«I coloni israeliani vogliono cacciarci dalla nostra terra»
«Abbiamo paura, la mentalità dei coloni ebraici è fanatica: hanno cercato di bruciare la nostra chiesa, ci impediscono di fare il raccolto. Vogliono cacciarci dalla nostra terra». È un grido d’allarme quello che affida a Tempi padre Bashar Fawadleh, parroco latino di Taybeh, piccolo villaggio 30 chilometri a nord di Gerusalemme e a est di Ramallah, l’ultimo interamente cristiano rimasto in Cisgiordania.
«I coloni occupano la nostra terra»
Insieme ai parroci delle altre due chiese presenti nel villaggio, il greco-ortodosso Daoud Khoury e il greco-cattolico melkita Jack-Nobelk Abed, padre Fawadleh ha scritto un appello per denunciare pubblicamente una situazione diventata «insostenibile».
«Il nostro villaggio, composto da circa 2.400 ettari di terra, è circondato da quattro insediamenti: due a ovest e due a est. Questi ultimi, illegali, hanno occupato parte della nostra terra e stanno cercando di allargarsi», racconta il parroco della chiesa latina a Tempi.
La chiesa del V secolo salvata dal rogo
L’ultimo gravissimo episodio è avvenuto pochi giorni fa, il 7 luglio, quando un gruppo di coloni israeliani ha appiccato un rogo vicino al cimitero della città, di fianco alla storica chiesa di San Giorgio (Al-Khadr), che risale al V secolo (vedi il video sottostante). «Appena abbiamo visto alzarsi una colonna di fumo», continua, «siamo accorsi per spegnere il fuoco. Siamo arrivati appena in tempo: gli alberi nel cimitero erano già avvolti dalle fiamme. Volevano bruciare la nostra chiesa, la nostra storia. Ma non ci sono riusciti».
L’incendio doloso è solo l’ultima di una lunga serie di violenze, iniziate anche prima della strage compiuta da Hamas il 7 ottobre 2023, che ha provocato un’ondata di attacchi da parte dei coloni contro i palestinesi in tutta la Cisgiordania.
«I problemi vanno avanti da molto tempo», spiega padre Fawadleh. «I coloni ebraici hanno iniziato a pascolare le loro vacche nei nostri uliveti, distruggendoli, hanno preso d’assalto alcune case, altre le hanno incendiate, ci hanno sottratto una cisterna d’acqua, hanno cacciato un uomo dalla sua abitazione».
«Come viviamo senza il raccolto?»
Taybeh è famosa per il suo olio di oliva, che è praticamente l’unica fonte di sostentamento dei 1.300 palestinesi cristiani che abitano il villaggio. «Gli uliveti si trovano all’80 per cento nella parte orientale del villaggio, tra poco sarà tempo di raccolto ma nessuno osa avventurarsi nei campi per paura di essere attaccato», denuncia il parroco latino.
Così è minacciata la stessa sopravvivenza del villaggio: «Come facciamo a vivere se non possiamo lavorare nei campi? È per questo che ci siamo spinti fino a pubblicare un appello: gli attacchi devono cessare ora».
L’antica Efraim dove si recò Gesù
Taybeh non è un villaggio come tutti gli altri in Cisgiordania. Si tratta dell’antica Efraim, la città citata nell’undicesimo capitolo del Vangelo di Giovanni, il luogo dove Gesù si ritirò con i discepoli dopo avere resuscitato Lazzaro. «Questi coloni sono fanatici, hanno una mentalità estremista. Il loro obiettivo è stravolgere le tradizioni e la cultura di questa terra, dove Gesù ha camminato».
Le violenze dei coloni israeliani verso i palestinesi in Cisgiordania sono aumentate a dismisura dopo il 7 ottobre 2023. Da allora all’1 luglio 2025 sono già state uccise mille persone, secondo il ministero della Salute palestinese. Le frange più estremiste dei coloni godono di un’impunità quasi totale, soprattutto grazie all’appoggio all’interno del governo israeliano dei ministri di estrema destra Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, che hanno più volte inneggiato alla violenza e invocato l’annessione di tutta la Cisgiordania.

«Noi cristiani non ce ne andremo»
«Con queste dichiarazioni vogliono terrorizzarci, nel cuore provano solo odio», dichiara padre Fawadleh. «Il loro obiettivo è cacciarci da questa terra, ma le nostre radici sono qui. Noi siamo palestinesi cristiani, siamo qui da duemila anni e ci resteremo per altre migliaia ancora».
Fino a pochi decenni fa a Taybeh vivevano 15 mila cristiani. Oggi ne sono rimasti soltanto 1.300 e dal 7 ottobre 2023 altre 10 famiglie hanno abbandonato il villaggio. «La gente qui ha paura», ammette il parroco latino, «ma non ce ne andremo. Noi crediamo che Dio, la Vergine Maria e il nostro patrono, san Giorgio, continueranno a proteggerci».
«Chiediamo solo pace e giustizia»
Confidare in Dio non significa non appellarsi alle legittime autorità perché intervengano. «Abbiamo provato a parlare con i coloni ma non è servito a nulla, ci hanno minacciati», prosegue padre Fawadleh. «Allora abbiamo chiamato più volte l’esercito d’occupazione israeliano, che avrebbe il dovere di proteggerci. Ma non sono mai accorsi in nostro aiuto. Ora ci appelliamo ai governi di tutto il mondo: fermate questi fanatici. Chiediamo solo pace e giustizia».
Nonostante le difficoltà, i cristiani di Taybeh sono intenzionati a resistere: «Continuiamo ad avere speranza nella pace in Terra Santa perché siamo palestinesi cristiani e la nostra speranza si fonda sulla resurrezione di Cristo, quindi non potrà mai morire», conclude il parroco. «In questa situazione così complicata il nostro compito è caricarci la croce sulle spalle e seguire Gesù sul Calvario, nella certezza che il Golgota non sarà mai l’ultima parola e che per tutti verrà una nuova vita».
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