“Dentro Caravaggio”: la mostra e le nuove scoperte sull’artista lombardo

Per la prima volta venti opere dell’artista lombardo saranno riunite nel Palazzo reale di Milano. Nuove fonti documentarie e analisi scientifiche sui quadri hanno rivelato nuove importanti informazioni

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12. CARAVAGGIO Marta e Maria Maddalena

“Dentro Caravaggio” è la prossima grande mostra ospitata a Palazzo Reale di Milano dal 29 settembre al 28 gennaio 2018, promossa dal Comune di Milano e MondoMostre Skira con il supporto del Gruppo Bracco, e così intitolata perché permetterà un’immersione nelle opere di Michelangelo Merisi: il pubblico potrà ammirare venti capolavori caravaggeschi per la prima volta riuniti insieme e avrà l’opportunità di capire come l’artista ha realizzato i suoi lavori. Di fianco ad ogni quadro infatti un sistema multimediale proietta le varie fasi creative dell’opera, dal pensiero iniziale di Caravaggio fino alla completa realizzazione. La mostra si basa su lunghe e articolate ricerche, avviate nel 2009, che hanno fatto emergere alcune importanti novità intorno alla figura di Caravaggio.

La ricostruzione dei primi anni dell’artista a Roma è sempre risultata ostica e lacunosa a causa di fonti antiche confuse e contraddittorie. Oggi però gli studiosi sono riusciti a fare un po’ di chiarezza: le nuove ricerche documentarie presso l’Archivio di Stato di Roma hanno modificato la cronologia accettata da tutta la critica sui primi anni del soggiorno di Caravaggio a Roma, rivedendo così la datazione delle sue opere giovanili. Fondamentale è stato il ritrovamento di un manoscritto inedito di Gaspare Celio, databile al 1614, contenete un’articolata biografia di Caravaggio. La prima testimonianza dell’artista a Roma viene fissata nel marzo del 1596 ed è confermato che il motivo del trasferimento nella città papale fu l’uccisione di un uomo.

Le difficoltà economiche del giovane Caravaggio a Roma lo portarono a lavorare presso il pittore Lorenzo Siciliano, dove dipingeva due teste di santi al giorno in cambio di una paga esigua. Il manoscritto mette poi in luce il ruolo fondamentale svolto dal pittore Prospero Orsi, che presentò Caravaggio al cardinal Del Monte, in cerca di un artista per eseguire alcune opere. Caravaggio avviò così la sua carriera con l’esecuzione di copie, una pratica per la quale fu molto apprezzato, e che forse spiega la sua successiva tendenza a realizzare molte repliche delle sue opere.

Altre importanti scoperte riguardano la tecnica esecutiva di Caravaggio. Le analisi scientifiche hanno permesso di vedere tutti gli strati su cui il pittore ha lavorato, rilevandone tutti i cambiamenti apportati durante la realizzazione. Viene così per esempio smontata la credenza che Caravaggio non utilizzasse disegni preparatori. Secondo le ultime analisi diagnostiche delle opere invece la composizione avveniva attraverso più fasi: i modelli posavano in una stanza buia, illuminati dall’alto solo da un fascio di luce; il pittore, probabilmente guardando i modelli riflessi in uno specchio, tracciava alcune incisioni di riferimento, utili sia per impostare la composizione sia per la riposizione dei modelli nelle sedute di posa successive; tracciava con il pennello gli elementi chiave delle figure e stendeva i bianchi nelle aree di luce; infine stendeva gli strati cromatici nelle ombre e sul fondo.

Da questo successo risulta quindi evidente che oggi, grazie alle nuove metodologie e tecniche di indagine, è quanto mai fruttuosa la collaborazione tra diverse professionalità (storici dell’arte, restauratori, tecnici, archivisti e storici) per restituire al pubblico la più profonda conoscenza possibile dei grandi maestri.

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