«La Siria sparirà. Confidiamo nei russi, ma abbiamo paura degli altri»

«Perché i ribelli continuano a lanciare razzi sulla capitale? Alla fine le vittime sono sempre civili». Intervista a monsignor Georges Abou Khazen

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Prima l’invasione turca del nord della Siria con l’obiettivo di cacciare i curdi alleati degli Usa dalle città chiave di Afrin e Manbij (dove stazionano anche militari degli Stati Uniti che non hanno nessuna intenzione di abbandonare il campo). Poi il tentativo da parte delle forze siriane di riconquistare dei pozzi di petrolio vicino a Deir Ezzor, fallito per l’intervento degli Stati Uniti, che hanno ucciso oltre 100 lealisti per difendere una base militare controllata da curdi e americani. Infine, la battaglia aerea del fine settimana, con Israele che ha distrutto la base siriana dalla quale era partito un drone iraniano sconfinato nel Golan. I jet di Tel Aviv hanno distrutto basi e depositi di armi dell’esercito di Bashar al-Assad, ma hanno perso un F-16 nella battaglia. Il tutto mentre la Russia cerca sempre più faticosamente di far combaciare gli interessi delle grandi potenze per raggiungere una pace duratura in Siria.

ESCALATION. «Siamo preoccupati, molto preoccupati. Non sappiamo che cosa succederà. Abbiamo paura che la Siria sarà spartita senza che venga neanche chiesta l’opinione dei siriani». È allarmato monsignor Georges Abou Khazen davanti all’escalation di tensione e scontri nell’ultimo mese tra Turchia, Israele, Iran, Russia e Stati Uniti in territorio siriano. «Io non conosco le intenzioni di queste grandi potenze ma temo che siano cattive. Dicono sempre una cosa e poi ne fanno un’altra, si accordano per ottenere un risultato e poi si comportano all’opposto. Noi siriani abbiamo più fiducia nei russi, per quello che hanno fatto per noi, ma abbiamo paura degli altri», dichiara a tempi.it il vicario apostolico di Aleppo.

RAZZI SU DAMASCO. La situazione è preoccupante non solo nel nord e nell’est della Siria, ma anche nella capitale. Da settimane, infatti, Damasco subisce senza sosta lanci di razzi e mortai da parte dei ribelli, che hanno già fatto una decina di vittime civili. «Nella capitale hanno chiuso le scuole, la gente ha paura di uscire di casa, molti non vanno più al lavoro. Noi non capiamo perché i ribelli continuano a lanciare razzi sulla capitale. Alla fine le vittime sono sempre civili. Che colpa hanno queste persone?».

PACE E SPERANZA. In mezzo a un quadro sempre più complesso, ci sono anche delle note positive. «Ai colloqui di Sochi c’erano 1.500 persone, sono stati raggiunti accordi importanti per scrivere una nuova costituzione e risolvere il problema politico della Siria. Speriamo che questi dialoghi vadano avanti e alla fine si arrivi a un cessate il fuoco in tutto il paese», continua il vicario apostolico. Anche ad Aleppo al situazione migliora: «La sicurezza ora c’è, molto più di prima. Ringraziamo il Signore. Acqua ed elettricità ci sono quasi per 12 ore al giorno».
C’è ancora speranza dunque: «Noi cristiani non dobbiamo mai perdere la speranza. Lancio però un appello alle grandi potenze del mondo perché la smettano di interferire negli affari della Siria e smettano di armare ognuno le rispettive fazioni. Così non si fa altro che fare proseguire questa guerra. Dovete lasciarci in pace, siamo noi infatti che dobbiamo decidere da chi vogliamo essere governati. Non voi».

Foto Ansa

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