Il maggior quotidiano irlandese dice no agli estremismi: «Ai nostri cronisti è vietato usare il termine “pro-life”»

Un incredibile editoriale dell’Irish Times diventa il simbolo del pregiudizio dei media contro il movimento per la vita

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Irish-Times-Savita-HalappanavarHa ormai varcato i confini dell’Irlanda lo scandalo suscitato qualche giorno fa da un editoriale dell’Irish Times, il maggiore quotidiano del paese, che per gli attivisti del movimento per la vita è subito diventato il simbolo dello strabismo di molti giornali e tv nei confronti della battaglia su aborto e dintorni.

«NO ESTREMISMI». L’articolo di fondo in questione, intitolato, “Il diritto di sbagliare”, è stato pubblicato dal quotidiano per stigmatizzare la tendenza, dilagante nel dibattito pubblico, ad attribuire alle ragioni dell’avversario un valore negativo non attraverso l’argomentazione, ma semplicemente affibbiandogli epiteti offensivi allo scopo di farlo apparire un estremista. «Offuscare le ideolgie degli avversari in modo da associare le loro idee all’estremismo è una caratteristica di molte dispute», osserva l’Irish Times. «I termini “razzizta”, “xenofobo”, “omofobo”, “sessita”, “anti-life”, “fascista” e “comunista” vengono sbandierati con una tale facilità da renderli spesso insignificanti».

L’ESEMPIO SBAGLIATO. E fin qui si tratta di cose abbastanza condivisibili. Il punto è però che il quotidiano prosegue spiegando, a titolo di esempio, che proprio per il motivo appena esposto «questo giornale non permette ai nostri reporter, negli articoli di cronaca sul dibatto in merito all’aborto, l’utilizzo di un termine caricato come “pro-life”». È questa la frase che secondo i “pro-lifers” svela il pregiudizio della prestigiosa testata. E non basta che nell’editoriale sia puntualizzato poi che l’espressione “pro-life” può essere tuttavia «citata da altri o utilizzata dagli opinionisti». Come ha spiegato ai giornali americani Niamh Uí Bhriain del Life Institute (un centro studi irlandese attivo appunto nella difesa della vita), l’informazione dell’Irish Times è sempre «distorta a favore dell’aborto; qualunque notizia che metta l’aborto in una cattiva luce è ampiamente ignorata» mentre volentieri sono state riportate «accuse false o vuote contro i gruppi pro-life».

“PRO-CHOICE” INVECE SÌ. A riprova dell’ipocrisia del quotidiano irlandese Uí Bhriain cita il fatto che al contrario i suoi giornalisti «utilizzano regolarmente l’espressione “pro-choice”» per descrivere chi fa campagne a favore dell’aborto, «un evidente eufemismo» visto che il termine corretto – insiste Uí Bhriain – sarebbe “pro-aborto”. E non solo. L’esponente del Life Institute ricorda anche la malizia con cui l’Irish Times in passato, sempre per promuovere la legalizzazione dell’aborto, si è prestato alla strumentalizzazione della morte della giovane indiana Savita Halappanavar (deceduta – si è scoperto poi – per la negligenza dei medici e non per non aver potuto interrompere la gravidanza, come invece sostenevano i media). O quando rilanciò la falsa notizia del “primo aborto legale” in Irlanda. Per non parlare di quando il quotidiano accusò gruppi pro-life di insegnare agli scolari che le vittime di stupro non restano incinte. Una bufala per la quale fu costretto a chiedere pubblicamente scusa.

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