«Guardate questa foto: è l’immagine della fine dell’Unione Europea»

Intervista al direttore del Giornale, Alessandro Sallusti: «La Cina si compra l’Africa e l’Europa sta a guardare. Domani saranno loro ad avere in mano energia e flussi migratori. Se il governo continua a insultare tutti e a isolarsi, finiremo malissimo»

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Lunedì 3 settembre si è aperto a Pechino il Forum 2018 sulla cooperazione sino-africana. La foto sorridente del presidente Xi Jinping accerchiato da 52 capi di Stato africani (su 54 totali) ha fatto il giro del mondo. Il segretario del partito comunista ha annunciato il suo piano Marshall per il Continente nero: 60 miliardi di dollari (dopo i primi 60 miliardi del 2015) in aiuti governativi, investimenti e finanziamenti a istituzioni e compagnie. Negli ultimi nove anni anni Pechino è diventato il più grande partner commerciale dell’Africa con un volume d’affari arrivato a 170 miliardi di dollari. «Guardiamo bene questa foto, perché è l’immagine della fine dell’Unione Europea», commenta il direttore del Giornale Alessandro Sallusti a tempi.it.

 Direttore, non è un po’ troppo pessimista? Sono solo investimenti.
Certo, ma gli investimenti non sono mai innocui. Nessuno fa beneficenza, tanto meno la Cina. Questo esborso di 60 miliardi non riguarda solo il business: l’obiettivo è creare un’area di influenza politica, economica e commerciale.

E che cosa c’entra l’Europa?
C’entra eccome perché Xi sta estendendo la sua influenza alle porte di casa nostra. Presto in Africa, se non è già così, comanderà Pechino, che avrà in mano i rubinetti dell’energia e soprattutto delle migrazioni di massa, che all’Europa possono fare più male di qualsiasi arma convenzionale. La Cina si sta comprando l’Africa, pezzo dopo pezzo, e noi stiamo a guardare.
Dovremmo preoccuparci?
Io apro il Corriere della Sera e leggo che l’amministratore delegato della Volkswagen Herbert Diess ha chiesto a tutta la sua dirigenza di guidare solo auto elettriche.
E dunque?
Se noi, invece che alla prossima campagna elettorale, provassimo a guardare avanti di una generazione, ci renderemmo conto che chi detiene l’energia, detiene anche il potere. E cosa fa la Cina in Africa? Si compra il petrolio, simbolo del vecchio potere, e mette le mani sui giacimenti di quei tre-quattro elementi naturali che servono per produrre batterie, che sarà il nuovo potere. E chi possiede queste energie, domani detterà legge. Anche su di noi.
Bruxelles è poco lungimirante?
Per usare un eufemismo. L’Europa è un’unione monetaria, peraltro sempre più traballante, ma non è mai diventata un’unione politica e temo che non lo diverrà mai. Ogni Stato va per la sua strada e cura il suo orticello, ma non si accorge che ci sono foreste e savane sterminate che domani renderanno inutile il tuo stupido orticello. Quella foto predice il fallimento dell’Europa, che litiga su 100 immigrati da spartire e non capisce che cosa succederà in futuro.
Doveva investirli l’Europa quei 60 miliardi?
Ma certo. Antonio Tajani (vicepresidente di Forza Italia e presidente del Parlamento europeo, ndr) va dicendo da tempo di predisporre un piano europeo da 40 miliardi. A noi sembrano una cifra pazzesca, ma l’Italia ne spende, almeno ufficialmente, 5 solo per gestire i migranti. È un investimento che se fatto da tutta Europa si ammortizza in fretta. La storia parla da sé, pensi agli Stati Uniti.
Al Piano Marshall?
Esatto. Che cosa ha fatto l’America? Si è letteralmente comprata, anche dissanguandosi, quella parte di Europa che riteneva dovesse far parte di una grande alleanza militare, politica e culturale. Ed è diventata sempre più potente. Gli Usa si sono comprati la ricostruzione dell’Europa e anche se non ci piace questa è la realtà: il futuro e lo sviluppo si comprano, dando la possibilità ai paesi finanziati di svilupparsi secondo i loro principi, concetti e visioni.
Perché l’Ue non fa qualcosa del genere?
Perché gli interessi della Germania sono diversi da quelli dell’Italia che sono diversi da quelli della Francia che sono diversi da quelli di qualcun altro. Questa non è Europa. Questa è stupidità.
Il presidente americano Donald Trump sembra aver capito invece che il vero pericolo globale è la Cina e ha lanciato una guerra commerciale senza precedenti.
Noi non soltanto non abbiamo capito qual è la sfida globale, ma andiamo a rinfacciare alla Libia che non rispetta i diritti umani e poi ci presentiamo con il cappello in mano a Pechino. Quando la Cina comanderà in Africa, rimpiangeremo le migrazioni di africani.
Come si sta muovendo il governo in questa situazione geopolitica così complessa? L’Italia, anche a giudicare dagli ultimi eventi in Libia, sembra sempre più isolata.
Purtroppo abbiamo due signori che hanno vinto le elezioni scimmiottando Trump. Lui dice “America First” e noi diciamo “Prima l’Italia” senza capire che gli Stati Uniti possono permetterselo, mentre noi siamo una nocciolina nel mondo. Stiamo pagando questo isolamento volontario e in futuro lo pagheremo sempre di più.
Non bisogna fare la voce grossa su dossier importanti come l’immigrazione?
Non è questo il punto. Tu puoi metterti una volta contro tutti, ma se lo fai sempre alla fine il sistema è più forte di te. Noi insultiamo i mercati, la Merkel, Macron, Mattarella, ma dove andiamo? Anche Churchill si alleò con Stalin per sconfiggere Hitler. La domanda è: qual è il nostro obiettivo? E di conseguenza: chi è il nostro nemico e chi è il nemico del nostro nemico che può diventare nostro amico? Noi andiamo avanti in questo delirio, via di mezzo tra autarchia e nazionalismo, e ci troviamo in un vicolo cieco. Che cosa facciamo in Libia da soli? Mandiamo l’esercito? Non ce l’abbiamo, non abbiamo neanche i soldi, non abbiamo niente. L’Italia può essere forte geostrategicamente se diventa partner importante di una coalizione forte. Se invece, giorno dopo giorno, mandiamo affanculo tutti, finiremo male e basta.

Foto Ansa

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