Merola: «Al referendum sulle scuole paritarie nessuno ha vinto. Il sistema può essere migliorato ma non abolito»

Il sindaco dopo l’esito della consultazione: «Bologna non deve rinunciare al sistema delle convenzioni». Ma se il comitato B tende una mano, quello promotore promette battaglia

Il giorno successivo ai risultati al referendum di Bologna sulle scuole paritarie, i due comitati che si sono fronteggiati e i partiti politici che li hanno sostenuti, analizzano l’esito del voto.
Il sindaco Virginio Merola in Consiglio comunale dice che «Bologna non deve rinunciare al sistema delle convenzioni» con le scuole materne paritarie, anche se «non possiamo ignorare la richiesta di scuola pubblica». Il sistema, ha spiegato Merola, «può essere migliorato», ad esempio con maggiori controlli, «ma non abolito».
Nel referendum «nessuno ha vinto o perso in modo definitivo», sottolinea Merola in Consiglio comunale. «Dire che A ha vinto e che B ha perso sarebbe giusto e incontrovertibile solo nel caso di un referendum decisionale e non consultivo come questo. Lavorerò perché nessuno venga messo da parte e per tenere conto di chi ha votato A».
Parlando poi della propria giunta, il sindaco ha aggiunto che «la maggioranza non è a rischio. È a rischio il fatto di non interpretare in modo corretto il risultato di questo referendum».

REFERENDUM SBAGLIATO. Per Giovanni Sedioli (opzione B), ora è necessario «ricucire e lavorare», a patto che il sistema pubblico-privato non sia modificato. Alessandro Alberani, segretario Cisl, ha detto che «solo il 15 per cento dei bolognesi crede che il sistema integrato debba essere messo in discussione. Credo che questo dato pesi sulle scelte che il sindaco farà». Insomma, il fronte B, se da un lato non transige sui finanziamenti alle materne paritarie, dall’altro cerca di stemperare gli animi («i sostenitori dell’A non sono nostri nemici», ha precisato Alberani).
«Il problema del rapporto pubblico-privato c’è, ma le convenzioni – ha sottolineato Sedioli – hanno alternative peggiori» e a decidere non può essere un referendum, strumento di cui gli esponenti del B mettono in evidenza i limiti alla luce anche del risultato di ieri. Lo ribadisce anche Rossano Rossi, presidente Fism: «Non si può andare indietro rispetto alla legge Berlinguer. Chi non è d’accordo, metta in discussione la legge e non cerchi scorciatoie».
Per Alberani, «il referendum ha diviso, ora dobbiamo cercare di unire. Per evitare di ricostruire sulle macerie, può essere messa in campo da subito una campagna comune verso il Governo per aumentare i finanziamenti alle scuole statali». Quel che è certo, è che l’affluenza è stata «molto bassa, infatti, ha votato meno di un terzo degli aventi diritto. Abbiamo sempre detto che si trattava di un referendum sbagliato negli obiettivi e nella proposta. L’astensione è un dato molto significativo. Credo che questo condizioni fortemente le scelte future. Penso che oggi, vista anche la crisi economica, non si possa fare a meno di un sistema integrato tra pubblico e privato».

LAICISMO TALEBANO. Giuliano Cazzola, coordinatore provinciale di Scelta civica, ha diffuso una nota nella quale scrive: «Non partecipando in grande maggioranza al voto, i bolognesi hanno preso le distanze da un referendum insensato e caratterizzato da quesiti disonesti. Si è svolto quindi un confronto tra minoranze attive. Con i tempi che corrono è normale che abbiano vinto gli “sfascisti”, gli stessi che hanno trovato, in un laicismo talebano, prevaricatore e settario, il surrogato delle loro ideologie malate». Oggi «Bologna però si scopre oggi meno tollerante ed aperta. In ogni caso un Consiglio comunale eletto dalla grande maggioranza degli aventi diritto è più legittimato a prendere decisioni che non gli 85.000 partecipanti al voto in un referendum consultivo».

ARTICOLO 33. Ma i mezzi vincitori del Comitato articolo 33 non ci vogliono sentire. Maurizio Cecconi è stato esplicito: «Da oggi in poi il nostro obiettivo è esigere il rispetto dell’esito del referendum, cioè l’abolizione dei finanziamenti alle scuole paritarie private».
Anche da Sinistra ecologia e libertà, arrivano parole nette, soprattutto nei confronti del sindaco, dopo una «vittoria senza se e senza ma». Per Luca Basile (coordinatore di Sel Bologna) il comitato Articolo 33 e quanti lo hanno sostenuto sono una forza «che non finisce ma deve continuare a vivere per far crescere la scuola pubblica».
Domani è prevista una conferenza stampa del Pd bolognese.