I medici dicono che Vincent Lambert deve morire di fame e di sete

Da anni i genitori, che sono ogni giorno accanto al figlio e che la stampa francese dileggia definendoli “cattolici integralisti”, accusano l’ospedale di non curare più il figlio

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I medici dell’ospedale francese CHU Sébastopol di Reims tornano alla carica e insistono: Vincent Lambert deve morire di fame e di sete. È arrivato lunedì in serata l’ultimo capitolo di una lunga battaglia legale sul corpo di un tetraplegico 41enne che, se pur gravemente handicappato, non si può in alcun modo definire in fin di vita o “vegetale”, come scritto da molti giornali francesi. Dopo cinque mesi di procedura collegiale, i medici guidati dal dottor Vincent Sanchez hanno concluso che continuare a nutrire e idratare Vincent Lambert costituisce una «ostinazione irragionevole».
Il caso di Vincent Lambert ha fatto il giro del mondo. L’uomo è entrato e uscito dal coma nel 2008, a 32 anni, in seguito a un incidente d’auto. Attualmente è in stato di coscienza minima e secondo numerose perizie può migliorare la sua condizione medica. Nonostante abbia subìto danni al cervello irreversibili, Vincent respira in modo autonomo, non è attaccato a nessuna macchina e risponde agli stimoli. Nel 2013 la moglie Rachel, che da anni non vive più in Francia accanto a Vincent, ha fatto interrompere l’alimentazione al marito senza informare nessuno. Quando i genitori l’hanno scoperto per caso, hanno ordinato ai medici di ricominciare a nutrirlo. Ne è nata una battaglia legale che continua da allora.
Nel giugno del 2015 la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva acconsentito alla sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione, ma dopo ulteriori ricorsi da parte dei genitori di Vincent i medici si erano fermati. La decisione di lunedì potrebbe essere definitiva, ma i genitori di Vincent hanno dieci giorni di tempo per presentare un ulteriore ricorso, forse l’ultimo. François Lambert, nipote di Vincent, ha commentato così la decisione dei medici: «Lo mantengono in vita in modo artificiale, era una decisione necessaria. Come dice il medico, c’è un corpo che soffre, dunque non è sicuro che Vincent abbia coscienza della sofferenza».
Il caso di Vincent, che ricorda quelli di Eluana Englaro e Terri Schiavo, presenta anche alcuni elementi grotteschi. Da anni i genitori, che sono ogni giorno accanto al figlio e che la stampa francese dileggia in continuazione definendoli “cattolici integralisti”, accusano l’ospedale di non curare più il figlio, non facendogli fare le necessarie sedute di fisioterapia e non fornendogli neanche una sedia a rotelle, mentre ci sono molte cliniche che si sono dette disponibili a prendersi cura dell’uomo a Gard, Morbihan e Parigi. Persino un ospedale polacco, il Hospicjum Dom Opatrznosci Bozej della città di Bialystok, ha cercato di ottenere il trasferimento di Vincent. Il medico Tadeusz Borowski-Beszta ha scritto in una lettera ai colleghi di Reims: «Il consiglio di amministrazione della Società degli amici dei malati di “Hospicjum” ha adottato una risoluzione che autorizza il capo della clinica ad accogliere il signor Vincent Lambert come paziente, se il suo entourage è d’accordo. Noi vogliamo prenderci cura di lui e proteggerlo dall’esecuzione della sentenza della Corte di Strasburgo». Nel 2017 però la Corte di Cassazione ha stabilito che solo la moglie può richiedere il trasferimento con diritto.
Come scrive il comitato di sostegno di Vincent Lambert, «prendere la decisione di sospendere alimentazione e idratazione di Vincent significa condannarlo a morte, mentre ci sono diversi stabilimenti pronti a farsene carico. Questa grave decisione avrà ripercussioni su centinaia di paziente che si trovano nella medesima situazione in Francia».

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