Nigeria. I cristiani perseguitati stretti nella morsa tra Boko Haram e Fulani

Secondo il vescovo di Gboko, monsignor Amove Avenya, «nel 2018 i musulmani Fulani hanno fatto più vittime di Boko Haram. La comunità internazionale non aspetti che si verifichi un genocidio per intervenire»

I cristiani della Nigeria si sono ritrovati nel 2018 chiusi a tenaglia in una morsa mortale fatta di attentati terroristici e attacchi sanguinari. Al nord subiscono le violenze della nuova fazione di Boko Haram legata allo Stato Islamico, l’Iswap, mentre al sud sono vittime delle scorribande armate dei pastori musulmani Fulani, che mettono a ferro e fuoco interi villaggi per accaparrarsi le terre degli agricoltori cristiani.

La minaccia più ignorata è sicuramente quella dei Fulani, che secondo un valido rapporto (pur con qualche difetto) di Amnesty International hanno già causato circa 4.000 mila morti in tre anni nella “Midlle belt” nigeriana. Le cifre sono compilate per difetto, ma danno l’idea dell’entità della guerra senza quartiere che si combatte casa per casa, villaggio per villaggio, con armi spesso sofisticate come kalashnikov e lanciarazzi.

«SI RISCHIA UN GENOCIDIO»

Il vescovo di Gboko, monsignor Amove Avenya, che dirige una delle principali diocesi dello Stato di Benue, il più colpito dalle violenze, ha parlato all’Aed di «una bomba a orologeria che rischia di distruggere il paese. I Fulani sono armati fino ai denti e massacrano donne incinte, bambini, distruggono le nostre campagne». Secondo il presule, «nel 2018 i Fulani hanno fatto molte più vittime di Boko Haram», eppure il governo, guidato dal presidente Muhammadu Buhari, di etnia Fulani, non fa nulla per proteggere la popolazione. La comunità internazionale, continua, «non può aspettare che abbia luogo un genocidio per intervenire. Abbiamo bisogno di aiuto».

Anche Boko Haram torna a fare paura nel paese nigeriano, dopo due anni di tregua relativa rispetto al biennio infernale 2014-2015. I terroristi islamici, ormai alleati all’Isis e guidati da Abu Musab al-Barnawi, si sono riorganizzati dopo un’efficace offensiva dell’esercito e hanno ricominciato ad attaccare avamposti delle forze armate e a conquistare città.

IL RITORNO DI BOKO HARAM

Dopo la preoccupante presa con la forza della città di Baga a fine dicembre, nei primi giorni del 2019 hanno attaccato altre tre basi militari nel nord-est della Nigeria, nello Stato di Borno. Come riportato da Le Monde, i jihadisti hanno preso il controllo delle basi di Kimba, Sabon Gari e Wajirko. La nuova strategia dei terroristi non è più quella di colpire la popolazione, musulmana o cristiana, con attacchi terroristici indiscriminati in mercati affollati o a luoghi di culto, ma di attaccare direttamente l’esercito per poi occupare nuovi territori, perseguitando solamente la popolazione cristiana.

Per la Nigeria si prospetta dunque un 2019 molto complicato, nel quale il paese affronterà anche le elezioni presidenziali a febbraio. Il governo dovrà affrontare la doppia sfida della sicurezza: eliminare la minaccia di Boko Haram a nord e fermare gli attacchi fuorilegge dei Fulani al centro. Il rischio è che il gigante africano piombi in una nuova spirale di violenze senza fine, che possono mettere a rischio l’unità stessa del paese.

Foto Aed