Lodo Mondadori, Borghi: «Con un taglia e cuci i giudici di Milano reinterpretano la Cassazione»

L’editorialista del Giornale Claudio Borghi a Radio Tempi: «Se una sentenza viene inficiata, ad esempio con nuove prove inconfutabili o se si scopre la corruzione di un giudice, si deve passare attraverso l’istituto della revocatoria. In sostanza un giudice non può permettersi di rifare un’altra sentenza, com’è avvenuto a Milano nel caso del Lodo Mondadori»

L’editorialista del Giornale, Claudio Borghi, ha spiegato a Radio Tempi il taglia e cuci adoperato dai giudici della Corte d’Appello di Milano sulla sentenza Lodo Mondadori che apostrofa come “un po’ curiosa”. In particolare, Borghi mette in rilievo che quando si trattano casi con cifre astronomiche, «non importa il grado di solvibilità dell’imputato, ma occorre una valutazione ponderata». Nel primo grado «il giudice decise, senza alcuna perizia, di far pagare alla Fininvest più di 750 milioni di Euro», e nell’appello la cifra è stata fissata dai giudici in 564 milioni di Euro; somma già versata nelle casse della Cir. 

Il caso sollevato da Marina Berlusconi, riguarda una sentenza di Cassazione utilizzata in modo inappropriato. «E’ possibile per un giudice rifare una sentenza già passata in giudicato?» Con un taglia e cuci un po’ particolare la risposta è affermativa. In verità, la sentenza di Cassazione presa a riferimento in questo caso dice un’altra cosa. Infatti spiega Borghi che la ratio della norma afferma che «se una sentenza viene inficiata, ad esempio con nuove prove inconfutabili o se si scopre la corruzione di un giudice, si deve passare attraverso l’istituto della revocatoria. In sostanza un giudice non può permettersi di rifare un’altra sentenza, com’è avvenuto a Milano nel caso del Lodo Mondadori». Ora l’analisi del caso passa alla Corte di Cassazione, che dovrà pronunciarsi su questo imbarazzante vizio di forma.
Twitter: @giardser

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