Mondiali, in Qatar la Fifa si batterà per i diritti gay. Ma non per i lavoratori «usati come schiavi»

Il Qatar ospiterà la Coppa del mondo del 2022. La Fifa promette di ammorbidire le leggi del paese arabo sull’omosessualità ma dei diritti dei lavoratori, che non vanno di moda, se ne frega

La nuova taskforce contro la discriminazione della Fifa ha messo nel mirino il Qatar, che ospiterà i mondiali nel 2022. L’obiettivo è fare pressioni sul ricchissimo paese arabo perché ammorbidisca le sue leggi contro l’omosessualità. «Il Qatar è uno dei pochi paesi dove l’omosessualità è ancora illegale – ha detto Piara Powar, tra i membri della commissione – Ma siccome ospiterà il torneo all’inizio di un nuovo decennio, vorranno presentarsi al mondo come accoglienti e con l’aiuto della Fifa siamo sicuri che sarà possibile convincerli ad allinearsi con il resto del mondo, cambiando la legge sull’omosessualità».

«SISTEMA SCHIAVISTA». L’impegno della Fifa nella promozione dei diritti civili è davvero lodevole. Proprio per questo stupisce che la taskforce guidata dal presidente Jeffrey Webb non spenda neanche una parolina sul «sistema schiavista» con cui il Qatar «sfrutta i lavoratori» per costruire quegli stadi che devono ospitare i mondiali.

LAVORATORI SENZA DIRITTI. Come riporta AsiaNews, in Qatar il sistema della kafala «intrappola ad oggi oltre un milione di lavoratori stranieri, vincolandoli al proprio datore di lavoro e privandoli di ogni diritto fondamentale». Sono soprattutto di origine nepalese, filippina e indonesiana i lavoratori occupati dalle ricche aziende qatariote e tutti, «una volta assunti, vengono privati del passaporto e di ogni diritto: senza il permesso del proprio “sponsor” non possono licenziarsi, lasciare il paese o sporgere denuncia in caso di abusi. Pena l’arresto o la deportazione».

BLATTER SA TUTTO. Il Qatar ha lanciato una campagna per assumere 1,2 milioni di lavoratori migranti in vista dei mondiali, che secondo le vigenti leggi sul lavoro potranno essere tranquillamente sfruttati. Si potrebbe pensare che la Fifa non sia al corrente di questa situazione ma la Confederazione mondiale dei sindacati (Ituc) ha scritto una lettera proprio al presidente della Fifa Seep Blatter per metterlo al corrente. Ma non ha ricevuto risposte.

SEIMILA DENUNCE. Solo nel 2012, il ministero del Lavoro qatariota ha ricevuto oltre 6 mila denunce da parte di singoli o gruppi di lavoratori migranti. La maggioranza delle rimostranze riguarda casi di sfruttamento, ritardo nel pagamento dei salari, stipendi non corrispondenti a quanto pattuito, ma anche minacce, violenze e decessi dovuti alla poca sicurezza sul lavoro.

«PIÙ MORTI CHE CALCIATORI». «I tifosi resterebbero scioccati se sapessero come vengono trattati i lavoratori in Qatar e se leggessero che il numero di morti sul lavoro è otto volte quello dei paesi sviluppati – spiega il segretario generale di Ituc, Frances O’Grady, ricordando che in Francia ne muoiono 600 all’anno – Saranno di più i lavoratori morti per l’organizzazione di questi mondiali che i giocatori che scenderanno in campo. Ma c’è ancora tempo per rivotare l’assegnazione dei mondiali del 2022 o per fare pressione sul Qatar perché cambi la legge sul lavoro». “Fare pressione” è proprio l’obiettivo della taskforce della Fifa, che però prenderà in considerazione solo la battaglia per i diritti omosessuali. Quelli dei lavoratori, infatti, non vanno abbastanza di moda.