Matteo Lepore, sindaco piromane
C’è un cinismo da avanspettacolo, un talento quasi pulp, nel modo in cui Matteo Lepore riesce ogni volta a trasformare una crepa di quartiere nel crollo di un’intera campata civica. Non c’è focolaio di tensione a Bologna sul quale non arrivi, a telecamere spiegate, a rovesciare un fusto di nitrometano.
Muore al Pilastro un povero cristo in ambasce psicofisica, Abderrahim Fakir, durante un fermo di polizia su cui perfino il meno garantista dei magistrati chiederebbe silenzio e perizie prima di emettere verdetto, e il sindaco dotato di senso delle istituzioni che fa? Avverte l’imperioso dovere di accendere le fiaccole, arruolare la piazza con un presidio “per la verità e la giustizia”, e gli antagonisti ringraziano, scendendo in strada, trasformando piazza Roosevelt in un set da guerriglia urbana, tra volanti arrostite e sessanta poliziotti con ferite e ossa rotte.
L’occhiolino di Lepore agli antagonisti e il conto al Viminale
Risultato? Il piromane in fascia tricolore prima alimenta il fuoco contro le divise, poi, a macerie ancora fumanti, lamenta che gli scontri «non rappresentano la città» e che a Bologna ci sono «due piazze, una buona e una cattiva», «abbiamo opposto una piazza democratica a quella degli antagonisti». Che è un po’ come dar fuoco alle polveri, assistere al botto e dispensare perizie sull’esplosione.
È il medesimo e inossidabile copione già andato in scena con le manifestazioni pro Pal e gli incidenti al palasport per il match con il Maccabi Tel Aviv: prima Lepore strizza l’occhio alla piazza e pontifica che le squadre israeliane sotto le Torri non dovrebbero giocare; poi, quando la rabbia montata esplode in centomila euro di danni e cariche della Polizia, si rimette la fascia e chiede al ministro Piantedosi di pagargli il conto dei vetri spaccati. Perché per il primo cittadino l’amministrazione non è gestione dell’emergenza, ma un grande happening di provocazioni a catena.
Pipe per il crack e bagni no-gender
Prendete l’allarme stupefacenti. La città resta ai vertici nazionali per la presenza di droga nelle acque reflue e tassi record nel consumo di cannabis, amfetamine ed ecstasy, e il Comune come ha risposto? Con la distribuzione gratuita di 300 pipe per fumare il crack. Alle critiche attonite di chi aveva preconizzato un incentivo alla dipendenza (e infatti i casi di quella da crack sono quasi raddoppiati in due anni), Lepore ha risposto: «Se le persone muoiono in strada per la droga noi non possiamo girarci dall’altra parte. Ecco perché abbiamo voluto investire su un programma di sanità pubblica». Traduzione: c’è un’epidemia di tossicodipendenza? Noi forniamo gli accendini per la “riduzione del danno”.
Stessa sollecitudine sul fronte dei diritti simbolici. Dopo avere introdotto lo ius soli “bolognese”, mentre i portici si trasformavano in un bivacco abbandonato al degrado, il sindaco spendeva il proprio capitale politico in Consiglio comunale per promuovere l’istituzione di «registri di autodeterminazione di genere per i dipendenti» e la conversione dei servizi igienici in «bagni no-gender».
Lo sportello contro l’islamofobia, i 30 all’ora, la guerriglia al Pilastro
E ancora. Un jihadista sui generis tenta la strage a colpi di auto e coltello nella vicina Modena? Lepore apre precipitosamente lo sportello contro l’islamofobia e propone di potenziare l’arabo negli uffici pubblici.
I residenti del Pilastro chiedono sicurezza e presidi contro le baby-gang? Lui risponde imponendovi il cantiere del Museo dei bambini e delle bambine, regalando al quartiere due mesi di assedio dei collettivi, una trentina di denunce e un cordone permanente di camionette della Polizia necessarie per colare il cemento. La viabilità va a rotoli? Si blindano i 30 all’ora. Aumentano le tariffe dei bus? Si promette il biglietto gratis ai migranti.
La preferenza è una cosa seria.
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Le vantate “affinità” con Francesca Albanese e Zohran Mamdani
Perfino la diplomazia diventa teatro dell’assurdo: e così Lepore incorona la controversa relatrice Onu Francesca Albanese con la cittadinanza onoraria, salvo doversi poi arrampicare sugli specchi quando perfino gli alleati riformisti e l’ex sindaco Virginio Merola gli danno del matto per le uscite eversive della medesima contro la stampa.
D’altronde, soltanto un mese fa Lepore assegnava la Turrita d’Oro di Bologna a Zohran Mamdani, il primo cittadino socialista di New York, proclamando estasiato di aver scoperto tra loro due «moltissime affinità». Sarà forse per la comune inclinazione alla grande strategia amministrativa: mentre la città soffoca tra graffiti, portici degradati e violentissime aggressioni in pieno centro, il Comune registra il record incassando quasi 22 milioni di euro dall’imposta di soggiorno (un gettito quadruplicato rispetto al 2021).
Un sindaco con il bancomat per le piazze amiche e la tanica dietro la schiena
Un tesoretto immenso che, invece di finanziare la sicurezza, la pubblica illuminazione o la pulizia sistematica delle strade – per le quali Palazzo d’Accursio piange regolarmente miseria –, viene prontamente trasformato da Lepore in un bancomat per foraggiare a pioggia oltre 150 associazioni della solita parrocchia, tra festivalini di quartiere e piazze amiche.
Un sindaco capace un giorno di denunciare l’immobilismo dello Stato, il giorno dopo la “militarizzazione”, e quello dopo ancora chi soffia sull’odio contro le istituzioni. Salvo poi voltarsi verso le telecamere con la tanica ancora calda della benzina ideologica versata sul fiammifero della rivolta, la mano nascosta dietro la schiena, e minacciare: «Ci saranno altri scontri se le istituzioni non faranno il loro dovere».
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2 commenti
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Quesra è esattamente la politica di cui ha bisogno per garantirsi la rielezione. Foraggiare il bacino d’utenza più combattivo di Bologna
Esiste l art 141 del Tuel, comma 1 letta a)