Libia, rapiti quattro italiani e tre cristiani in zone controllate da Isis ed estremisti islamici

Gli italiani sono stati rapiti vicino a Mellitah e Zawiya. La zona, controllata dagli islamisti di Alba libica, ha già subito incursioni da parte dell’Isis. I terroristi hanno rapito anche tre cristiani africani a Noufliyah

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Quattro italiani sono stati rapiti in Libia. Ancora non si conosce l’identità dei rapitori né il luogo preciso dove è avvenuto il sequestro, ma sembra che si tratti di una zona vicina a Mellitah, dove si trova la Mellitah Oil and Gas, azienda controllata da Eni. Gli italiani sono dipendenti della società Bonatti, che ha sede a Parma e che fornisce in tutto il mondo servizi per l’industria petrolifera.

ZONA ISLAMISTA. Secondo altre fonti, gli italiani sarebbero stati rapiti nella vicina città di Zawiya, che è controllata da fazioni alleate di Alba libica, gli islamisti che hanno occupato la capitale Tripoli, cacciando il governo eletto e riconosciuto dalla comunità internazionale nella città orientale di Tobruk.

PERICOLO ISIS. La Farnesina ha detto di non conoscere gli autori del rapimento, ma potrebbe trattarsi anche dello Stato islamico. A gennaio, infatti, Ali Tarhouni, già ministro delle Finanze e del petrolio nel Consiglio nazionale di transizione e da aprile 2014 presidente dell’Assemblea costituente della Libia, aveva dichiarato al Corriere della Sera che l’Isis si era impadronito del porto della città di Zawiya. Inoltre, in un video di propaganda l’Isis aveva mostrato le immagini del gasdotto Eni sormontato da una bandiera del Califfato. Da Mellitah parte il gasdotto Greenstream, che porta il petrolio direttamente a Gela, in Sicilia.

ALTRI CRISTIANI RAPITI. Sabato lo Stato islamico aveva anche annunciato il rapimento di tre cristiani nella città orientale di Noufliyah, controllata dall’Isis. I tre cristiani provengono da Egitto, Nigeria e Ghana, secondo quanto riportato da Reuters. Il governo di Tobruk ha confermato il rapimento, senza aggiungere alcuna notizia sulla sorte dei cristiani. L’Isis controlla in Libia la città costiera di Sirte, ha appena perso quella di Derna e attacca spesso i cristiani per farsi pubblicità: dopo l’assassinio di 21 cristiani a febbraio, e altri 28 in aprile, a giugno l’Isis ne ha rapiti 86 di nazionalità eritrea, fuggiti dal regime di Isaias Afewerki per raggiungere l’Europa a bordo di un barcone.

DIALOGO IN ALTO MARE. L’inviato dell’Onu, Bernardino Léon, sta cercando da mesi di formare un governo di unità nazionale, mettendo d’accordo i parlamenti rivali di Tripoli e Tobruk per poter più facilmente contrastare l’avanzata dello Stato islamico nel paese, che ha approfittato del caos nel quale è sprofondata la Libia da anni. Nonostante sembri che un accordo sia possibile e che le parti siano vicine, la fatidica data della firma viene continuamente rimandata da mesi.

PRIMAVERA ARABA. Il paese è sprofondato in una crisi gravissima nel 2011, dopo la “Primavera araba” e l’uccisione di Muammar Gheddafi. L’annuale parata per la liberazione di Tripoli, avvenuta il 27 agosto 2011 e celebrata lo scorso 8 luglio, è andata deserta. «Non c’era nessuno alla parata in Piazza dei martiri – ha dichiarato un testimone oculare –, salvo qualche bambino e un minuscolo gruppetto di soldati di Alba libica. Alla gente di Tripoli non importa più niente della rivoluzione, tanto meno di quelli che stanno al potere. Vogliono solo andare avanti con le loro vite. E questo al momento è sempre più difficile».

Foto Isis Ansa


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