Minsk. «Cessate il fuoco? Un fallimento annunciato. L’Ucraina non deve entrare nella Nato, così si ferma la guerra»

Intervista al direttore di Limes, Lucio Caracciolo: «La parte più interessata all’incontro di Minsk non era né Putin, né Poroshenko ma l’Europa, che non può sostenere questa situazione»

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putin-hollande-merkel-ucraina-shutterstock_224224408«Questo cessate il fuoco è un fallimento annunciato. Non verrà mai rispettato dalle parti in campo». È molto scettico Lucio Caracciolo, direttore di Limes, sull’accordo raggiunto ieri a Minsk dopo oltre 14 ore di trattativa tra Ucraina, Russia, Germania e Francia. Se tutto andrà nel verso giusto, dal 15 febbraio non si sparerà più nell’est dell’Ucraina, dove nei combattimenti tra ribelli separatisti e esercito di Kiev sono già morte oltre 5.000 persone. Il presidente francese François Hollande ha descritto l’accordo con grande entusiasmo, mentre parlando a tempi.it Caracciolo condivide piuttosto l’estrema cautela, al limite della negatività, di Angela Merkel.

Chi ha ragione, Merkel o Hollande?
Io penso che questo cessate il fuoco non avverrà mai.

Perché?
Perché non c’è stato alcun accordo strategico che riguardi le prospettive dell’Ucraina. Si tratta solo di una presa di tempo da parte dell’Europa, ma non c’è una vera disponibilità delle parti in campo a rispettare il cessate il fuoco.

Da cosa lo deduce?
Se non sono chiare le prospettive, ognuno continuerà a perseguire i suoi interessi. I ribelli sostenuti da Mosca non hanno alcuna intenzione di fermarsi visto che stanno vincendo. Ma anche l’Ucraina non ha interesse a rispettare l’accordo, perché rompendolo potrà ottenere più facilmente le armi degli Stati Uniti.

Quali dovrebbero essere le prospettive?
L’unica valida prospettiva è quella abbastanza ovvia di una neutralizzazione dell’Ucraina, in cambio della sua integrità territoriale e nominale, insieme a un certo grado di autonomia concesso alle regioni dell’est. Certo, qui bisognerà capire quali regioni e quanta autonomia. L’Ucraina deve assicurare alla Russia che non entrerà nella Nato. In cambio, potrebbe tornare a intrattenere rapporti con Mosca e anche con lo spazio comunitario. Questo è l’unico vero accordo, un accordo, tra l’altro, che si poteva fare anche prima evitando la guerra e tutti questi morti.

Perché è così difficile raggiungere questo accordo?
Beh, è difficile mettere certe cose nero su bianco, però non è impossibile. Del resto, perché un paese entri nella Nato tutti i soci devono essere d’accordo. Basta che uno non sia d’accordo e non se ne fa niente. Quindi non è impossibile sistemare tutto sotto banco.

Cosa impedisce questo processo?
Le cose sono andate troppo avanti rispetto a quello che anche gli americani avevano previsto. Quando scoppiano queste crisi, si può pensare di poterle controllare ma è un esercizio molto difficile. Ad esempio, al tavolo di Minsk non c’erano le forze ribelli filorusse. Ma chi pensa che siano solo dei fantocci in mano a Mosca, sbaglia: hanno la loro agenda precisa.

Qual era la parte più interessata a firmare questo accordo: Putin o Poroshenko?
Né l’uno, né l’altro. Era l’Europa la parte più interessata.

Perché?
Perché questa situazione per l’Europa è insostenibile, pericolosa e senza prospettive. Tutti i paesi europei stanno pagando dazio. Io spero che anche russi e ucraini vogliano la pace, non ne dubito, ma per ora una parte la vuole a condizioni inaccettabili per l’altra. È difficile prevedere quindi cosa accadrà ma i russi e i filorussi hanno dimostrato di poter dire la loro sul campo. L’esercito di Kiev, viceversa, è sempre più in difficoltà.

Foto Meeting Asem da Shutterstock

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