I nuovi bombardamenti e raid missilistici non riapriranno lo Stretto di Hormuz né faranno cedere gli americani. Servono nuove trattative
Un cartellone di propaganda a Teheran, in Iran, mosstra Donald Trump che giace in una bara (foto Ansa)
Da una settimana sono ripresi i bombardamenti e gli attacchi missilistici e di droni tra Stati Uniti e Iran. La tregua firmata il 17 giugno sembra solo un lontano ricordo. Teheran e Washington sono tornati alla casella di partenza: i Guardiani della rivoluzione hanno nuovamente chiuso lo Stretto di Hormuz, gli americani hanno imposto un nuovo blocco navale (senza il pedaggio inizialmente ipotizzato da Donald Trump).
Per costringere l'avversario a tornare al tavolo delle trattative con maggiore buona volontà e comprensione, gli americani si accaniscono sulle infrastrutture militari iraniane, mentre i pasdaran colpiscono le basi americane in Medio Oriente, attaccano i paesi del Golfo e bersagliano le petroliere che attraversano lo Stretto senza il consenso degli ayatollah.
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Con le bombe non si riapre Hormuz
I rinnovati attacchi sono tanto violenti quanto inutili: Trump ha bombardato l'Iran p...
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