Due padri? Arcilesbica e femministe contro l’utero in affitto

Diverse sigle del mondo femminista hanno scritto una lettera aperta al sindaco di Milano Beppe Sala per esprimere la propria contrarietà alla maternità surrogata

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Dopo il caso scoppiato a Milano (dove il Tribunale ha ordinato al Comune di riconoscere come “padri” di una bambina entrambi i componenti di una coppia gay) diverse sigle del mondo femminista hanno scritto una lettera aperta al sindaco Beppe Sala per esprimere la propria contrarietà all’utero in affitto e per chiedere un incontro col primo cittadino. La lettera può essere sottoscritta firmando qui. Non è la prima volta che il variegato mondo della galassia femminista contesta la maternità surrogata, indicandola come una pratica di sfruttamento delle donne.
Pubblichiamo di seguito il testo della petizione.

L’utero in affitto non è un diritto, né una tecnica di fecondazione assistita.
L’utero in affitto è sfruttamento delle donne e mercato dei bambini.
E’ messa al “lavoro” dei corpi di donne povere al servizio di donne e uomini ricchi.
L’utero in affitto toglie le madri ai figli e i figli alle madri, ed è reato in tutto il mondo tranne che in 18 Paesi.
L’utero in affitto è un “elevato disvalore” che “offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane” (Corte Costituzionale, sentenza n. 272/2017).
E’ interesse pubblico, secondo la Consulta, che il minore conosca la verità sulle proprie origini. Per l’aspirante genitore non biologico è indicata l’adozione in casi particolari: iter che deve valere anche per le coppie dello stesso sesso (l’art. 3 della Costituzione ci dichiara uguali davanti alla legge).

Il divieto di utero in affitto viene invece costantemente aggirato da una giurisprudenza “creativa” e fintamente progressista (tutte le sinistre d’Europa sono contro questa pratica) e da indebite iscrizioni all’anagrafe di “due padri” che hanno pagato per cancellare la madre dalla vita del bambino.
Si tratta di una “regolarizzazione” di fatto dell’utero in affitto.

Una recente sentenza del Tribunale di Milano ha ingiunto al Comune di registrare all’anagrafe una coppia di padri sulla base del superiore diritto del minore alla “bigenitorialità”: ma l’utero in affitto viola questo diritto in radice, togliendo la madre al bambino. Il superiore diritto del minore è non essere separato dalla madre.
Non si può lasciare nelle mani dei giudici una questione squisitamente politica: l’utero in affitto mina la civiltà umana, fondata sulla gratuita della relazione madre-figlio, oggi violata dai profitti del biomercato.

Gruppi e associazioni di donne in tutto il mondo sono mobilitati in una rete mondiale che chiede all’Onu di dichiarare l’utero in affitto reato universale.
Nessun gruppo o associazione di donne si è mai dichiarato a favore dell’utero in affitto.
L’opinione pubblica è in netta maggioranza contraria alla normalizzazione di questa pratica (vedi sondaggio pubblicato dal Corriere della Sera il 29 novembre 2017)
Noi donne mobilitate contro l’utero in affitto (RUA, ArciLesbica Nazionale, RadFem Italia, Snoq Genova e altre)

CHIEDIAMO
di essere audite dal Sindaco e dalla Giunta di Milano – e da tutti i Sindaci d’Italia – per esporre argomenti contro la normalizzazione di questa pratica, argomenti oscurati da una propaganda mainstream che non ha precedenti.

Foto Gay Pride da Shutterstock

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