L’Arabia Saudita approva il carcere per chi finanzia i gruppi terroristi in Siria, cioè l’Arabia Saudita

Da sempre Riyad arma e finanzia in Siria il Fronte islamico, che vuole trasformare il paese in uno Stato islamico, e altri gruppi estremisti per abbattere Assad e indebolire il fronte sciita composto da Siria e Iran

L’Arabia Saudita ha promulgato ieri un decreto reale che prevede una punizione che va dai 3 ai 20 anni di prigione per quei cittadini sauditi che vanno a combattere guerre all’estero. La legge mira a scoraggiare i sauditi dal partecipare al conflitto siriano, visto che sono già almeno 1.200 i cittadini del regno a combattere a fianco degli islamisti.

FINO A 30 ANNI DI CARCERE. Il decreto prevede anche che chi fornisce sostegno morale o materiale a gruppi terroristi o estremisti, fuori o dentro all’Arabia Saudita, può essere incarcerato per un tempo che varia dai 5 ai 30 anni. Se da un lato è comprensibile che un paese sia preoccupato del ritorno a casa di normali cittadini, diventati terroristi esperti, il caso dell’Arabia Saudita è diverso.

RIYAD FINANZIA I TERRORISTI. Riyad è uno dei principali sponsor del conflitto siriano, armando e sostenendo dal punto di vista economico alcuni tra i più potenti gruppi armati sul terreno, come il Fronte islamico. Nel Fronte islamico sono confluite diverse armate, come l’Esercito dell’islam, nato il 29 settembre in polemica con la Coalizione nazionale siriana e finanziata dai sauditi con «milioni di euro». L’obiettivo del Fronte è fare della Siria uno Stato islamico.
I sauditi inoltre, secondo quanto dichiarato candidamente dal segretario di Stato John Kerry, si erano anche proposti «di pagare tutti i costi dell’attacco» che lo scorso settembre gli Stati Uniti stavano pianificando contro il regime di Assad per le armi chimiche usate a Ghouta.

INTERESSI SAUDITI. L’Arabia Saudita, paese sunnita, ha forti interessi nel conflitto siriano, in cui intravede la possibilità di spezzare l’asse sciita composto da Siria e Iran, diminuendo anche l’influenza degli ayatollah nella regione. Molti analisti sostengono che i sauditi abbiano finanziato anche le brigate di Al Qaeda, e secondo un reportage le armi chimiche usate a Ghouta potrebbero essere state esplose per sbaglio proprio dai ribelli, che le avrebbero ricevute dai sauditi.