La lezione di Ruini ai cattolici impegnati in politica (e a «rischio irrilevanza»)

L’intervista al Corriere della Sera dell’ex presidente della Cei su dat, unioni civili, referendum costituzionale, e soprattutto sul ruolo dei cristiani nella vita pubblica

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Vale sempre la pena di leggere il cardinale Camillo Ruini, e l’intervista concessa a Massimo Franco e pubblicata oggi dal Corriere della Sera conferma la regola. Non ha paura, l’ex presidente della Conferenza episcopale italiana, di affrontare e giudicare con parole chiare e prive di ambiguità molte questioni divisive che oggi lasciano tanti cattolici afasici.

SPERANZA. Su invito dell’interlocutore, Ruini traccia una sorta di discorso sullo stato del paese. E nell’«Italia arrabbiata» del 2018 il cardinale ha l’impressione, «umanamente parlando», che «di cattolico ci sia meno che una decina di anni fa: in convinzione e in pratica della fede». Tuttavia, aggiunge, non bisogna perdere la speranza, al contrario, perché in Italia «ci sono anche molti cristiani autentici, che chiamerei santi».

MODERNITÀ. Il dialogo con Franco entra quasi subito nel vivo. Ruini dice di ritenere riduttiva per sé l’alternativa di appartenere a una Chiesa «che resiste alla modernità» oppure a una Chiesa «che la asseconda». «Secondo me non basta né resistere alla modernità, né assecondarla», spiega. «Il primo atteggiamento porta il cristianesimo fuori dalla storia, il secondo lo svuota della sua sostanza. Non è facile, ma occorre stare dentro alla modernità per orientarla in senso cristiano, senza subirla passivamente. È la lezione del Concilio Vaticano II».

UNIONI CIVILI. Di qui l’importanza per l’ex guida dei vescovi italiani di non astenersi di fronte alle questioni epocali, a rischio di risultare “sgraditi” al mondo. Per esempio, osserva Franco, l’introduzione delle unioni civili secondo l’«opinione generale» è stata «un passo avanti». Ma Ruini obietta: «Come posso ritenerlo un passo avanti? È una triste deviazione. La sacralità della vita e il matrimonio sono alle fondamenta della nostra civiltà: non per nulla sono stati a lungo un patrimonio condiviso. Ha poco senso lamentarsi del decadimento morale dell’Italia e poi approvare leggi del genere».

FINE VITA. Il cardinale si mette di traverso anche sul fine vita. Se i sostenitori delle dat, ricorda l’intervistatore, a sostegno della loro posizione «citano le parole del Papa contro l’accanimento terapeutico», Ruini ritiene che sbaglino, perché «il Papa ha ripetutamente escluso l’eutanasia. E invece la legge le apre le porte, pur senza nominarla».

RIFORMA RENZI-BOSCHI. L’ex presidente della Cei non si sottrae nemmeno alla questione del referendum sulla riforma costituzionale Renzi-Boschi, anche se, ammette il prelato, «farei meglio a non rispondere: la domanda ha un taglio troppo politico». Tuttavia, prosegue, «voglio essere sincero, sperando di non essere equivocato». Dice Ruini: «Sono contento che la Costituzione non abbia subito le modifiche sottoposte a referendum, anche per il contesto nel quale venivano a collocarsi. Ciò non significa che la Costituzione non necessiti di aggiornamenti». In quanto alla vittoria del no sancita dalle urne, la ragione prevalente secondo Ruini «è stato il rifiuto della prospettiva di un uomo solo al comando».

FEDE, CULTURA, GIUDIZIO. Ma tra i passaggi più interessanti dell’intervista ci sono sicuramente quelli che riguardano il rapporto tra i cattolici e la politica. Infatti, ricorda Massimo Franco, le leggi criticate dal cardinale «sono passate con un governo che aveva esponenti cattolici in prima fila». E Ruini ammette che questo deve costringere la Chiesa a riflettere. «La principale conclusione da ricavare – sostiene – è che la fede stenta a tradursi in cultura, in capacità di valutazione e di giudizio. Questo è probabilmente uno dei limiti maggiori della formazione che diamo nelle parrocchie e nelle associazioni».

CATTOLICI IN AZIONE. Rispetto all’impegno dei cattolici in politica, l’analisi delle differenze tra il passato e il presente (e del conseguenze che tutto questo implica per la Chiesa) non potrebbe essere più chiara. Ruini: «Ho vissuto le due fasi che lei chiama collateralismo. Con la Dc parlerei di sostegno critico, un sostegno che nel primo dopoguerra è stato decisivo per il bene dell’Italia. Col centrodestra il rapporto è stato diverso: finita l’unità politica dei cattolici, la Chiesa non ha più indicato partiti da sostenere, ma ha sottolineato contenuti e valori. Con essi i diversi schieramenti hanno rivendicato la propria consonanza, della quale però restavano giudici gli elettori. In questo, il centrodestra ha avuto probabilmente più successo del centrosinistra». Quanto all’oggi, continua il cardinale, «c’è una fase nuova, nella quale i cattolici rischiano di essere sempre meno rilevanti, nonostante il loro grande contributo alla vita sociale. Per evitare questo esito, è indispensabile potenziare le capacità di tradurre la fede in cultura e in azione politica».

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