Grecia. Il nonsenso dell’austerità per un’Europa che ha perso il senso del “sacrificio”

Che differenza c’è tra il cavernicolo in lotta per saziare il proprio stomaco e l’uomo europeo, adulto e borghese, che affoga tra leggi e diritti da benessere?

tsipras-merkel-ansa

Pubblichiamo l’editoriale di Luigi Amicone contenuto nel numero di Tempi in edicola da oggi (vai alla pagina degli abbonamenti)

Tutti guardano ad Atene e ciascuno propone il proprio punto di Archimede. Chi il “bazooka” di Draghi. Chi una coalizione di istituzioni generose. Chi una formula finanziaria che consenta di salvare capra e cavoli, il principio che i crediti vanno restituiti, la realtà che la Grecia non li restituirà mai. Insomma, tutti cercano una leva per risollevare un paese in frantumi in un continente che ha perso la bussola. Infine, una leva occorrerà pur trovarla. Pena il caos.

Ma cosa sono questi “frantumi” e qual è l’orientamento che abbiamo smarrito? Da una parte ci sono 10 milioni di persone il cui destino è affidato alla generosità della comunità internazionale. Dall’altra la comunità internazionale non sembra avere altre motivazioni per intervenire se non di ordine economico. D’altronde, dal terrorismo alle migrazioni alle povertà dilaganti, il mondo affoga nei guai e non c’è buona intenzione che tenga davanti alle emergenze che si accumulano nei dossier delle cancellerie. Grande è la confusione sotto il cielo. «Dunque – come dice la tentazione rivoluzionaria che sempre si illude di restituire dignità e giustizia ai popoli attraverso utopie che pretendono strappare la vita umana alla necessità di un lavoro e di una educazione – la situazione è eccellente»?

La parola “sacrificio” che il mondo a una dimensione – la dimensione  del denaro – ha strappato al suo più profondo significato di “sacrum facere”, di rendere sacro, per tradurre nel termine miserando di “austerità”, è quanto di più vilipeso vi sia nella morente civiltà europea. Tutta compressa nell’enfasi di leggi e diritti da benessere, l’Europa è ricaduta schiava degli istinti primordiali.

grecia-grexit-eurexit-tempi-copertinaInfatti, che differenza c’è tra l’uomo della caverna in lotta per saziare il proprio stomaco e l’uomo europeo che, giunto nella sua fase di borghese adulto, affoga nello stagno di Narciso? Ci vuole “sacrificio”, tanto per mettere giù i piedi dal letto ogni mattino, quanto per dire “sì” a una donna e un “sì” per sempre, nella buona e nella cattiva sorte, al di là degli errori e dei limiti che la vita porta con sé. Ci vuole “sacrificio” per tutte le cose della vita, perché la vita si conquista sacrificandosi, rendendo cioè onore al Mistero che fa tutte le cose.

San Giovanni Paolo II diceva che «l’Europa sarà cristiana o non sarà». Ci siamo. Cercasi disperatamente uomini che sentendo l’apice liberatore del sacrificio – l’Uomo appeso a una croce, l’Uomo da cui è scaturita tutta un’altra coscienza della vita, l’amore, l’amicizia, il perdono, il senso dell’altro – ritrovino la ragione della gratuità e perciò prendano d’assalto cinismo e scetticismo che segnano col marchio della morte l’Europa. Continente dove tutto ciò che è Legge è possibile, consentito, ammirato. E con tutto ciò, direbbe san Paolo, «avendo infatti la legge solo un’ombra dei beni futuri e non la realtà stessa delle cose» (Eb 10,1), «la legge è intervenuta a moltiplicare la trasgressione» (Rm 5,20).

Foto Ansa