Ci prendono in giro sparando sulla Lombardia?

Sono trent’anni che cercano di impossessarsi della Regione e di buttar giù un sistema popolare e imprenditoriale

Logo della Regione Lombardia sul vetro di un palazzo

Cronache di mezzo lockdown / 24

Se fossi Aldo Cazzullo oggi sarei prudente ad accettare la sia pur prestigiosissima offerta del ruolo di direttore del Corriere della Sera. In cima a lui – come già diverse volte qui segnalato – sarebbe ufficializzata la nomina a direttore editoriale del già direttore ombra, fondatore del Pd, già funzionario comunista nel comitato centrale del Pci e quel che conta per capire che razza di uomo è “mai stato comunista” secondo lui.

Ora, perché il torinese Cazzullo (e torinista come il suo doppio presidente – Rcs e Torino – Urbano Cairo) dovrebbe guardarsi molto attentamente in giro prima di accettare l’incarico e il dinero del facente funzione di direttore Luciano Fontana, già occhiuto caporedattore centrale e poi da nobile veltroniano laziale proiettato sulla poltrona più importante del giornalismo italiano? Perché è ovvio a mio modo di vedere. Da quando il Corriere è diventato una specie di incrocio tra il femminile Cosmopolitan e il maschiaccio Postalmarket, in margine al contenuto da marketing pubblicitario non puoi leggere altro che la gazzetta di Beppe Sala e i pipponi filo Pd (naturalmente rafforzati dalle paginate nobiliare del Uolter democrat).

Ora, che c’azzecca un genio della penna e della ampiezza di vedute come il nostro Aldo (anche se il suo limite è l’eccesso di permalosità, ma saprà imbrigliarlo, non dubitiamo, con l’avanzare dell’età) con un giornale scritto per metà in favore degli inserzionisti e metà per asseverare il sistema romano Pd? È uno strabismo che non sa niente di Venere. Perché se è ovviamente molto sensato portare inserzionisti e investitori sul palmo di mano, risulta alquanto grottesco fingere equanimità ed equidistanza politica con campagne da squaletti martello tipo quella condotta instancabilmente e addirittura noiosamente solo contro la Lombardia.

Ieri, tanto per dirne una che puntualmente capita tutti i giorni sul quotidiano dell’ex berluscone Cairo, hanno ammesso in prima pagina un articolo insulso e piagnucoloso a firma di un certo Antonio Scurati, che nel far finta di interpellare il governo Conte e il commissario Arcuri sull’organizzazione della somministrazione dei vaccini, veniva come al solito a pestare sulla Lombardia.

Quante volte ci volete ricordare, dopo aver spalleggiato con infinita grazia e soavità Ferrarella lo scardinamento della migliore esperienza di buon governo italiano (il quasi ventennio di Formigoni che rese la Lombardia una delle tre Regioni più avanzate e ricche d’Europa), che sono trent’anni che aspettate di portare gli ex comunisti a impossessarsi delle casse lombarde e a sfasciare – a favore della finanza speculativa ma democrat, stile Soros – il modello popolare e imprenditoriale del centrodestra lombardo?

Sì, certo, sappiamo anche noi di una certa debolezza politica in cima alla Regione. Sapete, non è facile governare con le pistole della giustizia e dei media padronali puntati alla nuca. E poi è anche vero, a furia di far sapere che chi non va in politica stando ben comodo a sinistra finisce prima o poi sotto i tritacarne dei pm e dell’agenzia delle entrate, non è che favorisca l’emergere di un ceto politico sempre adeguato all’impresa del buon governo.

Però, tanto per dirne un’altra – e poi mi taccio pensando a Aldo Cazzullo: mi raccomando, stai lontano da quella poltrona se non ti liberano dal Veltroni che dopo il 2020 in cui ha scritto due libri, girato documentari e vinto premi letterari, adesso cerca il 2021 da principe del Corriere per poi nel 2022 candidarsi a presidente dopo Mattarella – ecco, dicevo, per dirne un’altra trovo addirittura grottesco e indegno di un paese libero che nessuno dei grandi giornali, Corriere ovviamente in cima, abbia scritto, lamentato, piagnucolato come fanno per ogni mezza balbuzie dell’assessore Gallera, sulla scoperta di un carico di 1,2 miliardi di mascherine che avrebbe fruttato provvigioni per 72 milioni di euro a un giornalista Rai per la sua “opera” di intermediazione con la Cina.

Bisogna dirlo a brutto muso: ma che cazzo ci venite a scrivere e a raccontare sulla Lombardia, quando a marzo avete scritto che mancavano le mascherine (e pure quella era colpa della Lombardia), poi il mese scorso si è scoperto che a marzo un tale della Rai ha commerciato il carico di mascherine per rifornire l’Italia, si sarebbe fatto straricco e nessuno gli ha chiesto, scritto, piagnucolato, “questo qui dice che ‘il governo nella persona di Arcuri mi ha chiesto di dargli una mano’: ma dove siamo, su Scherzi a parte o a Mafia capitale?”. Si capisce lontano un miglio che giù a Roma è in corso una cinica lotta di potere e di spartizione di prebende intorno ai 200 e passa miliardi di prestiti Ue, e ci prendono in giro sparando sulla Lombardia?

Foto Ansa