Ma quanto è razzista l’antirazzismo poetico di Amanda Gorman?

L’assurdo caso di Victor Obiols, che non può tradurre in catalano Amanda Gorman, poetessa icona dell’antirazzismo: «Sono uomo, bianco, non più giovane. Mi hanno detto che non sono adeguato»

Amanda Gorman sul palco del giuramento da presidente di Joe Biden

La vicenda allucinante di Victor Obiols, traduttore catalano di Amanda Gorman “cancellato” in quanto maschio, bianco e troppo vecchio, conferma purtroppo in pieno quanto abbiamo scritto in tutte le salse (e non lo abbiamo scritto solo noi). Ossia che l’attuale campagna antirazzista guidata dagli estremisti di Black Lives Matter, infarcita com’è di “identity politics”, è destinata a sortire esattamente l’esito opposto a quello auspicato, almeno a parole: altro che unire gli uomini, ormai siamo al vero e proprio razzismo degli antirazzisti.

A quanto pare, infatti, l’editore che detiene i diritti di Amanda Gorman, la giovane poetessa afroamericana divenuta icona della lotta al razzismo dopo l’invito a leggere i suoi versi sul palco della festa per il giuramento di Joe Biden, vuole che a tradurre le sue poesie siano solo donne giovani e nere come lei. Non è una pretesa vagamente razzista? Sì che lo è. E ne ha appena fatto le spese appunto Victor Obiols, il quale aveva giusto finito di tradurre in catalano l’opera che ha reso celebre la Gorman (The Hill We Climb) quando è stato bloccato dall’editore, Enciclopèdia. Motivo? «Dall’America avevano fermato tutto», racconta lo stesso Obiols in una imperdibile intervista alla Stampa, perché «non rispondevo ai requisiti giusti per tradurre Amanda Gorman».

Il precedente

Attenzione: l’incidente non sembra proprio essere frutto di uno sfortunato malinteso. Una sorte molto simile infatti è toccata un paio di settimane fa a Marieke Lucas Rijneveld, traduttrice di Amanda Gorman designata dalla casa editrice olandese Meulenhoff. Anche Marieke è stata infine scartata: sì, è donna, giovane e pure impegnata nella causa causa della «riconciliazione» razziale, tuttavia è bianca, e dunque nemmeno lei può permettersi di toccare i versi della paladina dell’antirazzismo.

«Io discriminato per razza, genere, età»

Come definire tutto ciò, se non esattamente razzismo? Racconta Obiols alla Stampa:

«Mi hanno detto che il mio profilo e il mio curriculum non erano adeguati. Sono uomo, bianco, non più giovane e pure catalano».

E dire che il povero traduttore aveva appena «finito e consegnato» il lavoro. Il suo stesso editore, racconta Obiols, «era molto imbarazzato». Ma nell’epoca di Black Lives Matter non deve esserci nessuna pietà per i “diversi”, nemmeno se questi a loro volta nella narrazione dominante sono presunte vittime di discriminazione. Dice infatti Obiols:

«Io capisco molto bene la discriminazione culturale, la mia lingua, il catalano, era stata praticamente cancellata dalle dittature spagnole. Però questi temi trattati così sfociano nel fanatismo. Quando si cerca a tutti i costi la purezza si arriva al dogmatismo. […] In fondo io, nel mio piccolo, sto subendo quello che hanno patito le persone di colore per secoli: la discriminazione per questione di razza, genere ed età».

«Un po’ incoerente»

Come dare torto allo sventurato vecchio maschio bianco Obiols, che invano ricorda di avere vissuto come un incubo la presidenza di Donald Trump e di essere «sempre stato a favore dei diritti civili»? Insiste giustamente il traduttore discriminato:

«Devo notare che è un po’ incoerente mettere il veto su un traduttore perché non risponde a certi canoni e invece recitare in pubblico per un presidente bianco».

E adesso?

Tra l’altro adesso non sarà facile per l’editore Enciclopèdia trovare una giovane donna di colore in grado di tradurre in catalano la Gorman. E quando si troverà, ammonisce Obiols, non è affatto detto che costei rivelerà di essere «intellettualmente più affine» all’autrice di quanto non lo sia lui. Ma tant’è. Nel mondo migliore di Black Lives Matter, solo essere neri conta.

Foto Ansa