Harvard apre all’incesto: è sbagliato «tenere conto dell’interesse superiore del bambino»

Il bioeticista di Harvard Glenn Cohen spiega che riguardo alla riproduzione non bisogna tenere conto dell’interesse dei bambini se questi non sono ancora nati.

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«In tutte le decisioni relative ai bambini, di competenza sia delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del bambino deve essere una considerazione preminente». L’articolo 3 della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, per quanto possa sembrare ragionevole, per alcuni è «pericoloso».

INTERESSE DEL NASCITURO. Secondo il bioeticista della Harvard Law School Glenn Cohen il concetto di «interesse superiore del bambino» non deve essere preso in considerazione quando si parla di fecondazione assistita. Per il professore, infatti, non bisogna tenere conto dell’«interesse superiore del bambino» quando questo non esiste ancora, altrimenti si rischiano conclusioni «vacue, problematica e pericolose». Infatti, continua il bioeticista, se si dovesse tenerne conto non si dovrebbe permettere alle donne di 60 anni di partorire con la fecondazione assistita, per via dell’età avanzata, e non si dovrebbe acconsentire all’anonimato per il donatore di sperma, per non privare il bambino del diritto a conoscere il padre.

VIA LIBERA ALL’INCESTO. Spiega meglio Glenn Cohen: «Lo Stato non può giustificare i tentativi di intervenire sul se, come, quando e con chi un individuo si riproduce sulla base del danno che sarà arrecato al bambino, perché senza quell’intervento il bambino non esisterebbe». Secondo l’accademico, in questo senso, anche l’incesto non deve essere proibito perché i tentativi di «regolare la riproduzione» sulla base dell’interesse del bambino che nascerà «sono ingiustificati». «Se il mio progetto riuscirà – conclude – le leggi esistenti in quest’area saranno ingiustificate» e quindi facilmente eliminabili.

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