La Turchia armava i terroristi in Siria. Le nuove prove che agitano Erdogan alla vigilia del voto

È stato chiesto l’ergastolo per il direttore del quotidiano turco Cumhuriyet, che ha pubblicato un video esclusivo sulle manovre dell’intelligence turca

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Si allarga lo scandalo delle armi che la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, tra il 2013 e il 2014, avrebbe consegnato in Siria alle fazioni ribelli e ai terroristi di Al-Qaeda.

IL VIDEO. Venerdì scorso il quotidiano turco Cumhuriyet ha pubblicato sul suo sito internet un video esclusivo, che mostra membri dell’intelligence turca (Mit) caricare di armi un camion da inviare in Siria. A causa di questo filmato, il direttore del quotidiano Can Dundar rischia l’ergastolo ed è stato formalmente accusato di «crimini contro il governo» e di «fornire informazioni sulla sicurezza nazionale».

MISSILI E MUNIZIONI. Come rivelato a fine maggio in esclusiva da Reuters, quattro camion pieni di parti di missili, munizioni e mortai semi-assemblati sono partiti dalla Turchia e sono stati accompagnati da membri dell’intelligence di Stato in territorio siriano fino alle postazioni dei terroristi islamici. Uno dei quattro camion, come affermato da testimoni, è stato intercettato dalla polizia ma gli altri tre no, visto che quando gli ufficiali li hanno raggiunti sono stati minacciati di andarsene da membri del Mit.

ARMI AD AL-QAEDA. Due pubblici ministeri turchi, che hanno indagato sulla consegna delle armi, sono stati accusati di aver rivelato segreti di Stato e condotto ricerche illegali. Secondo diversi testimoni attualmente sotto accusa al pari dei magistrati, tra cui alcuni guidatori dei camion pieni di armi, il carico sarebbe stato portato in Siria in territori controllati da ribelli e formazioni di Al-Nusra, la milizia siriana di Al-Qaeda.

ERGASTOLO. Erdogan ha dichiarato che il giornalista che ha pubblicato il video «pagherà a caro prezzo» questa decisione, ricordando che nessuno ha l’autorità per intralciare le operazioni dei servizi segreti. Il pubblico ministero che ha aperto un fascicolo su Can Dundar ha già chiesto l’ergastolo. Il direttore ha dichiarato lunedì: «Noi siamo giornalisti, non impiegati statali. Il nostro dovere non è quello di nascondere i loschi segreti dello Stato».

TURCHIA E SIRIA. La Turchia ha sempre negato di aver inviato armi alle milizie che combattono l’esercito di Bashar Al-Assad al di là del confine, anche se ha fatto di tutto per favorirle, consentendo a centinaia di combattenti stranieri di unirsi alle fila dei ribelli e dello Stato islamico passando attraverso i suoi porosi confini. Nell’ultimo mese, inoltre, Ankara ha cominciato ad appoggiare attivamente ed esplicitamente un gruppo di terroristi in Siria, insieme a Qatar e Arabia Saudita. La milizia Jaish Al-Fatah, Esercito di conquista, comprende anche gruppi di Al-Nusra ed è operativa nel nord della Siria.

VIGILIA DELLE ELEZIONI. Le notizie uscite in questi giorni a proposito del sostegno dato da Ankara a gruppi di terroristi sono molto sensibili e giustificano i toni forti usati da Erdogan, visto che il 7 giugno si terranno le elezioni in Turchia. L’Akp, partito islamista dell’attuale presidente, vincerà sicuramente ma se riuscirà ad ottenere una maggioranza qualificata per cambiare la Costituzione senza bisogno di alleati, trasformerà la Turchia in repubblica presidenziale. Per Erdogan si tratta della partita decisiva, visto che da capo dello Stato diventerebbe, di fatto, un sultano (sul numero di Tempi in edicola da giovedì 4 giugno l’analisi sulle elezioni di Rodolfo Casadei).


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