La Scozia affida ogni bambino al controllo di un funzionario statale: «Rischio “Grande Fratello”»

La legge è al vaglio della Corte Suprema e presuppone che i genitori non possano crescere bene i figli «senza lo Stato»

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È stata posta al vaglio della Corte Suprema del Regno Unito la legge scozzese che prevede che dal 31 agosto del 2016 ogni bambino dalla nascita ai 18 anni sia affidato a una “persona nominata” dallo Stato per monitorare il suo “benessere”. Il governo ha difeso la misura a centro del dibattito come necessaria a rendere la Scozia «il miglior paese al mondo per la crescita dei bambini». Come riporta la Bbc, la legge fa parte della strategia “Getting right for every child” (“Ottenere il giusto per ogni bambino”), ideata nel 2008 e finalizzata «soprattutto alla sicurezza, la protezione da abusi, negligenza o danni» dei bambini e successivamente inserita nella normativa “Children and young people act 2014”.

GENITORI PREOCCUPATI. A portare la norma al vaglio della Corte Suprema sono state diverse associazioni per le famiglie, i bambini e l’educazione, che stanno guidando la campagna “No to name person”, contro la logica del «Grande fratello» insita nella legge. Quanti si oppongono alla misura hanno spiegato che la legge dà ai funzionari statali un potere molto pericoloso, tanto che persino lo Scottish Parent Teacher Council, associazione che riunisce i genitori degli studenti, ha sollevato le sue perplessità pubblicando un sondaggio in cui si mostra «l’alto livello di preoccupazione» diffuso tra genitori e insegnanti.

A INSAPUTA DELLE FAMIGLIE. La strategia prevede che «la “persona nominata” offra consigli e sostegno in risposta alla richiesta di un bambino o di un genitore». Ma chi si oppone alla legge ne sottolinea l’ambiguità, per cui i bambini potranno parlare con i loro “tutori” anche all’insaputa dei genitori. Ascoltata in questi giorni dalla Corte Suprema, Aidan O’Neill, del Christian Institute, ha fatto notare che ad esempio se a un adolescente viene prescritta la contraccezione, la “persona nominata” ne sarà al corrente senza più l’obbligo di informare i genitori. Anzi, ha aggiunto O’Neill, «potrà lei stessa consigliare al bambino di prendere la pillola contraccettiva, senza il consenso dei genitori».

LEGGE FUMOSA. Non si specifica chi sia la “persona nominata”, ma si dice solo che, «nella maggioranza dei casi», sarà un insegnante dello Stato, un funzionario sanitario o dei servizi sociali, che potrà intervenire «quando siano identificate necessità legate al benessere [del bambino]». La legge, però, non chiarisce che cosa si intenda con questa formulazione. A preoccupare è anche la violazione della privacy familiare: il provvedimento stabilisce infatti che «altre organizzazioni e professionisti, come un medico di famiglia o altri ufficiali, condivideranno le informazioni con la persona nominata se pensano che sia possibilmente rilevante». Anche in questo caso non è chiaro quali sono le «preoccupazioni per la protezione del bambino» che possano giustificare un intervento discrezionale dei “professionisti”. Gordon Macdonald, del Christian Action Research and Education, sottolinea infine lo speco di risorse: seguire in questo modo ogni singolo bambino porterà «inevitabilmente a trascurare e mettere a rischio i bambini davvero vulnerabili che hanno più bisogno».

«DUE IDEE INQUIETANTI». Le informazioni sui bambini potranno anche essere condivise con altri enti statali, sebbene «nella maggior parte dei casi (ma non si dice quali, ndr) il bambino o il giovane e i genitori sapranno quali informazioni vengono condivise». E «questo non accadrà solo in casi eccezionali, ad esempio se nascono preoccupazioni per la sicurezza di un bambino». Per il governo scozzese nella sostanza non cambierà nulla, ma che cosa può accadere quando il diritto di educazione dei genitori viene limitato o delegato allo Stato tramite una legge?
Secondo gli oppositori della campagna sono due le principali «idee inquietanti» presupposte nella legge. La prima è che i genitori non possano crescere bene i figli «senza lo Stato». La seconda, «più spaventosa», è che «ogni genitore sia un potenziale abusatore di bambini». Così si crea una barriera di sospetto fra figli e genitori. Il rischio è di diffondere una cultura secondo la quale un figlio è più sicuro tra le braccia dello Stato che tra quelle dei suoi genitori.

Foto tratta da Shutterstock


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