Dopo 70 anni di ateismo di Stato, in Russia la religione a scuola «torna ad essere obbligatoria»

Intervista a Giovanna Parravicini, ricercatrice di Russia Cristiana, che spiega a tempi.it perché Putin ha firmato il decreto che impone nella scuola dell’obbligo l’ora di religione: «In Russia si riconosce finalmente in modo pubblico che la religione è fondamentale anche per l’uomo russo, che è in profonda crisi. Il contrario di quello che avviene in Occidente».

«Dopo 70 anni di ateismo in Russia si riconosce pubblicamente che religione e fede sono aspetti fondamentali della struttura umana e per questo vanno insegnati. Se vogliamo, è l’inverso di quello che succede in Occidente». Giovanna Parravicini, ricercatrice di Russia Cristiana e direttrice dell’edizione russa della rivista La Nuova Europa, commenta così a tempi.it la notizia dell’emanazione, il 28 gennaio, di un decreto governativo che impone l’ora di religione nella scuola dell’obbligo, quindi alle elementari e alle medie.

Dall’ateismo di Stato all’ora di religione. Com’è accaduto?
La Chiesa chiede da tempo di poter essere presente nella scuola, pubblicamente. Il decreto è frutto di una lunga lotta durata dieci anni tra Chiesa e Stato. Nelle sperimentazioni fatte, l’insegnamento è durato solo un quadrimestre ma speriamo che diventi annuale da settembre. In Russia l’ora di religione non sarà come in Occidente: avrà carattere culturale e si intitolerà “fondamenti della cultura ortodossa”. Ci sono quattro insegnamenti tra cui scegliere: ortodossia, ebraismo, buddismo e islam. Il cattolicesimo non c’è perché non è riconosciuto tra le religioni tradizionali nella legge sul culto religioso. La famiglia potrà, in alternativa, chiedere l’etica laica.

Come è andato l’anno di sperimentazione?
Diciamo che non sempre è riuscito. Anche alcuni figli di credenti o di preti non hanno scelto l’ortodossia. Questo perché la Russia ha tanti problemi: rischia come in Occidente di cedere a un laicismo secondo cui solo l’insegnamento dello Stato sarebbe neutrale, mentre quelli religiosi sarebbero invece di parte. Peccato che un insegnamento neutrale non esista e anche l’etica laica non lo è. Ora, è vero invece che mancano ancora gli strumenti adatti: ci sono pochi preti, pochi insegnanti e mancano i libri di testo. Alcuni anni fa è uscito un manuale di fondamenti culturali dell’ortodossia, che era sostanzialmente un’accusa contro tutte le altre religioni: era intollerante e inadeguato. Mancano però anche gli insegnanti: in epoca sovietica bisognava insegnare materialismo e ateismo e molti di quelli che lo insegnavano si sono riciclati come maestri di “religione”.

Se l’insegnamento zoppica perché ritiene questo decreto una svolta?
È fondamentale perché dopo 70 anni di ateismo in Russia si riconosce pubblicamente che religione e fede sono aspetti fondamentali della struttura umana e per questo vanno insegnati. Se vogliamo, è l’inverso di quello che succede in Occidente, dove l’aspetto religioso tende ad essere confinato sempre di più nel privato. Qui, invece, cominciamo ad aprire alla sfera pubblica.

Se la Chiesa chiedeva da 10 anni di introdurre la religione nelle scuole, perché l’ha ottenuto solo ora?
Perché siamo alla vigilia di elezioni che rappresentano un grosso punto interrogativo per la prima volta nella storia della Russia. Sono una reale possibilità di cambiamento. Nelle elezioni parlamentari del quattro dicembre scorso, il partito di Putin, nonostante i colossali brogli elettorali, ha avuto una pesante caduta e la gente è scesa in piazza a protestare. Putin è quindi costretto a fare una vera campagna elettorale e nei primi di febbraio si è incontrato con i capi di tutte le chiese a Mosca e ha promesso mari e monti. Poi, come si sa, il Patriarca ortodosso si è fatto portavoce di tutti annunciando il suo appoggio a Putin. La Chiesa chiedeva da anni questo decreto e arriva adesso sicuramente per una mossa elettorale. Non sarà il massimo, ma sarebbe stupido buttare il bambino con l’acqua sporca.

La Russia è passata dall’eliminazione della religione dalla società all’ora di religione obbligatoria. Un bel cambiamento.
Sì, frutto di due parabole: quella della Chiesa e quella dello Stato.

Partiamo dallo Stato.
Il primo ad aprire seriamente alla religione è stato Michail Sergeevič Gorbačëv, che l’1 dicembre 1989 ha anche incontrato Giovanni Paolo II. Poi Yeltsin ha fatto una legge davvero molto ampia sulla libertà di culto e di coscienza nel 1991. La seconda del ’97, invece, è stata più restrittiva e ha eliminato di fatto il cattolicesimo dal computo delle grandi religioni tradizionali secondo lo Stato russo. Il rapporto tra Chiesa e Stato è cresciuto però sempre di più, con il governo che cercava di piegare a sé la Chiesa. Putin, infine, si è ritrovato un paese in crisi, non solo economica, ma soprattutto umana e familiare. I problemi dell’alcolismo e della tossicodipendenza erano enormi. Ha pensato di chiedere aiuto alla Chiesa, perché moralizzasse la società.

E la Chiesa?
Ha innanzitutto pensato a ricostruire i luoghi di culto e le strutture “materiali”, perché negli anni ’90 non era rimasto quasi più niente. Il patriarcato di Alexi II si è dedicato alla ricostruzione della Chiesa. Due anni fa, quando Kirill è diventato patriarca, c’è stato un cambiamento: la Chiesa si è dedicata all’educazione dell’uomo e del cristiano. Ha messo mano a una grande riforma, con molti limiti, che però ha il merito di aver rimesso al centro il problema educativo. È grazie a questa riforma se si è arrivati all’insegnamento nelle scuole».

La Chiesa vuole tornare a mostrarsi in pubblico?
Sì, ha capito che il cristianesimo deve essere tale davanti alle sfide del mondo, in pubblico. E può sfruttare ancora una certa autorità morale che la Chiesa gode tra la gente.

I russi hanno bisogno di questo ritorno pubblico del cristianesimo?
Sì, faccio solo un esempio. A fine novembre una reliquia della Madonna è stata portata in Russia dal monte Athos. Un milione di persone sono rimaste in coda, con diversi gradi sottozero, per una settimana, 24 ore su 24, arrivando a formare fino a nove chilometri di fila, per vederla. Tutto ciò sarà anche sentimentale, magari, patologico, esagerato, ma il popolo russo ha ancora una domanda profonda di senso che aspetta una risposta e che la crisi dell’uomo che attraversa oggi mette in evidenza.

La Chiesa dunque ha una grande occasione con l’approvazione di questo decreto. Saprà sfruttarlo?
Speriamo, anche noi cattolici salutiamo la novità come positiva. Certo, i cristiani stessi, proprio come in Occidente, dovranno essere educati e abituati a guardare la positività di un cristianesimo presente nella società. Il lavoro più difficile ora è capire quale tesoro enorme abbiamo tra le mani e come farlo fruttare al meglio.
twitter: @LeoneGrotti