La realtà non è mai stata a tema nelle elezioni Usa. Nemmeno per i media

La sfida Trump-Biden ha mostrato il potere e l’inaccuratezza faziosa della stampa americana, ormai così ideologica da non capire neanche di esserlo. È preoccupante

Joe Biden in uno studio della Cnn

L’aspetto più inquietante delle elezioni americane è forse il potere e allo stesso tempo l’inaccuratezza faziosa del sistema mediatico. A due settimane dall’evento, forse si può ora provare a dare un giudizio più sereno occupandoci solo del sistema americano, così magari qualcuno in più dei lettori potrà fare un ragionamento serio anche su quelli italiani.

Cominciamo dai sondaggi. Centinaia di aziende di sondaggi hanno provato a intercettare le intenzioni di voto americano. RealClearPolitics, l’osservatorio bipartisan che le raccoglieva tutte, dava alla fine Joe Biden vincente per più di 7 punti percentuali nel voto generale e vincente per più di 3 punti percentuali nella maggior parte degli Stati considerati più in bilico (Wisconsin, Pennsylvania, Ohio, Florida, Iowa, Arizona, Minnesota, Georgia, North Carolina). Il vantaggio era tale da far considerare ai più in bilico anche il Texas, tradizionalmente conservatore. Le medie erano abbassate dalle considerazioni molto più prudenti di sole due aziende: Rasmussen e Trafalgar Group, ritenute però colpevolmente “di destra”.

I risultati li sappiamo: Biden vince di un po’ più di 3 punti percentuali nel voto generale, perde in molti Stati in bilico e altri li conquista con meno di 1 punto percentuale di vantaggio, il Texas non entra neanche vagamente nell’orbita dem. Se in un’azienda uno sbagliasse una previsione per più del 50 per cento, sarebbe licenziato o perderebbe ogni credibilità.

La fregola dell’annuncio

Ma andiamo avanti con la settimana elettorale. Fox News, rete di Murdoch sicuramente vicina al mondo repubblicano, alla chiusura dei seggi assegna con certezza l’Arizona a Biden così come assegna ai dem un guadagno di 5 seggi alla Camera. In realtà, alla fine sono i conservatori a guadagnare seggi alla Camera e l’Arizona terminerà i conteggi con uno scarto minimale tra i due contendenti, tanto da richiedere un riconteggio.

Cnn inizia le trasmissioni elettorali con grande enfasi, sicura di un’onda blu, passa ore infernali con Donald Trump in vantaggio nelle quali ripete ossessivamente che si tratta di risultati parziali e che non bisogna mai essere precipitosi, per poi proclamare vincente Biden mentre mancano 5 Stati da assegnare anche solo provvisoriamente e ben consapevole che negli Stati in cui c’è meno di 1 punto percentuale di scarto sarà quasi obbligatorio il riconteggio. Per la cronaca, gli Stati devono consegnare i riconteggi entro la fine di novembre. Allora ci sarà una proclamazione ufficiale.

Complimenti e inutili baruffe

L’effetto curioso dell’annuncio di Cnn, immediatamente seguita da Fox News, è la pioggia di articoli e telegrammi ufficiali che si congratulano con Biden, su una proclamazione solo televisiva. Il sito RealClearPolitics rimane per dieci giorni con Biden fermo ai 259 voti sui 270 necessari. Russia, Cina e Vaticano sono tra i pochi a non complimentarsi, aspettando i risultati ufficiali. Il Vaticano e la Cina chiamano Biden solo quando RealClearPolitics fa arrivare il ticket democratico a 290 voti.

Segue una settimana di lotta dei media, tutti rispettivamente schierati, su frode/non frode e concessione/non concessione. In realtà, tutti sanno che Trump nel suo solito modo irritante è nel suo pieno diritto a chiedere riconteggio e revisione del voto e che non c’è nessun problema di democrazia. D’altro canto, tutti sanno che la rivelazione delle frodi, se ci sono state, difficilmente sarà tale da cambiare il risultato, e lo stesso vale per il riconteggio. I media dei due lati però esasperano volutamente tutti i toni, come fanno i protagonisti, che però non hanno il compito di informare.

Mentono senza sapere di mentire

Tutto sommato, la triste morale è che i media di informazione risultano gravemente inattendibili perché ideologici. Hannah Arendt definiva l’ideologia come «un’intelligente destituzione della realtà». Forse l’aggettivo è troppo onorevole, ma certamente la realtà non è mai stata a tema in queste elezioni e i media, che invocano giustizia (gli uni) e pace (gli altri), mentono sapendo di mentire o, peggio, mentono senza sapere di mentire.

Siamo in un’epoca tremendamente ideologica, così ideologica da non capire neanche di esserlo e da non avere neanche un nome univoco per indicare le ideologie che la scuotono. Se si capisse di essere ideologici e se ne fosse coscienti, infatti, si sarebbe già a metà della cura. Così non è, con tutti i rischi di conseguenze catastrofiche che le ideologie comportano. Riconosceremo gli uomini liberi, come diceva G.K. Chesterton, per la capacità di dire che «le foglie sono verdi d’estate».

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