Nigeria. Perché l’esercito non riesce a fermare Boko Haram?

Due importanti quotidiani nigeriani criticano l’incapacità dell’esercito di fronteggiare i terroristi islamici: «L’approccio simmetrico ha fallito»

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Se in meno di tre mesi i Boko Haram sono riusciti a uccidere in Nigeria oltre 600 persone, distruggendo case, scuole, chiese e moschee in villaggi grandi o piccoli, significa che «la strategia scelta dall’esercito per contrastarli ha fallito». Scrive così uno dei commentatori politici più famosi della Nigeria, Theophilus Ilevbare, sul Nigerian Daily Post.

ESERCITO INADEGUATO. Secondo il giornalista «è incomprensibile che gli attacchi terroristici a villaggi e città durino ore senza che la sicurezza intervenga. L’esercito militare deve fare ancora molto per dimostrare di essere capace di frenare l’insurrezione».
Critiche all’esercito arrivano anche da Adamu Ibrahim, ex generale nigeriano, comandante della 81esima divisione dell’esercito, che ha scritto sul The Nation: «Le truppe dispiegate per combattere Boko Haram sono addestrate solo per guerre convenzionali e non per la guerriglia urbana, dove i nemici colpiscono e scappano. In una guerra convenzionale, conosci i tuoi nemici e sai dove sono. (…) I nostri soldati invece non sanno dove si rifugiano i nemici: i nostri jet non li identificavano e se pensi che siano in un posto e lo bombardi, finisci solo con l’uccidere persone innocenti».

SERVE ADDESTRAMENTO. I terroristi islamici di Boko Haram attaccano soprattutto nel nord del paese, che vogliono trasformare in Stato islamico, dove «l’approccio simmetrico dell’esercito ha fallito», rimarca Ilevbare. Il problema, ancora una volta, «sta nell’addestramento delle truppe – scrive l’ex generale – I soldati hanno tutto il necessario, armi e un equipaggiamento costoso, ma non sono capaci di metterlo a frutto».

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