La Francia obbliga i giornalisti a fare corsi di “uguaglianza tra i sessi”. «È una pretesa antidemocratica»

La conferenza delle scuole di giornalismo ha protestato contro il governo perché «pretende di imporci il contenuto dei nostri insegnamenti». Un fatto «senza precedenti in una democrazia»

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francia-giornalismo-genderPosto che «l’idea di combattere contro gli stereotipi è buona», «non capiamo perché proprio la nostra professione venga stigmatizzata». È quanto afferma un comunicato della Conferenza delle scuole di giornalismo, che si è scagliata contro il governo Hollande in Francia per l’articolo 16 bis della legge sull’uguaglianza tra uomini e donne in discussione in questi giorni all’Assemblea nazionale.

RIEDUCAZIONE GIORNALISTI. La legge in questione riguarda molteplici argomenti, tanto da sembrare un “milleproroghe” d’Oltralpe: oltre al controverso cambiamento della norma sull’aborto (di cui vi abbiamo già parlato qui), che lo trasforma in un «diritto», si prevede anche che le scuole di giornalismo francesi prevedano corsi per formare gli aspiranti cronisti «sull’uguaglianza tra i sessi».
La Conferenza ha protestato a gran voce perché «l’Assemblea nazionale pretende di imporci il contenuto dei nostri insegnamenti». Un fatto «senza precedenti in una democrazia».

«PERCHÉ NOI?». Non si capisce, continuano i giornalisti francesi, «perché solo noi siamo oggetto di una tale ingiunzione». Secondo il relatore della legge del partito socialista, Sébastien Denaja, la giustificazione sta nel «potere» enorme che hanno i media nella società. E per questo i giornalisti devono essere correttamente educati, ma c’è chi direbbe “rieducati”, sugli stereotipi, l’identità di genere e quant’altro.

BUON PADRE DI FAMIGLIA. La legge è stata anche criticata per un emendamento approvato pochi giorni fa con cui è stata eliminata la dicitura «buon padre di famiglia». Questa locuzione, che esiste anche nell’ordinamento italiano e indica la diligenza che un debitore deve usare nel soddisfare l’interesse del creditore, agendo appunto come un «buon padre di famiglia», è stata giudicata dal partito socialista come «obsoleta» e «sessista».
Se il Corriere della Sera ha salutato positivamente questa iniziativa perché «soddisfa la giusta esigenza di un linguaggio meno sessista», in Francia in molti hanno parlato di «totalitarismo linguistico». L’espressione è stata sostituita dall’avverbio «ragionevolmente», che proprio non può essere usato per descrivere le decisioni del governo Hollande.

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