L'ultimo sfregio è lasciare morire Alfie nell'ombra

Nel «superiore interesse del minore», il giudice ha deciso che non sarà comunicato né il giorno né l’ora in cui saranno staccati i supporti vitali al piccolo

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Come già accaduto per Charlie Gard e Isaiah Haastrup anche al piccolo Alfie Evans saranno staccati i supporti vitali che lo condurranno alla morte. È quanto deciso ieri dal giudice dell’Alta Corte di Londra, Anthony Paul Hayden, che ha così decretato per sentenza il decesso del piccolo affetto da una rara e misteriosa malattia degenerativa.
Il fatto da mettere in rilievo è che non sarà reso noto né il giorno né l’ora in cui avverrà il distacco. Questo, ufficialmente, per proteggere i medici e gli infermieri dell’Alder Hey Children Hospital di Liverpool dalle possibili rimostranze del sostenitori dei familiari. Ma davvero c’era questo pericolo? Che cosa si temeva da un “esercito” armato solo di preghiere e cartelli?
Poi c’è il cosiddetto «interesse superiore del bambino», quello evocato da Hayden che ha definito «inopportuni» i video del piccolo che ieri i genitori hanno cercato di mostrare in udienza; il giudice s’è lamentato del fatto che i filmati «violano la privacy di Alfie». Il paradosso è che per non violare la sua privacy lo si fa morire. Lo si uccide di nascosto, nel silenzio, nel segreto. Eppure c’era l’ospedale Bambin Gesù di Roma pronto ad accogliere Alfie: forse i medici italiani non avrebbero potuto salvarlo, ma almeno l’avrebbero curato fino all’ultimo, alla luce del sole, sottraendolo all’onta di lasciarlo morire così, nell’ombra, per non disturbare niente e nessuno. Nemmeno la nostra coscienza.
Foto Ansa

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