La notte degli Oscar: vince “Argo” di Ben Affleck e Clooney diventa «una domanda del Trivial Pursuit»

Il racconto della serata più attesa, con tutti gli ospiti e i premi. A Tarantino la miglior sceneggiatura originale con Django Unchained.

La chiamano notte degli Oscar, ma la notte è qui: quando i divi si incamminano verso il Dolby Theatre calcando il red carpet cinematografico più importante dell’anno, brilla ancora alto il sole in quel di Hollywood. Padrone di casa della serata in cui saranno assegnati gli Academy Awards numero 85 è Seth MacFarlane, 39 anni, autore, attore e produttore, nome abbastanza sconosciuto in Italia, noto soprattutto come ideatore dell’irriverente cartoon I Griffin. Tra le performance canore orecchie puntate sull’inglese Adele (24 anni), che eseguirà “Skyfall”, dall’omonima ultima pellicola su 007, e l’icona americana 70enne Barbra Streisand, che si esibirà per la prima volta dopo 36 anni sul palco degli Oscar (l’ultima volta nel 1977 con “Evergreen”, dal film di cui fu protagonista È nata una stella).

Piccolo grande record come ciliegina sulla torta dell’evento: nella cinquina delle pretendenti al premio per miglior attrice protagonista ci sono la più anziana e la più giovane ad aver ricevuto questa nomination: la francese Emmanuelle Riva, candidata per Amour (Palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes), 86 anni proprio ieri, e Quvenzhané Wallis, 9 anni (ne compirà 10 in agosto), al suo esordio assoluto sul grande schermo (da segnalare anche John Williams, il compositore e direttore d’orchestra che con la candidatura alla miglior colonna sonora per Lincoln raggiunge una quota record di nomination: 48). George Clooney scherza sul red carpet sul fatto di essere stato nominato nelle quattro principali categorie (stasera come produttore di Argo, in passato come miglior attore, regista e sceneggiatore), meglio di lui prima solo Warren Beatty: «Sì, posso essere una domanda del Trivial Pursuit».

Poi si fa sul serio, si apre il sipario. MacFarlane inizia con po’ di cattiveria che non guasta mai: «L’Oscar garantisce una gran carriera: infatti Jean Dujardin (miglior attore protagonista l’anno scorso per The Artist)  dov’è ora? Non ce l’ha fatta a passare dal muto al sonoro!». Si cerca di far ridere i solitamente impietriti: «Daniel Day-Lewis: ammiro il tuo metodo di così profonda immedesimazione, cosa facevi se suonava il cellulare?». Da un mega schermo appare niente meno che il capitano Kirk di Star Trek, alias William Shatner, in aiuto al presentatore: «Ho visto che nel futuro sarà scritto che sei stato pessimo: ti do qualche consiglio per migliorare l’andamento della serata (ma perché non l’han fatto fare a Tina Fey e Amy Poehler?! – presentatrici dei Golden Globes, ndr)». MacFarlane si cimenta allora con la canzone volutamene imbarazzante “We saw your boobs” (“Abbiamo visto le tue tette”), in cui elenca scene di nudo di varie attrici, gag a cui si son prestate alcune star che si fingono disgustate o deliziate dalla performance.

Segue una bella esibizione che vede ballerini Channing Tatum e Charlize Theron. Infine, Shatner/Kirk mostra come ha visto che il presentatore ha rovinato la serata: con il rifacimento di  Flight con dei pupazzetti fatti con delle calze. Cantano e ballano (bene) anche Joseph Gordon-Levitt e Daniel Radcliffe. Infine, una clip di uno sketch in cui MacFarlane abborda la candidata Sally Field e se la porta via in macchina e un numero musicale con la musica de La Bella e la bestia (ma parole cambiate e adattate alla serata).

Finalmente via ai premi: Ottavia Spencer (miglior attrice non protagonista dell’anno scorso) annuncia il miglior attore non protagonista: vince Christoph Waltz, che aveva già vinto nel 2010 nella stessa categoria sempre in un film di Quentin Tarantino (Bastardi senza gloria) cui dedica commosse parole prese in prestito dal suo personaggio, lo strampalato e “umano” dentista di Django Unchained. Melissa McCarthy e Paul Rudd (che va a sbattere col naso contro il microfono) assegnano il premio di miglior corto d’animazione al bellissimo e poetico Paper Man, ritirato da John Kahrs, e al miglior film d’animazione che va a Ribelle – The Brave: sul palco sale uno dei registi in kilt. Il premio Oscar Reese Witherspoon presenta tre fra i nove titoli pretendenti al premio di miglior film, di cui vengono mostrate delle clip: Les Misérables, Vita di Pi, diretto da Ang Lee e Re della terra selvaggia con la rivelazione Quvenzhané Wallis. Ecco alcuni degli Avengers, Robert Downey Jr., Chris Evans, Mark Ruffalo, Jeremy Renner e Samuel L. Jackson, a presentare il premio alla fotografia che va al capelluto Claudio Miranda per Vita di Pi (Downey Jr. fa una smorfia: per la lunga chioma bianca del vincitore cileno?). Poi fanno un po’ di confusione con la statuetta per i migliori effetti speciali ma alla fine ce la fanno e, di nuovo, l’Oscar va al film di Ang Lee. Il discorso di uno degli ultimi vincitori viene brutalmente interrotto dalla musica dell’orchestra che comunica drasticamente che il tempo dei discorsi è terminato: MacFarlane annuncia un break prima di andare avanti tra lo sguardo imbarazzato di Nicole Kidman e il marito Keith Urban che si mette addirittura le mani nei capelli mechati a mimare una scherzosa disperazione alla “ma dove siamo? Al Telegatto?”. Finora il presentatore se l’era cavata, ora qualche intoppo è venuto fuori, ma diamogli tempo, lo spettacolo è lontano dalla sua conclusione.

Channing Tatum torna a braccetto con Jennifer Aniston per annunciare il premio ai migliori costumi, che va alle sontuose creazioni di Jaqueline Durran per Anna Karenina, e quello ai miglior trucco e acconciature che va invece a Les Misérables con Lisa Westcott, Julie Dartnell. La magnetica Halle Berry annuncia l’onore che gli Oscar vogliono rendere ai 50 anni della saga di 007 con una clip di immagini, musica e suoni dei film della celeberrima spia inglese. Poi emerge come da una pellicola degli anni ’60 Shirley Bassey e la sua voce graffia ancora con la sensuale “Goldfinger”: applausi e standing ovation (evidentemente non solo a casa ma anche in platea tutti vogliono essere James Bond e tutte vogliono essere Bond girl). Kerry Washington e Jamie Foxx assegnano la statuetta per il miglior corto live action a Shawn Christensen per il suo Curfew e a Sean FineAndrea Nix per il miglior documentario cortometraggio, Inocente (la Nix fino all’anno scorso era disoccupata e senza casa). MacFarlane litiga un po’ col gobbo prima di presentare Liam Neeson che a sua volta presenta altri candidati al premio di miglior film: Argo, Lincoln e Zero Dark Thirty.

Il presentatore tenta una battuta su Ben Affleck ma inciampa prima, durante e dopo. Subito dopo sale sul palco lo stesso Affleck per premiare il miglior film documentario: Searching for Sugar Man di Malik Bendjelloul e Simon Chinn. Jennifer Garner e Jessica Chastain presentano il premio al miglior film straniero: si aggiudica l’Oscar Amour (Austria), di Michael Aneke che nel discorso ringrazia  particolarmente, oltre alla moglie (anche sua collaboratrice), gli attori del film Emmanuelle Riva e Jean-Louis Trintignant. John Travolta, e chi meglio di lui poteva, introduce un tributo al musical: in un numero spettacolare si rifà un celebre brano tratto da Chicago con star Catherine Zeta-Jones (miglior non protagonista per questa pellicola).  Mentre Jennifer Hudson canta una canzone da Dreamgirls (film che le valse l’Oscar come miglior attrice non protagonista). Infine, praticamente tutto il cast di Les Misérables, compresi Russell Crowe, Helena Bonham Carter e Sacha Baron Cohen, perfettamente a loro agio col canto, propongono il toccante “I Dreamed A Dream” (per intenderci, quello portato alla ribalta dalla nerd Susan Boyle). E anche qui, applausi a scena aperta. Chris Pine e la bellissima Zoe Saldana celebrano l’ingegno di un team di tecnici all’avanguardia negli effetti speciali.

MacFarlane introduce le due star del suo ultimo film: Mark Wahlberg e Ted (con smoking d’ordinanza anche lui!). Ed è proprio l’orsetto, dopo alcune battutacce («Dov’è l’orgia post-Oscar?»; e Wahlberg dopo qualche titubanza: «A casa di Jack Nicholson!»), ad annunciare i candidati al miglior sonoro che va a Les Misérables (Andy Nelson, Mark Paterson, Simon Hayes). E dopo altre battute, questa volta sull’opportunità di essere ebrei per lavorare a Hollywood («Di che religione sei?» chiede Ted a Wahlberg; «Cattolico», «Risposta sbagliata!»), si consegnano due Oscar ex-aequo per il premio al miglior montaggio sonoro: a Zero Dark Thirty (Paul N.J. Ottosson) e a Skyfall (Per Hallberg, Karen M. Baker)Dopo un’incomprensibile gag con un poliziotto francese che entra per un secondo in sala, arriva l’elegantissimo Christopher Plummer (miglior attore non protagonista l’anno scorso) a presentare la vincitrice dell’analogo premio di quest’anno, e a essere incoronata è la prevedibile Anne Hathaway, che, in un Prada rosa di Gwyneth Paltrowiana memoria, onora le concorrenti appena sbaragliate, ringrazia Hugh Jackman e molte, molte altre persone (tra cui il neo-marito).

Fa capolino anche il presidente dell’Academy («Ha un nome che sembra un condimento russo: Hawk Koch!» scherza MacFarlane) che presenta alcuni studenti di cinema vincitori di un premio speciale e che contribuiranno a un nuovo museo sull’Academy. Sandra Bullock annuncia il vincitore del miglior montaggio, che va a William Goldenberg per Argo. Jennifer Lawrence in bianco Dior Haute Couture (di cui è testimonial) presenta la performance forse più attesa: Adele in “Skyfall”. Lei sembra intimorita (forse perché non l’aveva mai eseguita live prima) e ci mette un po’ a carburare, ma il risultato finale non delude. Una luccicante Nicole Kidman presenta altri tre titoli in lizza per il miglior film: Il lato positivo – Silver Linings Playbook, Django Unchained e Amour. Due eroi delle due saghe adolescenziali di maggior successo degli ultimi anni, Daniel Radcliffe di Harry Potter e Kristen Stewart di Twilight sono i presentatori del premio alla miglior scenografia: va a Rick Carter e Jim Ericksonper e alla loro meticolosa ricostruzione dell’America dell’800 in Lincoln.

Salma Hayek introduce invece l’Oscar speciale per meriti artistici e umanitari a quattro personalità di Hollywood, tra i quali il potente produttore Jeffrey Katzenberg. Un capelluto e barbuto George Clooney presenta il “momento in memoriam” in cui con una clip si ricordano addetti ai lavori scomparsi nell’ultimo anno, tra cui: Ernest Borgnine, Adam Yeuch (del gruppo Beastie Boys), Michael Clark Duncan, Carlo Rambaldi, Tonino Guerra, Tony Scott, Nora Ephron… e mentre sfuma l’immagine del compositore Marvin Hamlisch ecco l’attesa Barbra Streisand che spende due parole per l’amico compositore scomparso e poi intona “Memories”, di Come eravamo, che la vedeva protagonista con Rober Redford e per cui Hamlisch scrisse musiche indimenticabili. E rimanendo in tema di musica, Richard Gere, Queen Latifah, Renée Zellweger e Catherine Zeta-Jones di Chicago annunciano due Oscar: alla miglior colonna sonora, che va a Mychael Danna per Vita di Pi, e alla miglior canzone originale che va a (sorpresa sorpresona…) Adele per Skyfall (e poco prima si era esibita una Norah Jones in aria da anni ’50 con “Everybody Needs a Best Friend”). La cantante sale sul palco col co-autore del brano, Paul Epworth, è emozionata, e con studiata goffaggine e salutando la mamma strappa un sorriso a tutti.

Siamo finalmente nella zona calda delle assegnazioni: arrivano i premi “importanti”: sceneggiature, attori, regia, film. Dustin Hoffman e Charlize Theron, a formare l’articolo “il”, consegnano la statuetta per la miglior sceneggiatura non originale a Chris Terrio per Argo: “potere alla fantasia” è il concetto che il vincitore vuole celebrare visto che è stato grazie alla sua immaginazione se il protagonista del film salva degli ostaggi politici in una situazione a dir poco critica. È il Tarantino-moment quando il regista vince per la miglior sceneggiatura originale con il suo Django Unchained. Cravatta slacciata, chiacchiericcio veloce da bar come se avesse davanti i compagni di classe, l’attore ammette con candore che è difficile ringraziare gli attori con sincerità: meglio ringraziarli in quanto interpreti dei suoi personaggi, quelli per cui nella migliore delle ipotesi tra 30 anni i suoi film saranno ricordati. E un grazie all’ultimo secondo va a Leonardo DiCaprio, grande assente, grande dimenticato dall’Academy, grande tutto. Chapeau. A leggende figli di leggende, Michael Douglas e Jane Fonda, l’onere di premiare il miglior regista; finalmente un brivido in questa serata finora abbastanza piatta e monotona: l’Oscar va ad Ang Lee, che esclama visibilmente commosso: «Grazie dio del cinema!». E nei ringraziamenti include l’intera Taiwan e il suo avvocato. Lee gabba per la seconda volta il favorito Spielberg di Lincoln: quando nel 2006 vinse il suo primo Oscar per I segreti di Brokebreak Mountain in lizza c’era anche Spielberg per Munich

Il “disoccupato” Dujardin premia la miglior attrice che si rivela essere Jennifer Lawrence, che a soli 22 anni è già alla seconda nomination (la prima due anni fa per Un gelido inverno). Inciampa e cade anche sulle scale per salire sul palco, ma ormai a quel punto chissenefrega? Arriva poi l’”impresentabile”, ovvero colei che non ha bisogno di presentazioni, e forse su una cosa siamo d’accordo con MacFarlane: Meryl Streep, che “benedice” il miglior attore protagonista, ovvero Daniel Day-Lewis, primo attore nella storia degli Oscar a vincere tre statuette in questa categoria. Il premio sblocca la ”verve” dell’attore irlandese: «È strano perché io due anni fa dovevo interpretare Margareth Tatcher e Meryl era la prima scelta di Steven (Spielberg, ndr) per Lincoln!». Poi un sentito pensiero alla moglie che «vive da anni con un personaggio un po’ strano, ma forse siamo tutti un po’ strani» e, ovviamente, a capitan Spielberg.

Jack Nicholson introduce una presentatrice d’eccezione al premio di miglior film: Michelle Obama, in “videoconferenza” direttamente dalla Casa Bianca. Che ne approfitta per un discorso edificante sull’importanza, bellezza e responsabilità dell’arte cinematografica. Poi la parola torna a Nicholson che ri-elenca i nove candidati, ma l’annuncio finale spetta alla first lady: Argo. Sul palco sale il team dei produttori, tra cui Affleck, Clooney e Grant Henslow (con sullo sfondo ancora Michelle: praticamente un raduno di democratici). Affleck ringrazia a fiume, ripercorre la sua vita in due battute: «Quindici anni fa ero qui (nel ’99 per ritirare l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale di Will Hunting – Genio Ribelle, scritta con Matt Damon), ma ero un bambino, ero inconsapevole: ora qui vedo un sacco di persone che l’Academy ha contribuito a rendere le persone che sono ora». E ancora alla moglie Jennifer Garner: «Grazie per aver lavorato al nostro matrimonio per dieci anni». Chiusura di sipario su canzoncina consolatoria per i perdenti cantata da MacFarlane e l’attrice Usa Kristin Chenowet e un pensiero all’alba: presto Daniel Day-Lewis in una commedia!