La Francia è vicina. Andiamo in piazza a difendere la famiglia, prima che sia vietato anche in Italia

Bisogna riempire la piazza chiamata a ruotare sul pilastro della famiglia per impedire al Parlamento di varare leggi liberticide come quella sull’omofobia e le unioni di fatto

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Rinnovamento nello Spirito ha il merito di aver promosso sulle piazze delle dieci più importanti città italiane una riflessione sui dieci comandamenti: uno per ogni città, in modo articolato e godibile, ma non superficiale. L’iniziativa ha un ritorno di partecipazione popolare, di attenzione dalle istituzioni, di audience televisiva, essendo trasmessa in diretta su Tv2000: a conferma del fatto che per i cattolici non deve esistere il timore di affrontare l’agorà su temi vitali, dai quali dipendono l’esistenza di chiunque e il bene comune.

E non solo i cattolici, poiché i comandamenti sono pro memoria esplicito di quel che è iscritto nella nostra natura, vale per tutte le persone di buon senso e di buona volontà. Prendendo a esempio l’esperienza di RnS, vi è una undicesima piazza che va organizzata e riempita al più presto: è quella chiamata a ruotare sul pilastro della famiglia. Il Parlamento si prepara a varare quasi alla unanimità norme al tempo stesso liberticide e ostili alla famiglia: quelle sull’omofobia e quelle sulle unioni di fatto. Chi, credente o non credente, ha a cuore la possibilità di formare e di educare a una sessualità rispettosa della natura e a un corpo sociale proiettato verso la vita e la responsabilità; chi è consapevole che a ogni diritto corrisponde un dovere e che ogni diritto ha radice ultima nell’uomo; chi non si rassegna a considerare pericolosa per l’ordine pubblico perfino la rappresentazione grafica della famiglia, come accade a Parigi; deve convincersi che oggi l’unico modo che ha per dire le proprie ragioni è manifestarle in piazza.

E se si ha paura di trovarsi soli, ci si ricordi del Family day e della vittoria nel referendum sulla fecondazione artificiale: prima di tali vittorie non sono mancati dubbi e riserve. Non hanno prevalso allora, non li facciamo prevalere oggi.

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