«Iniziamo ad accettare che la vita non è nostra e che Dio ha cambiato di nuovo la nostra strada»

Traduzione della lettera inviata da padre Benedict, vicepriore del monastero benedettino di Norcia, ad amici e sostenitori dopo il sisma del 26 ottobre nel Centro Italia

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Pubblichiamo una nostra traduzione della lettera inviata da padre Benedict, vicepriore del monastero benedettino di Norcia, ad amici e sostenitori dopo il sisma del 26 ottobre nel Centro Italia.

Cari amici, esito a implorarvi ancora una volta perché preghiate e ci sosteniate. Nel mezzo di così tanta sofferenza, non ci si può che sentire un po’ imbarazzati a invitarvi a prestare attenzione alla nostra situazione così presto dalla prima serie di terremoti in agosto. Da allora, noi monaci abbiamo provato a capire quale sia la volontà di Dio per le nostre vite e la nostra comunità. Forse, almeno per noi, questo secondo terremoto rappresenta Dio che grida ancora più forte ciò che vuole dalle nostre vite. Preghiamo per capire.

Nelle ultime 24 ore, una potente serie di scosse ha colpito Norcia, risparmiando ancora una volta benevolmente le vite dei monaci e degli abitanti di Norcia. Sfortunatamente, però, ha portato molte persone sull’orlo della disperazione e più danni di quanti possiamo per ora constatare. Come in precedenza, siamo impegnati e al lavoro per provare a rispondere alla crisi su molteplici livelli. Quindi ho poco tempo per aggiornarvi, anche se ciascuno di voi ha trovato così tanto tempo per aiutarci con preghiere e donazioni. La Basilica ha subito gravi danni. Interi muri di intonaco decorativo sono crollati al suolo e la cupola comincia a cedere. Il tetto è crollato in due punti, lasciando l’antica Basilica esposta alle intemperie. Ancora più drammatico, forse, il crollo della Croce celtica che adornava la facciata del XIII secolo.

Il 50 per cento del monastero che era stato considerato “abitabile” dopo il terremoto di agosto è ora stato danneggiato e non può più essere definito  vivibile. Alle 22.30 dell’altra notte, cinque dei monaci che stavano in città sono scappati verso San Benedetto in Monte per raggiungere noi altri otto che eravamo già là, dove dopo un sorso comune di birra Nursia Extra, abbiamo dormito all’addiaccio per una notte di turbolenze. Dopo pochi scampoli di sonno, ci siamo svegliati alle 3.30 per il Mattinale e abbiamo iniziato ad accettare una volta di più che la nostra vita non è nostra e che Dio ha cambiato di nuovo la nostra strada, consolidandosi qui sulla cima della montagna. Purtroppo, nel prossimo futuro, questo significa che  non potremo più celebrare messa nella cripta della Basilica per la gente. Ma, se Dio vuole, lo faremo presto qui sulla montagna.

Terminando con una nota di speranza, voglio dirvi che stamattina abbiamo ricevuto una visita speciale. Con un atto di solidarietà ecclesiale e sostegno paterno insieme, mentre la terra sotto di noi continuava a tremare, l’arcivescovo Alexander K. Sample di Portland, Oregon, è diventato il primo vescovo a celebrare messa nella cappella privata della nostra modesta abitazione. Il vescovo si trovava a Norcia per partecipare al quinto pellegrinaggio annuale Populus Summorum Pontificum. Dopo il terremoto, gli eventi legati al pellegrinaggio di Norcia sono stati cancellati e così il vescovo ha passato del tempo con la nostra comunità. Ci ha raggiunto per un caffè e ci ha rivolto parole di conforto, che noi ora ripetiamo e offriamo a tutti coloro che nella regione sono colpiti da questo disastro naturale: «Dio ricaverà del bene per voi da questa sofferenza e questo terremoto diventerà la pietra angolare sulla quale generazioni di monaci costruiranno la loro vita monastica».

Contando, come sempre, sulle vostre preghiere e il vostro aiuto.
Padre Benedict, vicepriore.

Foto Ansa

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