Genitori di persone omosessuali: «No alla legge sull’omofobia. Le prime vittime sarebbero gli stessi “gay”»

«Chi si intenderebbe colpire con una nuova legge? I compagni? Gli educatori? Chi? Dove sono gli omofobi che non si raggiungono già con l’attuale legge?»

Pubblichiamo la lettera di Agapo – Associazione di genitori ed amici di persone omosessuali, indirizzata alla presidente della Camera Laura Boldrini e ai parlamentari italiani affinché rinuncino all’approvazione della legge sull’omofobia e transfobia

Gentile Onorevole Boldrini,

come genitori e amici di persone omosessuali, cogliamo l’occasione della pausa di riflessione offertaci dal rimando dell’agenda parlamentare, per dare un ulteriore contributo alla discussione in corso. Al fine di arricchire il dibattito la preghiamo di diffondere la presente lettera tra i suoi colleghi parlamentari.  Di fronte a un dramma come quello del suicidio del ragazzo 14enne omosessuale di Roma a inizio agosto, siamo tutti sconfitti. Colpisce al cuore ogni genitore che ha un figlio omosessuale e non soltanto lui. I media e i politici colgono l’occasione della tragedia per motivare la propria posizione che prevede la soluzione al problema attraverso l’introduzione di nuove leggi e programmi educativi contro l’omofobia. Non abbiamo dubbi sulle buone intenzioni di chi si propone in tal senso, ma abbiamo forti motivi per ritenere che le modalità con cui si affronta la questione contribuisce più ad acuire il problema piuttosto che a risolverlo.

Quando un giovane entra nella pubertà e si scopre eroticamente attratto da persone dello stesso sesso – mentre il resto dei compagni sviluppa e dimostra invece interesse per l’altro sesso – vive un drammatico momento di solitudine. Intuisce che il suo diverso orientamento sessuale condizionerà profondamente le sue relazioni, le amicizie, gli affetti, il suo modo di stare nel mondo. Come tutti i giovani a quell’età vorrebbe far parte del gruppo dei coetanei, dei pari, ma corre un forte rischio di ritrovarsi etichettato o escluso. Teme gli atteggiamenti “speciali” che i compagni gli riserveranno o già gli riservano, di dichiarata solidarietà, di sottile ironia, di avversione, di ostilità o di velleità protettive quali essi siano. In questa situazione, a nostro avviso, i genitori così come la società in generale, hanno soprattutto il compito di aiutare il ragazzo a sdrammatizzare la situazione: aiutarlo a comprendere che la sua persona consiste in molto di più dell’orientamento sessuale e che l’impulso sessuale stesso non comanda la persona, inoltre che non è costretto ad accettare un’identità predefinita. Di conseguenza è molto importante che lo si tratti come prima della scoperta dell’attrazione verso lo stesso sesso, cioè come persona “normale” e intera, come tale, con tanti aspetti differenti, di cui l’omosessualità ne è soltanto uno. Bisogna fare in modo che il giovane non si senta “minoranza sessuale” e di avere il mondo contro.

Dall’esperienza derivata dai numerosi corsi di educazione alla diversità sostenuti anche dalla nostra associazione, si può constatare che l’ambiente in cui crescono oggi in Italia i giovani con tendenza omosessuale in genere non è omofobo. Per quanto i sentimenti dei compagni possano essere caratterizzati da incomprensioni, insicurezza, imbarazzo e, a volte, disagi e timori, l’odio nei confronti dei “gay” rappresenta un fenomeno complessivamente marginale. Parlare oggi di “odio generale” nei confronti degli omosessuali e “emergenza omofobia”, come spesso appare sui media e sulla bocca di chi chiede la Legge omofobia, a nostro avviso, non centra il vero problema e ignora la solitudine esistenziale del giovane, aggravandola, spingendolo a credere che gli altri siano tutti “contro di lui”. In Italia le leggi per tutelare le persone discriminate, anche omosessuali, esistono già. Il codice penale prevede infatti la persecuzione di reati per percosse, lesioni, minacce, ingiurie, diffamazione, diffamazione a mezzo stampa, inoltre esiste l’articolo 61 sulle aggravanti per motivi abietti o futili. Qualora si costati che l’attuale legge non sia sufficiente, il primo passo da compiere sarebbe certamente quello di monitorare l’applicazione della legge esistente, prima di introdurne un’altra.

Chi si intenderebbe colpire con una nuova legge? I compagni dei giovani omosessuali? Gli educatori degli adolescenti perché diffonderebbero l’odio? Chi? Dove sono gli omofobi che non si raggiungono già con l’attuale legge? Temiamo che le prime vittime della conseguente caccia all’omofobo saranno gli stessi giovani omosessuali: dove il mondo intero dice loro di essere perseguitati diventa infatti difficile non sentirsi perseguitati e non rinunciare di fatto alla vita. A nome dei giovani omosessuali e di chi davvero vuole il loro bene chiediamo alla politica di rinunciare alla Legge omofobia, perché una tale legge nella sostanza non aggiunge alcuna tutela a loro favore. Anzi rischia di ottenere il risultato contrario a quello che si prefigge e contribuisce comunque ad alimentare l’etichettatura e la ghettizzazione delle persone.

Milano, 12 settembre 2013