Ferrara: Mario Monti fa quel che può. Cioè molto

Pubblichiamo il commento di Giuliano Ferrara, uscito sul Foglio di sabato 19 agosto, all’intervista del presidente del Consiglio Mario Monti a Tempi.

Pubblichiamo il commento di Giuliano Ferrara, uscito sul Foglio di sabato 19 agosto, sull’intervista del presidente del Consiglio Mario Monti a Tempi.

10 in pagella a un premier? Yes, we can

Sarà anche merito del nostro amico e collaboratore Luigi Amicone, ma questa intervista di Monti è da dieci e lode. Dare i voti a un professore che da qualche mese si occupa direttamente di politica è divertente e un po’ ribaldo. Ma ci sta. Non perché Monti dica la verità senza dissimulazioni. Sarebbe strano, innaturale. Sono convinto che la risposta sulla auspicata capacità dei partiti di esprimere una soluzione ben congegnata al 2013, con una leadership in grado di fare il necessario, abbia qualcosa a che fare con le frequentazioni scolastiche gesuitiche del giovane Monti. Il quale, alla sua età, ha sicuramente per la testa il legittimo progetto di tornare a governare, se possibile e opportuno, oppure di succedere a Napolitano, come garante di uno stile nazionale intelligente e rigoroso, e anche ironico salva qualche perdonabile vanità, ma soprattuto come garante di uno sforzo di lunga lena, negli anni, al quale dovremo avere la forza di accudire come paese di bellurie e di evasioni di ogni tipo. Di questo sforzo fa parte una copertura tecnico-politica capace di rassicurare il concerto politico europeo di cui facciamo parte, ma senza cedimenti sulla faglia egemonica germanica (è quello che con qualche inevitabile timidezza Monti fino ad ora si è adoperato a realizzare).

Alla destra populista, che ha diritto di dire la sua nelle varie forme e linguaggi che sceglie, questo stile non piace. E molti italiani di gran classe sono genuinamente scettici sul disegno nato con il governo Monti-Napolitano. Ma non indicano alternative serie, i loro giudizi servono a stimolare il non conformismo, ma non a difenderci dai lupi (e i lupi sono fuori di noi ma anche in noi). Dissimulazioni a parte, il Monti di Amicone parla in modo sensato e serio delle tasse e dell’evasione, delle carceri e della giustizia e delle intercettazioni, dell’Europa oggi lontana degli Eurobond e della necessaria mutualizzazione, a certe condizioni, delle conseguenze speculative e di mercato provocate dal debito pubblico di caratura nazionale espresso in euro, cioè in moneta sovranazionale. Non affetta orgoglio, non si monumentalizza, non chiama consenso facile, e anche per questo rischia di ottenerlo nonostante gli strangugli che provoca la sua strategia di riforme strutturali e di tenuta in pugno del bilancio pubblico. Non è un moralista, non vuole trascinarci alla battaglia, non esprime una visione facile delle cose e non si libera dai condizionamenti con un decisionismo da avanspettacolo. Fa quel che deve date le circostanze, e quel che può. Cioè molto.