Nella Francia che sogna figli senza padri, c’è chi difende i bambini (e la ragione)

Il Ccne dice sì alla fecondazione per coppie di lesbiche (pma per tutte), Macron farà la legge. L’arcivescovo di Parigi, Michel Aupetit, si oppone: «Si apre la porta a eugenetica e utero in affitto. Se serve, manifesterò»

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Dopo la pantomima degli Stati generali della bioetica, il Comitato consultivo nazionale di bioetica francese (Ccne) ha pubblicato il suo rapporto sulla futura legge sulla bioetica. Il risultato era ampiamente prevedibile (si vedano Le Monde e Le Figaro): il Ccne consiglia di autorizzare la ricerca scientifica sugli embrioni sovrannumerari (quelli cioè prodotti in laboratorio ma non impiantati in utero) e di permettere la fecondazione anche alle coppie di donne omosessuali o single (Pma per tutte). Semaforo rosso invece per l’utero in affitto, che porterebbe alla «commercializzazione del corpo umano».

FRANCIA DIVISA. Per non scatenare proteste di piazza come il suo predecessore François Hollande, che approvò il matrimonio omosessuale senza consultare i francesi, il presidente Emmanuel Macron, prima di autorizzare la fecondazione per coppie lesbiche, ha convocato gli Stati generali della bioetica nei primi mesi del 2018, per dare una parvenza di democraticità all’intera operazione. Il risultato della consultazione popolare era quello che tanti si aspettavano: la Francia è nettamente divisa su questi temi.

FIGLI SENZA PADRE. Nonostante questo il governo andrà avanti e presenterà una legge per autorizzare, per la prima volta, la nascita di bambini «progettati» per non avere un padre. Il Ccne consiglia anche di legalizzare la conservazione degli ovociti delle donne, in vista di una gravidanza in tarda età, e di garantire ai figli della surrogata la possibilità di conoscere il donatore di sperma, rispettando però allo stesso tempo la volontà di quest’ultimo. Due punti che in sede legislativa sarà quanto meno complesso tenere insieme.

RUOLO POLITICO DEL CCNE. Il Ccne è ormai diventato il catino dove i politici senza attributi possono lavarsi le mani prima di prendere decisioni che intaccano inevitabilmente il consenso. Così Macron, che in campagna elettorale si è detto favorevole alla fecondazione per lesbiche, ha prima voluto chiedere il parere del Ccne, sapendo benissimo quale sarebbe stato il risultato. Ora potrà proporre all’Assemblea nazionale una legge con tutti i crismi (formali) dell’imparzialità. Un testo dovrebbe essere pronto per novembre, mentre il dibattito dovrebbe cominciare nei primi mesi del 2019.

LA CHIESA INTERVIENE. Non tutti in Francia, però, sono disposti ad accettare a capo chino l’intrusione della tecnica nella procreazione, la distruzione degli embrioni, la creazione studiata e voluta di bambini senza padre, con tanti saluti al «diritto superiore del bambino», che anche il Consiglio di Stato ha difeso in passato. La Conferenza episcopale francese ha pubblicato pochi giorni fa un corposo documento di 112 pagine intitolato La dignità della procreazione. Ieri invece l’arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit, si è recato nella tana del lupo di Rtl per sottoporsi al fuoco di fila di domande della giornalista Élizabeth Martichoux.

«BASTA UN’ECOGRAFIA». Monsignor Aupetit conosce molto bene questi temi: è diventato sacerdote infatti solo a 44 anni, dopo aver esercitato per 12 anni la professione medica ed essersi specializzato in bioetica medica. È vescovo di Parigi da poco meno di un anno. «La fecondazione, e soprattuto l’estensione di questa pratica alle coppie di donne, pone degli interrogativi che la Chiesa ha diritto di sollevare», spiega Aupetit. «Che cos’è un embrione e cosa vogliamo fare di quelli sovrannumerari? È giusto che vengano distrutti o usati per la ricerca?». La giornalista: «Perché per lei un embrione è vita?». «Non sono certo io a dirlo, ma l’embriologia. Del resto, basta guardare un’ecografia. Sono esseri viventi, saranno bambini. Questo è incontestabile. E la nuova legge aprirà anche la strada all’eugenetica con la selezione degli embrioni».

«QUESTE DONNE NON SONO STERILI». Martichoux cambia subito tema, sostenendo il diritto delle coppie di donne ad accedere alla fecondazione per avere un figlio in quanto «sterili». «Ma queste donne non sono affatto sterili», risponde l’arcivescovo. «Una coppia omosessuale è sterile. La sofferenza può essere la stessa ma sono due cose ben diverse. Queste donne potrebbero avere figli, mentre non hanno diritto a progettare un bambino, istituzionalizzando l’assenza e la privazione del padre».

IL RISCHIO DEL “PROGETTO”. «Ma non è l’amore l’unica cosa che conta?», azzarda la giornalista. «No. Per imparare a essere padre e madre bisogna innanzitutto imparare ad essere figli. E noi come guardiamo all’altro? Questa è la domanda. Se un bambino o un embrione non viene più accolto per ciò che è, ma in virtù di un progetto che lo supera e per il quale diventa oggetto, siamo a un passo dall’utero in affitto. Questo percorso, purtroppo, era già chiaro fin dall’approvazione del matrimonio omosessuale».
Ma, continua monsignor Aupetit, «il diritto del bambino ad avere un padre e una madre viene prima del diritto della donna ad avere un bambino. L’etimologia di bambino (enfant in francese, ndr) è “senza parola”, è lui che bisogna proteggere, perché non si può esprimere».

MANIFESTARE COME CITTADINI. Alla giornalista di Rtl non resta che cercare di mettere in difficoltà l’arcivescovo chiedendogli se è d’accordo con la Manif pour tous. «Il compito della Chiesa non è fare manifestazioni. Noi continueremo però a dire quello che pensiamo giusto e la Manif pour tous è un’espressione cittadina, come anche la politica». Se promuoveranno una manifestazione, «io non sfilerò certo come vescovo, ma come cittadino farò quello che ritengo giusto. Ne ho tutto il diritto».

Foto Ansa

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