Hong Kong. «Il modello “Un paese, due sistemi” è morto definitivamente»

Pechino passa una nuova legge per espellere i membri democratici dal Parlamento di Hong Kong. Tutti i deputati si sono di conseguenza dimessi: «Ma continueremo a lottare»

hong kong parlamento deputati

Con un’iniziativa senza precedenti, ieri tutti i deputati democratici del Consiglio legislativo di Hong Kong si sono dimessi. La decisione è stata presa dopo che il comitato permanente del Congresso nazionale del popolo, il “Parlamento cinese”, ha approvato una risoluzione mercoledì stabilendo che i deputati di Hong Kong che hanno promosso o promuovono l’indipendenza di Hong Kong, e che hanno rifiutato di riconoscere l’esercizio della sovranità cinese sulla città, possono essere espulsi dal Parlamento anche se democraticamente eletti.

DIMISSIONI IN MASSA DEI DEPUTATI DEMOCRATICI

L’obiettivo di Pechino era quello di “far fuori” subito quattro parlamentari: Alvin Yeung, Dennis Kwok, Kwok Ka-ki e Kenneth Leung. Alla risoluzione del “Parlamento” cinese è seguita subito quella del governo di Carrie Lam, che ha squalificato di conseguenza i deputati. Per reagire alla nuova norma dittatoriale di Pechino, appoggiata come sempre dal governo di Hong Kong, tutti i restanti 15 deputati democratici si sono dimessi dal Consiglio legislativo.

Da quando, a luglio, è entrata in vigore la legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong, il regime comunista cinese ha lentamente cancellato le libertà e i diritti civili della popolazione della ormai ex città autonoma. Un passo alla volta, l’isola sta diventando sempre più simile al continente: libertà di espressione, stampa, assemblea, coscienza stanno lentamente svanendo. Ora, per dare il colpo di grazia al modello “Un paese, due sistemi”, che sarebbe dovuto restare in vigore fino al 2047 in base a un trattato internazionale, Pechino vuole mettere le mani sul Parlamento.

«IL MODELLO “UN PAESE, DUE SISTEMI” È MORTO»

In agosto, con la scusa del coronavirus, nonostante il dato dei contagi fosse estremamente basso, Pechino ha deciso di rinviare le elezioni parlamentari previste per il 6 settembre di «almeno un anno». Poi ha dichiarato che fare opposizione in Parlamento potrebbe essere considerata una «violazione della legge sulla sicurezza nazionale». Successivamente ha sostenuto che le primarie del movimento democratico sono potenzialmente «sovversive». In seguito, ha squalificato Joshua Wong e altri 11 importanti candidati democratici alle elezioni. Infine, ha espulso dal Parlamento i deputati eletti dalla popolazione.

Capita l’antifona, tutti i parlamentari democratici si sono dimessi quando il governo, imbeccato dal regime, ha espulso i primi parlamentari. In conferenza stampa, davanti ai deputati democratici uniti, il presidente del Partito democratico Wu Chi-wai ha dichiarato:

«L’ultima decisione di Pechino sancisce la fine del modello “Un paese, due sistemi”. Negli ultimi sei anni abbiamo visto la Cina estendere il suo dominio progressivamente sulla nostra città e questo è il risultato. Per combattere contro un governo centrale autoritario, noi dobbiamo stare dalla parte della popolazione di Hong Kong e combattere per la democrazia nel lungo periodo. Oggi hanno squalificato i nostri colleghi senza alcuna ragione e la cosa peggiore è che la Costituzione di Hong Kong prevede la separazione dei poteri rispetto a Pechino e invece oggi abbiamo capito che il governo centrale vuole prenderseli tutti. Carrie Lam è solo una marionetta nelle mani di Pechino. Oggi è la fine di “Un paese, due sistemi”. In questo periodo così incredibilmente difficile, non cederemo, combatteremo per la nostra democrazia».

Foto Ansa