Due osservazioni sull’ingenua baldanza del candidato Amicone

L’impegno di queste settimane mi ha ringiovanito. Mi ha fatto recuperare il gusto di un impegno per degli amici che stimo molto e che mi è piaciuto (ingenuamente?) dichiarare pubblicamente

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Caro direttore, desidero comunicare due osservazioni circa l’attuale campagna elettorale. La prima riguarda la testimonianza data da Amicone, con la sua “ingenua baldanza”, che ha attraversato con grande serietà ed insieme leggerezza il mondo complicato ed un po’ fuori dal mondo della politica locale. Sarà molto utile alla città di Milano. La seconda mi riguarda: l’impegno di queste settimane mi ha ringiovanito. Mi ha fatto recuperare il gusto di un impegno per degli amici che stimo molto e che mi è piaciuto (ingenuamente?) dichiarare pubblicamente. Sinceramente non capisco il silenzio “elettorale” a cui molti amici si sono autocondannati. Ho detto chiaramente la mia scelta e con Amicone è stato facile. Vorrei solo aggiungere che è stato anche facile appoggiare la candidatura di Parisi a sindaco di Milano. Egli è molto diverso da Sala; è molto migliore, sia professionalmente che politicamente. Attenti a chi dice che sono uguali: chi lo dice non è sincero. Qualsiasi sia il risultato, ho fatto proprio una bella esperienza.
Peppino Zola

Caro Peppino, hai proprio ragione. Siamo alla stretta finale e bisogna ancora fare molto, ma quel che già oggi possiamo dire, indipendentemente da cosa accadrà il 5 giugno, è che il “disordine organizzato” di Amicone in questa campagna elettorale è stato uno spettacolo agli occhi. Lo si è visto anche domenica sera alla festa, che è stata allegra e spensierata, un po’ pazza e molto genuina (vedere Parisi e Gelmini cantare “l’anaconda” e “Gianna” è stato impagabile). E lasciaci dire che l'”ingenua baldanza” di Gigi ha una caratteristica assai importante e cioè quella di non essere solitaria, ma comunitaria. Senza l’aiuto e il sostegno tuo e di altri, non sarebbe stata la stessa cosa. È proprio vero che ci vogliono molti anni per imparare a essere giovani come te e i “ragazzi” del comitato.
Come abbiamo scritto in un editoriale che apparirà sul prossimo numero, la libertà si esprime in un’indicazione, non nel limitarsi a fornire asettici criteri di buon voto. Siamo uomini, non bugiardini medici che elencano inevitabili effetti collaterali. Una volta dalle nostre parti si diceva che “gli uomini vivi si incontrano”. Mi pare il perfetto slogan di questa piccola-grande campagna elettorale. (eb)

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