Lo stato etico ti spenna “per il tuo bene” (e per il suo). Ostellino contro la tassa sulle bevande

Il ministero della Salute propone una tassa sulle bevande gassate e sugli alcolici, per il bene dei cittadini. Secondo Piero Ostellino, il governo vuole soltanto “far cassa”. Ma la felicità (anche gastronomica) è affare privato.

Più di 7 centesimi al litro per le bevande gassate (per vino e alcolici arriverà a 50 cents), è la tassa proposta dal ministro della Sanità, Renato Balduzzi, per preservare il popolo italiano dall’abuso di zuccheri. Gli introiti servirebbero a finanziare il servizio sanitario e le campagne di prevenzione e promozione dei corretti stili di vita. Secondo Piero Ostellino, che ne scrive oggi sul Corriere della Sera, questo ennesimo intervento del governo che mira a «spillare soldi al cittadino» è tanto più sgradito perché, per giustificarlo, il ministro adotta «spiegazioni (morali) di natura teleologica». Lo stato «tassa certi cibi e certe bevande per il nostro “bene”» nella «convinzione che condurre un’alimentazione sana abbia una sua autorevolezza naturale – che lo Stato ha il dovere di sostenere e persino imporre – indipendentemente dalle ragioni personali che inducono gli uomini a essere molto più attenti alla propria felicità che alla propria salute».

«Le spiegazioni teleologiche dello Stato hanno un difetto», però: si scontrano con l’«egoismo», con «la convinzione di ciascuno che, per noi, il bene più grande è ciò che ci rende felici». «Molti sanno che ciò che mangiano e bevono è spesso poco salubre, ma non ci rinunciano perché, farlo, procura loro felicità». Dunque «una “comunità salubre” non nascerà mai spontaneamente» «ma solo coercitivamente, per volontà dello Stato». Perciò «l’idea di tassare le bevande dolcificate, per salvaguardare la salute dei cittadini» appartiene, alle giustificazioni contraddittorie che «rivelano il perenne conflitto fra interesse privato e interesse pubblico, malgrado la pretesa di quest’ultimo di conferire spesso un valore morale universale a se stesso».

In fondo, spiega Ostellino,«se non fosse accompagnata (anche) dalla predicazione (morale)» il fondamento di questa nuova imposizione fiscale si troverebbe «in una ragione pratica ben più corposa della salute dei cittadini: la necessità di far cassa per far fronte alle proprie spese». «La salute», però, «è un fatto personale, che ciascuno gestisce in relazione diretta con la propria libertà di scelta». Oggi, invece i cittadini, oltre «a vivere sotto un potere pubblico che confisca oltre il cinquanta per cento del loro reddito» devono accettare in sovrappiù la sua «presunzione di essere anche “etico”» . «Con la pretesa di pianificare le loro vite (salute e felicità) per ragioni indubitabilmente ambigue» conclude Ostellino «i cittadini dello Stato contemporaneo sono, come si direbbe a Napoli, “cornuti e mazziati”».