay. Dopo anni trascorsi a occuparsi degli ultimi fra gli ultimi, ora è lui ad essere curato. Continua a ripetere ai suoi collaboratori questa frase: «Adesso mi rendo conto che Dio ha voluto questa clinica per me».

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«La scuola non è un problema. Il problema è la scuola chiusa». L’appoggio compiaciuto dato da Leone Grotti alla protesta di genitori, studenti e insegnanti per chiedere che «il governo riapra gli istituti, ovviamente in sicurezza, e smetta così di discriminare gli studenti di ogni ordine e grado» sinceramente non mi è piaciuto. 

“In sicurezza” è una delle parole magiche con le quali i critici del lockdown ritengono di giustificare le richieste di allentamento delle restrizioni, proprio ora che la pandemia sta sviluppando la terza ondata. Non sono bastate né la prima né la seconda per imparare la lezione? La “sicurezza” nella scuola è una condizione teorica, costruita al tavolino, e mai verificata da un’indagine diffusa e sistematica sulla positività al virus degli studenti, dalla materna alla maturità. Né le autorità né alcuno di chi si fa scudo della sicurezza si è mai attivato per pretendere questa verifica. Tanto non serve, si sottintende, bambini e adolescenti non si ammalano. Ma possono essere portatori sani e quindi diffusori del virus. Forse non è un caso che la seconda e la terza ondata pandemica siano decollate poco dopo la riaperture delle scuole.

Un’altra esagerazione strumentale mi pare la previsione che la chiusura della scuola produrrà danni profondi e indelebili sulla maturazione della psiche infantile e adolescenziale, perché la scuola “è formazione, confronto, rapporto”. Sì, queste cose sono vere, ma non è necessariamente positive. Nella scuola degli ultimi decenni sono avvenuti e stanno avvenendo importanti cambiamenti.

Oggi la scuola favorisce anche l’indottrinamento ideologico, l’ipocrisia, talora la violenza, anche fisica. Ed è l’ambiente dove molti giovani vengono avviati alla droga, al bullismo e alle ambiguità del gender, tutti fenomeni ormai tollerati come componenti fisiologiche delle comunità umane. È questa la scuola per cui sacrificarsi al contagio perpetuo? Come sembra accadere ora in Francia dove le scuole non le hanno mai chiuse. Forse la lunga vacanza ha anche i suoi lati positivi.
Fausto Baldissera via email

Gentile Fausto, di sicuro non siamo d’accordo, a partire dal definire “compiaciuta” l’intervista di Leone Grotti che io, invece, ritengo perfetta. Lei dice che non ci sono state indagini per verificare se la scuola possa essere considerata un luogo sicuro, ma le faccio notare che, semmai, è vero il contrario. E cioè che, sebbene non sia stato dimostrato da nessuno che siano luoghi di contagio, sono state chiuse lo stesso.

Non lo dice Tempi, ma Agostino Miozzo, fino a poco tempo fa responsabile del Cts che, come abbiamo già diverse volte segnalato, ha ammesso che «il ministero non ha dati, non conosce i contagi interni agli istituti scolastici». Miozzo stesso ha più volte denunciato il pericolo di tenere le scuole chiuse e ora è diventato un collaboratore del ministro Bianchi. Penso di non sbagliare a scrivere che non è un caso che, ora, almeno per i più piccoli, si riapriranno le porte delle aule.

Inoltre, a dirla proprio tutta, è appena stato pubblicato uno studio condotto da Sara Gandini che dice che l’apertura delle scuole in realtà non influisce sulla curva dei contagi.

Però, gentile Fausto, noi non ne abbiamo mai fatto una questione di numeri, ma di scelte. E la scelta fatta da questo e dal precedente governo è sempre stata la stessa: chiudere, “tanto c’è la Dad” che, all’apparenza, non ha conseguenze. Non è vero, ne ha. Se non vogliamo insistere su quelle psicologiche, almeno guardiamo a quelle pratiche di cui ogni madre con figli piccoli o ogni insegnante con figli in età scolare potrebbe raccontarle.

Voglio, però, venire al punto più importante che è quello che tocca nella parte finale della sua lettera. Però, mi consenta, non nella maniera superficiale con cui fa lei, ma rilanciando la lettura di alcuni articoli che in questi giorni stiamo pubblicando sul sito di Tempi a firma di Matteo Foppa Pedretti e che, a mio parere, centrano il punto della questione.

Qui non si demonizza né santifica la Dad. La Dad è uno strumento e come tale va giudicato. Come abbiamo già scritto, «per come la intendiamo noi, l’educazione non è solo la trasmissione di un sapere, ma di un senso delle cose. Questo avviene tramite una relazione e, da questo punto di vista, l’insegnante può essere “assente” anche con la didattica in presenza o, viceversa, essere “presente” con la didattica a distanza».

Quel che ci interessa è dunque che la scuola possa essere un ambito in cui questa trasmissione di senso sia possibile. Che la scuola oggi sia un luogo di «indottrinamento ideologico», come scrive lei, non mi pare il punto. E comunque non è che, chiudendole e facendo «vacanza», si risolve il problema. Si risolve se si pongono degli esempi concreti, reali e affascinanti in cui quella relazione tra studenti e docenti alla ricerca di un “senso delle cose” sia favorita, incoraggiata, vissuta.

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Leggo l’interessante articolo di Luigi Amicone su Biden ed il 14 luglio quale fine della pandemia (“Per chi se lo fosse perso: abbiamo la data esatta della fine della pandemia”).

Condivido molto, ma essere nostalgici di Trump e dell’antico regime mi sembra abbastanza assurdo, salvo che non si auspichino assalti al parlamento con vestiti da carnevale, 5 morti e il riconteggio dei voti. Grazie.
Antonio Ciacci via email

Cosa dovevamo dire sui fatti di Capitol Hill l’abbiamo già scritto a tempo debito e non vorremmo ritornarci su anche perché, allora, ci vennero mosse delle accuse di segno contrario alle sue. Di certo c’è che, se Biden va avanti così, tra un po’ non saremo “nostalgici” ma “super nostalgici” di Trump.

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Egregio direttore, ho voluto trascrivere qualche riflessione sulla speranza in considerazione del lungo periodo di crisi che stiamo attraversando. Il testo è stato composto semplicemente con l’intento di rispondere a tanti amici che soffrono e tentare, in qualche modo, di condividere con tutti la fatica del vivere. Con simpatia e amicizia,
Giuseppe Salvato via email

La Speranza
Il nemico ha fatto irruzione in ogni luogo! Come ha fatto?
Quando? È difficile stabilirlo.
Gli esperti sono al lavoro.
Un nemico invisibile ha occupato la nostra vita, la vita di tutti!
Come è stato possibile? Le agenzie incaricate, sono già all’opera.
In principio, con passo silenzioso; poi l’avanzata è stata travolgente, impetuosa, tremenda!
Mentre la scienza discute come fronteggiarlo, arginarlo, lui, il nemico, ha invaso ogni cosa, seminando dolore, paura, incertezza.
Il cuore dell’uomo soffre; gli affetti delle persone care, amate sono messe a dura prova.
La libertà ondeggia, precario è il suo itinerario.
La vita sembra essere travolta dalla marcia impetuosa del nemico!
Come è possibile tutto ciò?
Cosa resiste?
Un alleato è sceso in campo, nel campo di battaglia dove si fronteggiano il bene e il male, in una lotta infinita.

La Speranza che incoraggia: rialzati, non temere.
Le lacrime del pianto di tanti non sono perdute.
Una carezza sul volto dell’amato segnato dal dolore e dalla fatica.
Sì, la Speranza che sostiene la vita.
Il cammino che riprende con passo più sicuro.
Perché una mano ti sostiene.
Perché eterna è la Speranza.