La Lombardia che vola sui vaccini è un’ottima notizia (che non si può dare)

Silenzio, non si sputa. La Regione più infamata d’Italia somministra più dosi e più in fretta di tutti. Ma guai ad applaudire

Ieri in Italia sono state somministrate 497.993 dosi di vaccino, oltre 110 mila in 24 ore solo in Lombardia. L’obiettivo di oggi è 115 mila, 115 vaccini al minuto nei 76 grandi hub coordinati da Guido Bertolaso dove negli ultimi giorni si è vaccinato tre volte più di Veneto e Lazio. Tutti zitti?

Non solo la Lombardia è diventata la Regione record delle inoculazioni giornaliere, ma anche la prima per dosi somministrate rispetto a quelle consegnate: l’85,3 per cento del totale disponibile. Tradotto: Bertolaso aveva ragione. Libera dal carrozzone Aria la Regione più demonizzata d’Italia sta facendo impallidire il modello Lazio, dato per vincente nella corsa al vaccino, il Lazio che “sembra la Svizzera”, “Lazio come Israele”, “50 mila frontalieri del vaccino hanno cambiato residenza per farsi vaccinare prima”, “copiato il modello Usa e del Regno Unito”.

Ma non andava commissariata?

Una campagna, quella vaccinale nel Lazio, che come ben scrive il Giornale «pur indiscutibilmente efficace, sta assumendo dei contorni narrativi quasi mitologici, tanto viene incensata a reti unificate» mentre «passa sotto silenzio totale la prestazione della Lombardia». Certo, se il Lazio va bene il merito è di Zingaretti, se la Lombardia traina tutti il merito è del piano Figliuolo, sia mai del trio Fontana-Moratti-Bertolaso. Ad aver superato i target di governo tuttavia resta la Regione che andava commissariata. Il caos vaccini non era forse questo, lo stress test del fallimento della giunta Fontana, la fine ingloriosa della locomotiva d’Italia che non riusciva a vaccinare nemmeno la nonna di Fedez? Dove sono i Travaglio che da un anno parlano di catastrofe e «roba da serial killer», le Gruber del «disastro Lombardia», i Giannini della «Grande malata d’Italia», le Palombelli di «noi avvantaggiati del Lazio mentre la Lombardia ha dato una prova terrificante»?

Silenzio, non si sputa più

La Lombardia che vola sui vaccini è un’ottima notizia, per i suoi 10 milioni di abitanti e per il resto d’Italia. Ma è una notizia che non si può dare, non dopo averne celebrato i funerali, non dopo l’ammonimento di Speranza in Senato all’opposizione: «Non si fa politica su un’epidemia» (chissà dov’era per esempio quando il governo Conte fustigava la giunta leghista “assolvendo”, ricorda sempre Il Giornale «dalle medesime accuse le rosse Emilia-Romagna e Lazio»). Non dopo gli sputazzi di Roberto Saviano su Le Monde, le badilate di Orlando, Majorino, Serra che hanno imputato fino all’ultimo morto di Covid alla Regione degli ospedali dei ricchi incuranti degli squattrinati, non dopo le rocambolesche inchieste delle Iene e di Report, le filippiche di Selvaggia Lucarelli o Chiara Ferragni.

«Missione vaccini compiuta, non servo più, torno a casa»: la notizia non è ovviamente che Guido Bertolaso ha fatto il suo dovere e che la Lombardia funziona, la notizia è che chi non ha una scusa quotidiana per sparare o sputazzare sulla Lombardia può almeno inventarsi retroscena sulla candidatura (smentita) del consulente vaccinale lombardo a sindaco di Roma

Foto Ansa