Iraq, Sako: «È in atto un genocidio dei cristiani provocato dall’odio dei musulmani»

Il patriarca a Roma: «I cristiani sono ormai meno di 500 mila e il mondo dovrebbe preoccuparsi: quando spariremo, non ci saranno più moderati in Iraq»

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In Iraq è in atto un vero e proprio «genocidio dei cristiani provocato dall’odio dei musulmani verso i cristiani». Non usa mezzi termini il patriarca caldeo di Baghdad, Mar Luois Rapahel I Sako, per denunciare quello che da anni sta accadendo in Iraq, l’invasione dei villaggi della Piana di Ninive da parte dell’Isis e la cacciata di tutti i cristiani: «Eravamo 1,5 milioni. Oggi siamo meno di 500 mila».

RICOSTRUZIONE E TESTIMONIANZA. Parlando a Roma alla conferenza internazionale di Aiuto alla Chiesa che soffre, il patriarca ha aggiunto: «La Piana di Ninive oggi è libera e sono circa 14mila le persone rientrate nei loro villaggi grazie anche all’aiuto della Chiesa e di organismi come Acs. I cristiani non sono soli». Ricostruire è importante, ma non basta perché «occorre testimoniare la nostra fede, questa è la nostra missione, fare leva sui cristiani e aiutare i musulmani ad aprire loro mente».

«COMBATTERE IL FONDAMENTALISMO». Sako ha esortato anche il governo e la comunità internazionale ad agiare prima che «la mentalità dell’Isis arrivi anche in Europa»: «È necessario sostenere l’istruzione come antidoto al fondamentalismo e alla mentalità tribale ancora vigente e basata su vendetta e violenza, promuovere il dialogo politico e culturale, separare religione e Stato, lavorare per una Costituzione forte che garantisca diritti di cittadinanza a tutti, continuare a dare aiuto umanitario».

MINACCIA DI NUOVE GUERRE. Oltre al fondamentalismo, ci sono altri fattori che spaventano il patriarca e i cristiani. Soprattutto le tensioni tra il Kurdistan, che ha appena votato per l’indipendenza, e il governo centrale di Baghdad. «La minaccia di nuove guerre è dietro l’angolo e a farne le spese saranno proprio i cristiani, che non sono in grado di far sentire la loro voce e chiedere il rispetto dei loro diritti», ha spiegato. «Abbiamo molta paura della possibile divisione del paese e dell’emigrazione. Gli Stati Uniti devono assumersi maggiori responsabilità e fare una analisi realistica della situazione. Tutti però devono aver paura della possibile sparizione dei cristiani dalla regione: se accadrà infatti l’Iraq non avrà più al suo interno persone moderate, amanti della pace e della riconciliazione».

Foto Ansa

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