Malaysia, un tribunale nega ai cristiani il diritto di utilizzare la parola “Allah” e nega la libertà religiosa

La diatriba sull’uso del termine in lingua Malay è cominciata nel 2007. I cristiani usano “Allah” per indicare Dio da oltre 400 anni ma l’Alta corte ha dato loro torto sotto pressione degli islamisti

I cristiani della Malaysia non possono usare il termine Allah per rivolgersi al Dio cristiano. Lo ha stabilito l’Alta corte di Kuala Lumpur, che ha respinto il ricorso presentato dalla Chiesa cattolica locale. Il verdetto, deciso da una giuria di sette giudici con maggioranza risicata (4 a 3), è stato salutato dai movimenti islamisti fuori dal tribunale, che hanno urlato a più riprese «Allahu Akbar», Dio è grande.

LA DIATRIBA. La diatriba sull’uso del termine Allah in lingua Malay è cominciata nel 2007. Dopo che la Corte suprema nel 2009 ha dato ragione ai cristiani il processo è ripetuto.
Nell’ottobre 2013 la Corte di appello ha negato al settimanale cattolico Herald di usare il termine Allah per indicare il Dio cristiano e a gennaio il re della Malaysia Tuanku Abdul Halim Muadzam Shah ha dichiarato che «alcune parole sono di uso esclusivo dei musulmani: nel contesto di una società multirazziale, deve essere osservata una certa sensibilità religiosa, specialmente nei confronti dell’islam che è la religione ufficiale della Federazione».

LA PROVA. In Malaysia il 60 per cento della popolazione professa la religione musulmana, mentre i cristiani sono la terza confessione con oltre 2,6 milioni di credenti. Ma i cristiani usano il termine Allah da almeno 400 anni. Per dimostrare che non è esclusiva proprietà dei musulmani, infatti, la Chiesa cattolica nel 2011 aveva ristampato un raro dizionario malese-latino e latino-malese, pubblicato per la prima volta nel 1631 a Roma, che traduce il termine Dio con Allah. Il termine dunque è sempre stato utilizzato senza creare problemi.