Hollande crolla ancora nei sondaggi. Capogruppo socialista: «Sì alla libertà di coscienza ai sindaci»

La disoccupazione che cresce e un’immagine rovinata alla base delle opinioni sfavorevoli dei francesi: solo il 15 per cento lo approva

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Il tracollo di Francois Hollande è ormai inarrestabile e quasi non fa più notizia. Ma secondo l’ultimo sondaggio realizzato per Huffington Post e iTele da YouGov, solo il 15 per cento dei francesi intervistati è favorevole o assolutamente favorevole al lavoro del presidente francese.

CROLLO NEI SONDAGGI. Al contrario, il 76 per cento delle opinioni sondate è sfavorevole o assolutamente sfavorevole al suo operato. Il 9 per cento si è astenuto. Il motivo principale per cui Hollande non piace più ai francesi è l’incapacità ad arrestare la disoccupazione, che preoccupa il 36 per cento degli intervistati.

«INSULTI AL PRESIDENTE». Ma anche l’immagine del presidente si è ormai deteriorata a causa di quanto successo a diversi suoi oppositori come David van Hemelryck, già messo in guardia a vista martedì scorso per proteste eccessive durante la commemorazione dei caduti della Grande guerra lo scorso 11 novembre e di nuovo portato al commissariato ieri per «insulti al presidente» mentre guidava la sua auto con lo slogan “Hollande dimettiti».

«POSSO CAPIRE I SINDACI». Ma davanti alle proteste dell’11 novembre contro il presidente socialista, il capogruppo del partito socialista al Senato Francois Rebsamen sembra ammorbidire la linea del partito: «Noi non impediamo a nessuno di manifestare e protestare, non ne abbiamo il potere né la volontà, ma non si può fare come l’11 novembre. Le leggi vanno rispettate: quando sono votate, sono leggi della Repubblica, quindi di tutti e vanno applicate anche se non piacciono».
Questa cosa però non vale in assoluto: «In realtà, si può comprendere la difficoltà di alcuni [cioè i sindaci, ndr] con il matrimonio per tutti, per motivi di fede e coscienza. Io penso che si potrebbe arrivare fino a là, fino a garantire una clausola di coscienza».

SÌ ALLA LIBERTÀ DI COSCIENZA. Queste parole, mai pronunciate prima da un rappresentante del partito al governo come lui e dette all’interno di un’intervista con Ruth Elkrief, hanno destato la sorpresa della giornalista che ha replicato: «Ma la clausola di coscienza sul matrimonio gay è stata respinta». «Sì – risponde Rebsamen – ma alcuni l’hanno invocata e io posso capire che si faccia appello alla libertà di coscienza quando si tratta di un soggetto di questa importanza».

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